Corridoio interno Ospedale San Vincenzo di Taormina
Corridoio interno Ospedale San Vincenzo di Taormina

Un avvocato ungherese, D.S. di 35 anni, si trova ricoverato da qualche giorno all’ospedale San Vincenzo di Taormina, dove gli sono stati diagnosticati i sintomi classici del botulismo. L’uomo ha ingerito una sostanza presumibilmente contaminata nel proprio Paese, prima di raggiungere l’Italia. Per l’esattezza a scatenare il problema di salute sarebbe stato un patè di fegato, consumato insieme a dei würstel.

Ricovero d’urgenza. L’uomo, una volta sbarcato all’Aeroporto di Catania, si è messo alla guida di un’auto noleggiata insieme alla propria compagna ma già nel corso della tratta autostradale verso Taormina ha iniziato ad accusare dei problemi. Una volta arrivato a Taormina, nella struttura ricettiva che ospita la coppia, ha iniziato ad avvertire ulteriori sintomi. Le persone che hanno ingerito la tossina sperimentano tutti i sintomi tipici di una paralisi neurale: annebbiamento e sdoppiamento della vista, rallentamento e difficoltà di espressione, fatica nell’ingerire, secchezza della bocca, debolezza muscolare che dalla parte superiore del corpo, spalle e braccia, passa agli arti inferiori. D.S. si è recato in ospedale per un controllo ma ha preferito non firmare per acconsentire il ricovero. Qualche ora dopo, nel pomeriggio di venerdì scorso, la sua situazione si è fatta critica e si è reso necessario stavolta il ricovero d’urgenza, all’ospedale San Vincenzo, dove si è presentato in condizioni ormai prossime a farlo finire in coma. Si è perciò reso necessario far arrivare da Roma, dall’Istituto Superiore della Sanità, un apposito siero anti-botulismo per aggredire la tossina presente nell’organismo e salvare la vita al giovane.

La malattia. Il botulismo alimentare è una malattia paralizzante che può colpire individui di tutte le età (non trasmissibile da persona a persona). I sintomi solitamente si manifestano molto rapidamente, da poche ore a pochi giorni dall’ingestione della tossina (6 ore – 15 giorni). Tuttavia, mediamente, il periodo di comparsa dei sintomi è compreso tra le 12 e le 36 ore. Il provvidenziale siero è stato fatto arrivare in aereo dalla capitale e da Catania è stato poi “scortato” dalla Polizia. L’anti-siero è stato subito somministrato a D.S. che adesso sta migliorando e che non è più in pericolo di vita. Da lui e dalla compagna sono arrivati ringraziamenti al personale medico dell’ospedale, e nello specifico per il reparto di Pronto Soccorso e per la Rianimazione che hanno salvato la vita a questo giovane malcapitato. Un ringraziamento è stato rivolto anche al direttore generale dell’Asp, dott. Gaetano Sirna, e al direttore sanitario, Paolo Cardia, che hanno prontamente attivato le procedure per consentire l’arrivo al “San Vincenzo” dell’anti-siero predisposto a Roma. Intanto il patè di fegato che conterebbe la tossina killer si trova ancora nel frigo dell’abitazione ungherese della coppia, e solo per circostanze fortuite non è stato ingerito anche dalla compagna di D.S. L’uomo, per completare la sua guarigione, dovrà rimanere in ospedale per un ulteriore periodo di tre settimane.

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