Ezio Gribaudo
Ezio Gribaudo autografa i cataloghi della mostra

Tutto ha inizio e trae spunto dal libro, il veicolo più diffuso del sapere. E questo si intreccia con l’eclettico personaggio di Ezio Gribaudo, 87enne, pittore, scultore, grafico, editore, promotore culturale, collezionista e viaggiatore instancabile. “Dall’Opera al Libro, dal Libro all’Opera. Ezio Gribaudo e i maestri del Novecento”: questo il titolo della mostra – frutto della collaborazione tra Taobuk International Book Festival e Artelibro Festival del Libro d’Arte – inaugurata a Palazzo Corvaja ieri, 19 luglio, e che rimarrà allestita fino al 16 ottobre prossimo. La kermesse può essere, di fatto, considerata un’anteprima d’eccellenza del Festival delle Belle Lettere fondato e diretto da Antonella Ferrara insieme a Franco Di Mare, ormai giunto alla sesta edizione e conclamato grande evento culturale, previsto quest’anno nelle date tra il 10 e il 17 settembre. La mostra e il titolo di quest’ultima prendono il nome dal prezioso catalogo (curato da Paola Gribaudo, figlia del maestro e sua fidata collaboratrice sin da giovanissima) nel quale non soltanto è documentata l’esposizione ma è anche offerta un particolare focus di lettura sull’editoria d’arte attraverso la loro storia familiare. Una storia e una tradizione fatta di prestigiose collaborazioni e amicizie con i grandi maestri e le maggiori personalità artistiche del Novecento, da Picasso a De Chirico, passando per numerosi altri nomi illustri. Un affascinante racconto d’arte che, nell’elegante location e con le preziose opere della collezione privata di Gribaudo, ha visto la calorosa partecipazione di un nutrito pubblico di appassionati e cultori.

Un artista a tutto tondo. Ezio Gribaudo nasce il 10 gennaio 1929 a Torino. Studia all’Accademia di Brera di Milano (1949–52) e alla facoltà di architettura del Politecnico di Torino (1950–52), si è interessato alle tecniche grafiche e tipografiche. Viaggia a Parigi (1947), Mosca (1950), Bucarest (1953) e tiene la sua prima personale alla Saletta Cristallo a Torino nel 1953. Nel 1959 la Galleria La Bussola, a Torino, gli dedica una mostra di rilievo; nello stesso anno entra nella casa editrice Fratelli Pozzo dove rimarrà come redattore sino al 1974. Nei primi anni ’60 entra in contatto con varie realtà artistiche. Nel 1960 incontra vari esponenti del gruppo CoBrA: Asger Jorn, Pierre Alechinsky e Karel Appel. Nel 1961 è a New York, dove incontra Marcel Duchamp e Hans Hofmann, e a Parigi, dove conosce Bram van Velde e Samuel Beckett. Nel 1964 conosce in Messico David Alfaro Siqueiros. A metà anni ’60 abbandona il linguaggio Informale per avvicinarsi al Nouveau Réalisme. Nel 1965 partecipa al Salon de Mai, Parigi, vince un premio alla IX Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, frequenta Graham Sutherland e ritorna negli Stati Uniti e in Messico. Nel 1966 vince il Primo premio alla Biennale di Venezia e l’anno seguente un premio alla Biennale di São Paulo, quando partecipa anche al Salón de Mayo all’Havana, Cuba, dove collabora con altri artisti all’opera Cuba Colectiva. Nel 1969 visita Londra e diventa amico di Henry Moore. I viaggi continueranno anche nei decenni seguenti, e quelli in Cina e in Australia saranno determinanti per la sua opera. Nel 1971 espone al Kunstverein di Gottingen, e nel 1974 alla Marlborough Gallery, Londra, e alla Michaud Gallery, Firenze, insieme a David Hockney. Nel 1976 progetta il proprio studio di Torino e persuade Peggy Guggenheim a esporre una parte della sua collezione alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino. Nel 1986 il Centro Incontri Avigdor, a Torino, organizza una retrospettiva della sua opera. Nel corso degli anni Novanta ha partecipato a diverse esposizioni collettive e a importanti personali, tra le quali si segnalano quelle di Parigi (in cui ha esposto la serie degli Alberi, 1993), New York (1995), Buenos Aires (1998), Torino (Galleria 44, 2006), New York (Briggs Robinson Gallery, 2006). Nel 2003 è insignito della Medaglia d’oro della Città di Torino, e due anni più tardi è nominato Presidente dell’Accademia Albertina, di cui diventa Accademico onorario nel 2008 e dove viene presentata una retrospettiva per commemorare l’evento. Ancora ben saldo il legame con la sua Torino, dove vive e lavora tutt’ora. Una lunga carriera che non è altro che un immenso dizionario simbolico.

La parola ai protagonisti. Una mostra quanto mai originale che trae spunto dai grandi nomi di spicco del contesto culturale e artistico del Novecento in stretto rapporto con Ezio Gribaudo e che si pone come un trait d’union tra testo e arti figurative, tra il libro e la copertina, che diventa, quest’ultima, opera d’arte essa stessa. La veste editoriale di un libro può, infatti, divenire arte, valore aggiunto al suo contenuto. Copertine d’autore – le si potrebbe definire – rese ancor più preziose dalla scelta editoriale di coinvolgere grandi pittori del Novecento, facendo dialogare arti e artisti e favorendo l’incontro tra linguaggi diversi e diverse civiltà. Commenta, così, Antonella Ferrara – presidente di Taobuk -quest’anticipazione del book festival: «L’idea di questa mostra nasce proprio dalla tematica che sta alla base dell’edizione del festival, quest’anno dedicato “agli altri” e al senso dell’alterità. E non poteva quindi mancare una mostra nella quale il rapporto del maestro Gribaudo con altri grandi artisti fosse messo in evidenza. Una vita dedicata alla valorizzare del lavoro e delle opere altrui; editore d’arte e artista a sua volta. La mostra ha un grande valore per la tipologia ma anche per il numero delle opere esposte, da capolavori di Guttuso a quelli di Mirò, e mette in risalto il valore del libro come oggetto d’arte, creando un nesso strettissimo tra l’opera d’arte e il suo catalogo. Un festival dedicato al libro e alle belle lettere non poteva, infatti, non celebrare il libro che si fa arte». L’esposizione è stata allestita sotto la sapiente guida di Gribaudo che si è detto «un uomo fortunato ad aver conosciuto personaggi straordinari che hanno fatto storia del secolo scorso», condividendo con noi qualche ricordo: «Sono stato altamente disciplinato e ho creduto in quello che facevo, faticando parecchio. La prima grande lezione la ebbi proprio da Pablo Picasso che incontrai nel ’51 e, timido, gli chiesi la chiave del successo. In maniera naif gli rivolsi una domanda banale ma la sua risposta mi è servita per tutta la vita. L’esperienza con questi personaggi mi ha sicuramente arricchito. Quando mia figlia Paola si laureò in storia della critica d’arte con una tesi su un trattato di Charles Le Brun su come si disegnano le passioni umane, come premio la portai a New York; da lì iniziò l’avventura di un padre e una figlia che hanno sposato l’obiettivo di coniugare l’editoria all’arte contemporanea. Quella in questione è una mostra per palati fini». Tra i grandi incontri, ricorda con affetto Giorgio De Chirico, inventore della pittura metafisica, del quale ha riscoperto il pensiero solo quando l’artista era già in età avanzata e al quale ha anche dedicato un libro. E ancora: «Mi ha influenzato anche Jean Dubuffet, uomo serio e duro ma, del resto, solo in una palestra con gente difficile è possibile apprendere qualcosa. Ci sono stati anche tanti amici, tra cui Alechinsky e Appel, con i quali abbiamo iniziato un’avvincente avventura grafica. Francis Bacon è stato un altro significativo incontro intellettuale. All’uscita da una sua importante mostra al Metropolitan di New York, per la quale avevo curato un libro con un testo di Lorenza Trucchi, mi promise un piccolo ritratto». In esposizione sono presenti anche alcuni dei volumi che costituiscono la Collana Disegno Diverso, ideata da Paola Gribaudo, e alcuni dei libri più significativi da lei realizzati nel corso di 35 anni di attività, tra cui l’ultimo, il n. 1000, che racconta la sua personale avventura editoriale (parte dei volumi saranno poi donati alla Biblioteca Comunale S. Agostino di Taormina). Figlia d’arte ma anche autrice del catalogo “Dall’Opera al Libro, dal Libro all’Opera. Ezio Gribaudo e i maestri del Novecento”, edito da Gli Ori. «Il linguaggio dell’arte – spiega Paola – è sicuramente cambiato, ma sono cambiati anche i tempi e il modo di lavorare. Appena laureata, andavo in giro per il mondo insieme a mio padre, da Parigi a New York. Un rapporto, il nostro, che si è evoluto. Ho appresso tantissimo e ho imparato a fare i libri nelle tipografie, negli studi degli artisti, portando prove a colori in giro per il mondo. Ne è valsa davvero la pena. Papà lavorava alle Grandi Monografie con l’editore Fabbri e l’idea era di fare edizioni – al tempo definite “di lusso” – con all’interno una litografia o un’opera originale dell’artista. In questa mostra ad esempio troviamo le opere di Burri e Fontana. Opere che, negli anni, hanno acquisito un grande valore e difficilmente si trovano in giro. Pochi fortunati possono trovarle in qualche libreria antiquaria. L’idea delle copertine abbinate all’opera d’arte e realizzate appositamente per il libro si è rivelata decisamente vincente”. Con un pizzico di nostalgia, Paola Gribaudo ripensa al passato: «Ricordo quando ero ragazza e Peggy Guggenheim, De Chirico e tanti altri frequentavano casa nostra. Nascere in una famiglia dove avveniva tutto ciò mi ha aiutato molto. In seguito ho deciso che questo era il lavoro che amavo». All’evento espositivo di punta dell’estate taorminese è intervenuto anche l’assessore Mario D’Agostino: «Si tratta di una mostra sicuramente di buona cultura. Gribaudo è un uomo che ha camminato con i giganti del XX e XXI secolo, persona straordinaria alla quale numerosi artisti devono molto da un punto di vista professionale nonché umano. Sono convinto che questa mostra consenta una maggiore interazione con l’utente, non solo attraverso le arti visive ma anche grazie a quelle tattili, rappresentando così un passo avanti nelle conoscenze del mondo dell’arte sia per di chi si approccia per la prima volta al mondo dell’arte sia per chi ne è già appassionato. Iniziative come questa portare senza dubbio prestigio alla nostra città».

La mostra. La retrospettiva si configura come un appuntamento speciale e imperdibile per gli amanti dei libri e dell’arte e per tutti coloro alla ricerca di sempre nuove sinergie culturali. Un viaggio tra i protagonisti dell’Arte del XX secolo attraverso l’ampia e variegata raccolta iniziata nei primi anni Sessanta. Gribaudo ha esaltato l’importanza della materia, usando per le sue tavole (rilievi, rilievi e serigrafie, bassorilievi) e per le sue sculture, realizzate in polistirolo (Logogrifi), prevalentemente il bianco su bianco. E proprio la fitta rete relazionale di frequentazioni e sinergie tra l’editore e i grandi del secolo scorso ha suggerito di inquadrare la progettualità dell’intellettuale piemontese nel concept dell’edizione 2016, dedicata ad un tema – “Gli Altri” – che postula la necessità dell’apertura, del confronto: da Lucio Fontana a Giorgio De Chirico, da Hans Hofmann a Hans Hartung, passando per Joan Mirò, Henry Moore, Francis Bacon, Graham Sutherland, Renato Guttuso, Fernando Botero, Jean Dubuffet, Man Ray, Conrad Marca-Relli. Opere, disegni, fotografie, documenti e testimonianze raccolti da Gribaudo nel corso della sua vita, parte dei quali sono esposti in mostra, accanto ai libri che contribuì a creare a partire dal 1960, tra i quali le Grandi Monografie Fabbri, dedicate a personalità del calibro di Alberto Burri, David Alfaro Siqueiros, Willem de Kooning, Louise Nevelson. Su iniziativa di Gribaudo, alcune copertine furono concepite come interventi artistici inediti degli artisti, come il Taglio realizzato da Lucio Fontana per la copertina della monografia a lui dedicata e scritta dal critico Michel Tapié, o i progetti di Pierre Alechinsky, Hans Hofmann, Hans Hartung, Graham Sutherland, Antoni Tàpies, solo per citarne alcuni. La mostra raccoglie, infine, anche alcune opere d’arte realizzate dallo stesso Ezio Gribaudo e dei suoi libri d’artista, una delle forme-oggetto a lui più care, alcuni dei quali in esemplare unico con aforismi inediti di Antonio Tabucchi e altri in edizione limitata, tra cui Lo Scultore di carta del 1975, Logogrifi realizzato con il raffinatissimo editore Vanni Scheiwiller nel 1970, fino alle recenti Avventure di Pinocchio realizzate da Tallone nel 2014.A concludere il percorso, la proiezione del breve documentario su Ezio Gribaudo La Magia bianca di Marco Agostinelli, prodotto nel 2015. Prosegue, quindi, la storica vocazione di Taormina come culla dell’incrocio di culture e della Bellezza, guardando a temi cardine dell’attualità da un osservatorio privilegiato.

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