La Sicilia viaggia sul binario unico

Dopo la strage in Puglia ci si interroga sugli standard di sicurezza della rete ferroviaria: binario unico, sistemi di controllo, divario strutturale tra nord e sud. In Sicilia solo un treno alla volta può circolare sull'87% della linea ferrata

La Sicilia viaggia sul binario unico

Interruzioni e cantieri. Soppressione di tratte poco remunerative. Treni lenti, obsoleti e poco sicuri. È questa la condizione del trasporto su ferro in Sicilia. E mentre è cominciato il conto alla rovescia per il prossimo G7, che vedrà a Taormina il 26 e 27 maggio 2017 le grandi potenze economiche mondiali, in Sicilia si viaggia ancora sul binario unico. Su 1.379 chilometri di binari gestiti da Rete ferroviaria italiana sull’isola, appena 180 sono a doppio binario, i restanti 1.199 sono a binario unico. Significa che solo un treno alla volta può circolare sull’87% circa della linea ferrata siciliana. Nei giorni successivi all’incidente ferroviario tra Corato e Andria, che ha provocato 27 vittime e oltre 50 feriti, l’Italia intera si ritrova a fare i conti con i vecchi problemi di sicurezza del sistema di trasporto su ferro.

Sicurezza e arretratezza – Ma il binario unico non è il solo ad essere sul banco degli imputati dopo la strage ferroviaria in Puglia. Il sistema di controllo automatico, mancante in quella tratta, sarebbe il vero responsabile. Questo sistema è in grado di decodificare le informazioni e, se il treno non rispetta le condizioni stabilite, prima invia un allarme sonoro e in un secondo momento, se il macchinista non reagisce, il treno rallenta in automatico, fino a fermarsi. Quello che invece non è successo martedì mattina nel tratto ferroviario pugliese dove perdura il sistema di blocco telefonico, cioè il via libera viene dato in stazione da un uomo. In Sicilia l’intera rete gestita da Rfi è coperta da sistemi di sicurezza automatici che garantiscono alti livelli di sicurezza. Si tratta del Sistema di controllo marcia treno (SCMT), il più sofisticato tra quelli usati sulla rete italiana, che è montato su 791 chilometri, e del Sistema supporto condotta (SSC) che si trova sui restanti 587 chilometri. Gli addetti ai lavori scagionano, quindi, il binario unico ma senza dubbio rimane il colpevole della profonda arretratezza della rete ferroviaria, soprattutto nel meridione.

L’incidente ferroviario di Rometta Marea – Sabato 20 luglio 2002, ore 18:56. L’Espresso “Freccia della Laguna” proveniente da Palermo e diretto a Venezia transita dalla stazione di Rometta Marea, a pochi chilometri da Messina. Improvvisamente la locomotiva esce dalle rotaie, compie un giro di 180 gradi ed urta violentemente contro i tramezzi di un piccolo viadotto in cemento rimanendo in bilico. Il resto del convoglio si stacca dalla motrice e va a schiantarsi sul casello ferroviario. Il boato è enorme. Un giunto mancante è la causa del disastro. Otto i morti. Quarantasette i feriti. Si è parlato di lavori di manutenzione eseguiti male, di una losca storia di tangenti e appalti, dell’ombra della mafia sulle commesse delle ferrovie italiane; ma è stata anche una triste occasione per discutere di sicurezza sulle tratte siciliane, del ritardo strutturale dell’isola e del Mezzogiorno. Ma oggi a 14 anni dalla tragedia di Rometta poco o nulla sembra essere cambiato. Le vittime non sono siciliane ma pugliesi. E mentre si è concentrati sulle mirabolanti velocità per raggiungere i corridoi europei al sud si continua a viaggiare nell’immobilismo.

Nord e sud su due binari diversi – La rete ferroviaria si estende per 16.673 chilometri lungo tutto lo stivale, ma si dirada nelle regioni meridionali dove si contano 5.733 chilometri di rete: poco più del 34 per cento del totale. E anche la qualità del servizio si abbassa al Sud. Perché se le linee a doppio binario in Italia rappresentano il 45 per cento del totale, al sud si viaggia su binario unico nel 70 per cento dei casi. Che tocca punte del 95 per cento in Basilicata, 91 per cento in Molise e 88 in Sardegna. Solo un treno alla volta può, inoltre, circolare sull’87% circa della linea ferrata siciliana. Quello che colpisce, inoltre, è la “doppia” condizione della rete ferroviaria italiana: l’alta velocità al settentrione, che regala all’Italia un primato di efficienza e di competitività europea, e i vecchi e lenti treni che ancora circolano nel meridione. Il sistema di trasporto su ferro non è altro che la fotografia dell’Italia: un nord che corre e un sud che arranca.

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