Taormina. Ecco l’immobile a Spisone confiscato al “Re dei Videopoker”

Il Comune acquisisce il bene del valore di 500 mila euro: faceva parte dell'impero dell'imprenditore calabrese, considerato organico della 'ndrangheta

Spisone (Taormina). Il condominio Villa Elisa in cui si trova l'immobile confiscato
condominio Villa Elisa

Avviata dal Comune di Taormina la procedura per la definitiva acquisizione di un immobile trasferito all’ente locale dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità. L’immobile del valore di 500 mila euro si trova a Spisone, all’interno del fabbricato denominato “Condominio Villa Elisa”: era intestato a Gioacchino Campolo, l’imprenditore calabrese considerato organico alla ‘Ndrangheta, il “Re dei Videopoker” condannato definitivamente a 16 anni di carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso per aver imposto a vari esercizi commerciali, grazie al sostengo dei clan, la proprie “macchinette”.

Il passaggio. Con determina sindacale dell’8 luglio scorso il primo cittadino Eligio Giardina ha assegnato agli uffici di Palazzo dei Giurati le somme per adottare gli “atti conseguenziali”. Il bene passa così, a titolo gratuito, al patrimonio indisponibile del Comune di Taormina “per finalità di lucro con reimpiego dei relativi proventi esclusivamente per finalità sociali”. Già lo scorso maggio il Comune aveva presto atto del suddetto decreto e attivato l’iter di acquisizione dello stesso. Si tratta, quindi, di procedere alla definizione della pratica compresa la presa in carico del bene e l’ utilizzo nel rispetto della destinazione d’uso prevista dal decreto e dalla vigente normativa di legge.

L’appartamento. L’immobile in oggetto si trova all’interno di un privato condomino utilizzato da nuclei familiari per vacanze estive, e «sarà destinato a finalità di lucro con reimpiego dei relativi proventi esclusivamente per finalità sociali attivando le procedure previste per la locazione dell’immobile, conformando tale attività ai principi di pubblicità, trasparenza e libera concorrenza». A questo punto occorre procedere con urgenza alla trascrizione del bene in favore del Comune di Taormina presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari di Messina, alle volturazioni come per legge nei registri dell’Agenzia del Territorio, imprimendo allo stesso bene il vincolo effettivo di indisponibilità, nonché la predisposizione degli atti tecnici occorrenti per la determinazione del canone da porre a base d’asta per la locazione.

Campolo. L’edificio sito a Taormina è una piccola parte dell’impero da 330 milioni di euro che lo Stato ha portato via a Gioacchino Campolo. La Cassazione ha infatti respinto il ricorso degli avvocati di Campolo, imprenditore dell’azzardo di Reggio Calabria condannato definitivamente a 16 anni di carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso per aver imposto a vari esercizi commerciali, grazie al sostengo dei clan, la proprie “macchinette”. La confisca definitiva di tutti i beni mette fine ad un’attività colossale che ha portato a ricchissimi affari non solo in Calabria ma anche in altre regioni, grazie a apparecchi legali ma truccati che gli permettevano maggiori incassi. Un vero impero che dalla Città dello Stretto, con l’appoggio di varie ’ndrine, si era espanso poi in tutta Italia sino anche all’estero.

L’impero economico. Nel “tesoro” di Campolo sono compresi persino 107 quadri facenti parti delle più importanti collezioni private italiane: opere di Picasso, Salvador Dalì (“Giulietta e Romeo”), Giorgio De Chirico (“Piazza d’Italia” e “Manichino”), Antonio Ligabue (“Tigre e serpente” e “Scoiattolo”), Renato Guttuso (“Nudo femminile 1971”), Sironi (“Studio per un nudo”), Arrigoni, Purificato, Bonalumi, Fontana, Cascella ma anche quadri del ’500 e del ’600. Opere che il “re dei videopoker” teneva appese nella sua grande casa e che ora, lo ripetiamo, sono diventate proprietà dello Stato e saranno “gestite” dall’Agenzia nazionale per i beni confiscati e sequestrati. Nell’impero sottratto a Campolo c’è di tutto. Lo Stato si è preso 260 immobili di pregio (anche palazzi storici) in Calabria (compreso quello che ospita la sede del Tribunale di sorveglianza), ma anche a Roma, Milano, Parigi ed appunto Taormina, 126 locali commerciali, 56 terreni, 15 tra auto e moto, conti correnti, titoli, polizze assicurative, oltre al patrimonio aziendale e alle quote sociali della Grida srl e della Sicaf srl, e l’intero patrimonio della ditta individuale Are. Le società dei videpoker. Tutto sequestrato nel 2010 e adesso, nei mesi scorsi, approdato alla confisca definitiva.

Re dei videopoker. Il regno delle “macchinette” era nato nel 1982 ed è andato avanti, indisturbato, fino all’arresto nel gennaio 2009. E questo grazie alla «collaborazione di esponenti di spicco della criminalità organizzata», come si leggeva nel primo decreto di sequestro. In particolare con le “famiglie” di Archi, il quartiere dominato dalle più potenti cosche reggine, dai Tegano ai Condello ai De Stefano, coi quali Campolo aveva rapporti strettissimi. Da loro otteneva la protezione fondamentale per garantirsi il monopolio, in cambio forniva soldi e beni, anche durante la latitanza dei boss (compresi alimenti provenienti delle sue tenute in campagna). Insomma, denunciavano i magistrati, «ha inteso servirsi costantemente e sistematicamente dei vantaggi illeciti derivanti dalla sua condizione di soggetto colluso con la ’ndrangheta e quindi protetto e spalleggiato da questa». Così, in un arco di tempo lungo quasi 30 anni, Campolo ha messo insieme il suo ricchissimo “tesoro” nel quale c’era anche un pezzo del mosaico a Taormina. Tutto quel patrimonio illecito adesso va allo Stato, alla comunità, e si spera possa essere utilizzato nel modo migliore.

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