"Madama Butterfly" al Teatro Antico di Taormina - Foto di Marco Fallanca

Continua a far discutere il sequestro dell’incasso della seconda rappresentazione di “Madama Butterfly”, avvenuto sabato scorso. Il sequestro è stato effettuato dall’Ufficiale giudiziario, coadiuvato dalla forza pubblica, a seguito di un decreto ingiuntivo da parte del “Coro Lirico Siciliano”, che lamenta dei mancati pagamenti da parte della Fem. Sulla questione si registra ora una nota da parte di Luciano Cupellini, presidente della Fondazione Fem.

Illegittimo. «In merito alla notizia del sequestro che sarebbe stato effettuato sabato sera presso il botteghino di Palazzo dei Congressi a Taormina su istanza del signor Alberto Maria Antonio Munafò-Siragusa e della sua Associazione Coro Lirico Siciliano – si legge nella nota inviataci da Cupellini – , precisiamo di non aver ricevuto ad oggi nessuna notifica di nessuna ordinanza, né il verbale relativo del sequestro stesso ed esprimiamo molti dubbi sulla legittimità dello stesso e su come sia stato eseguito, riservandoci ogni azione a tutela della nostra Fondazione. Al riguardo, precisiamo che non comprendiamo cosa si possa sequestrare se l’incasso in questione non è nostro e non comprendiamo come un ufficiale giudiziario possa sequestrare qualcosa che non ci appartenga. E’ come se per i debiti del Comune di Taormina si andasse a sequestrare un palazzo non di sua proprietà: ma sarà l’autorità giudiziaria, a cui ci rivolgeremo subito fin da domani, a valutare le nostre istanze e i documenti».

Polemiche e contestazioni. «Riguardo poi al volantino che abbiamo appreso esser stato distribuito in occasione di alcuni spettacoli a Taormina ad opera sempre del signor Alberto Maria Antonio Munafò, presidente dell’Associazione Coro Lirico Siciliano, che ha un contenzioso aperto con la nostra Fondazione Fem già dallo scorso anno, il cui coro già da quest’anno è stato escluso dalla stagione lirica a Taormina, procederemo a depositare le opportune denunce, in quanto viene rappresentata una realtà falsa e costruita ad arte per denigrarci. La nostra Fondazione ad oggi, infatti, non deve alcun pagamento all’Associazione Coro Lirico Siciliano del signor Munafò e del signor Francesco Costa, in quanto in base a precisi contratti deve essere conteggiata la sponsorizzazione di Jacopo Sipari di Pescasseroli di ben 75.000,00 euro che ha azzerato ogni dare/avere. L’ordinanza di sequestro a cui si fa riferimento non è una sentenza definitiva e provvederemo subito a farla revocare in quanto la matematica non è un’opinione, in quanto il signor Munafò furbescamente, ma non intelligentemente, fa finta di nulla».

Attacchi. «E’ chiaro che l’azione attivata dai signori Alberto Munafò e Francesco Costa era ed è azionata contro l’immagine della nostra Fondazione Fem, con i quali non collaborano più e senza la quale non hanno più avuto il pubblico presente alle loro esibizioni, visto l’insuccesso delle loro ultime partecipazioni proprio come Coro Lirico Siciliano al Teatro Antico di Taormina al di fuori della nostra stagione. Infine, sottolineo che la nostra Fondazione Fem subisce dal 2014 la mancanza dell’erogazione dei fondi da parte della Regione Siciliana e dell’Assessorato al Turismo, tanto che abbiamo dovuto fare ricorso al Tar per farci riconoscere la nostra legittimità ottenendo la sospensione dei procedimenti in attesa della determinazione di quanto dovremo ricevere in nostro diritto».

Fondi. «Al riguardo – conclude la nota della Fondazione Fem – concordiamo con quanto dichiarato in merito all’opportunità di verificare come vengono distribuiti in Sicilia i fondi pubblici relativi allo spettacolo, in un momento storico in cui Taormina Arte non riesce a pagare gli stipendi da 18 mesi ai propri dipendenti, il Teatro StabIle di Catania ha oltre 10 milioni di euro di debiti, il Teatro Bellini deve saldare artisti da anni, il Teatro Vittorio Emanuele di Messina è commissariato, la Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana ha oltre 10 milioni di euro di debiti e la nostra Fondazione è costretta a ricorrere alla giustizia per avere il proprio giusto e doveroso riconoscimento. Ci fa piacere che il signor Munafò sia divertito dalle dichiarazioni del M° Enrico Castiglione, al quale deve tutta la sua notorietà, ma il proverbio dice che ride bene chi ride ultimo. E il signor Munafò ride troppo già da tempo».

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