Grand Hotel San Domenico Taormina

Ennesimo possibile colpo di scena sul futuro del “San Domenico Palace Hotel”, da tempo finito all’asta. Il 31 marzo scorso era arrivata un’offerta last-second, formulata a conclusione della procedura di gara indetta dal Tribunale di Roma dal gruppo immobiliare “Statuto” che ha nella circostanza beffava l’emiro del Qatar, Jassim bin Hamad al-Thani. L’offerta di Giuseppe Statuto, imprenditore di origini campane, era stata di 52 milioni e 500 mila euro, di 200 mila euro superiore al competitor qatariota. A quel punto la vicenda sembrava essere giunta ad una svolta con una nuova proprietà per la lussuosa struttura sin qui appartenuta al gruppo Acqua Marcia di Francesco Caltagirone Bellavista, e invece adesso spuntano nuove clamorose voci.

Una ricca controproposta, come rivelato da Milano Finanza, sarebbe stata avanzata al liquidatore da un polo comprendente la “CdP Immobiliare”, società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti, insieme al gruppo americano “Varde Partners Inc” (con sede nel Minneapolis) e con l’italiano Rocco Forte (proprietario del Verdura Resort di Sciacca). Al liquidatore Giorgio Lener, che sta seguendo la procedura di vendita degli alberghi di Amt Real Estate – gruppo Acqua Pia Antica Acqua Marcia sarebbe stata presentata una proposta di acquisto per il “San Domenico” di Taormina (108 camere) insieme ad altri due hotel di “Acqua Marcia”, il Villa Igiea di Palermo (124 camere) e il Des Etrangers di Siracusa (124 camere). I tre alberghi sono da tempo in vendita insieme all’Excelsior di Palermo ed il Des Palmes di Palermo. Proprio in questi giorni il Gruppo Statuto avrebbe dovuto definire, nei termini previsti, il pagamento della cifra offerta in sede di gara. Non si hanno al momento conferme in tal senso, e ai creditori non sarebbe ancora giunta alcuna comunicazione ufficiale dalla liquidatela. Per tanto, gli scenari all’orizzonte sarebbero due: o la conferma definitiva è ufficiale dell’aggiudicazione a Statuto del “San Domenico” oppure in extremis un sorpasso della nuova cordata che vuole il “San Domenico” insieme ad altri due hotel. La procedura concordataria era stata vincolata dalla premessa di un’offerta non inferiore ad euro 53,377 milioni di base d’asta. C’è, stata, dunque, nel caso di Statuto un’offerta altissima ma circa 800 mila euro inferiore al prezzo di partenza della procedura di gara. Ciò nonostante la liquidatela si era orientata a decidere per l’aggiudicazione immediata, ritenendo che la differenza fosse minima e che non fosse così necessario indire una nuova procedura ad importo ridotto nei mesi successivi.

La strategia per provare a rilevare in extremis i tre alberghi prevedrebbe il supporto del nuovo Fondo investimenti Turismo (Fit) di recente lanciato con una dotazione iniziale di 100 milioni di euro. Sul tavolo di Lener ci sarebbe da qualche giorno un’offerta di importo non ancora noto ma, a quanto pare tra gli 85 e i 100 milioni, che vedrebbe impegnata economicamente al 70 per cento “Varde” ed al al restante 30 per cento il fondo della “CdP Immobiliare”. Il tutto rientrerebbe in una più vasta operazione per la realizzazione di un polo nazionale degli hotel di lusso per il quale è scesa in campo pure Unicredit. L’alleato italiano, come detto, in questo contesto è Rocco Forte, proprietario del Verdura Resort di Sciacca e che controlla anche l’Hotel De Russie di Roma ed il Savoy Hotel di Firenze. Ora tocca a Statuto stringere i tempi se vorrà formalizzare l’iter di acquisto del “San Domenico” ma bisognerà anche vedere quali saranno le valutazioni definitive della liquidatela in presenza di una nuova e, a quanto pare, più ricca offerta.

Tutti pazzi per il “San Domenico”. Il “San Domenico Palace Hotel”, prima dell’interesse di questa cordata Italo-americana che punta pure ad acquisire “Villa Igiea” ed il “Des Etrangers”, era stato l’unico albergo ad avere acquirenti tra quelli del gruppo “Acqua Marcia” finiti all’asta. In ogni caso, nei prossimi mesi non ci saranno altre aste a prezzi ribassati e quindi chi vuole potrà fare la sua offerta e trattare: ma, naturalmente per la trasparenza si dovrà far conoscere l’entità dell’offerta e chi la farà. Insieme al gioiello taorminese sono in attesa di una svolta il “Des Etrangers” di Siracusa per 18.428.168 milioni di euro, il “Grand Hotel Excelsior” di Catania per 22.187.663 milioni, l'”Excelsior” di Palermo per 17.548.371 milioni, il “Grand Hotel et des Palmes” di Palermo per 22.406.662 milioni di euro e il “Grand Hotel Villa Igiea” di Palermo per 50.806.418 milioni di euro.

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