Tassista 62enne tenta di uccidere la mogle

Custodia in carcere con l’accusa di tentato omicidio, maltrattamenti e lesioni: è la misura cautelare disposta dal giudice dott. Eugenio Fiorentino del Tribunale di Messina nei confronti di Giovanni Parlatore, 62 anni, tassista di Taormina, per aver aggredito il 2 luglio scorso a Castelmola la moglie. L’uomo è accusato di aver sottoposto a maltrattamenti la moglie sia nel corso della convivenza coniugale interrotta il 18 agosto 2015 quando la stessa aveva di conseguenza deciso di andare a vivere nell’abitazione dei figli. I maltrattamenti sarebbero consistiti in ingiurie, minacce e aggressioni fisiche, nella privazione di vedere i propri genitori, nella mancata consegna di mezzi di sostentamento, tutte condotte – secondo quanto si legge nel dispositivo del giudice – poste in essere in presenza dei figli minorenni a loro volta maltrattati e denigrati perché difendevano la madre.

Tentato omicidio. L’uomo avrebbe commesso «atti idonei diretti in modo non equivoco ad uccidere la moglie». Si tratterebbe di maltrattamenti posti in essere dal 2001. Parlatore, in particolare, nel corso di un’aggressione dettata da futili motivi (il mancato rinvenimento delle cassette per la raccolta delle olive) avrebbe spinto con un tavolo la donna contro la ringhiera del balcone della casa in cui la stessa viveva, e una volta immobilizzata, le ha stretto le mani al collo nel tentativo di soffocarla. Un vicino di casa è però intervenuto bloccando l’uomo dalle spalle e ha consentito alla donna di fuggire. A quel punto è giunta sul luogo una pattuglia del Nucleo radiomobile dei Carabinieri di Taormina. Parlatore è stato tratto in arresto. Il giudice ha convalidato il fermo e ha applicato la custodia cautelare in carcere. Il legale difensore di Parlatore, l’avvocato Massimo Marchese, ha reso noto intanto che ricorrerà presso il Tribunale del Riesame ritenendo che la misura adottata nei confronti del suo assistito non sia idonea, «sia per il contesto dei fatti occorsi, sia per la custodia cautelare in atto».

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