Papilloma invertito e poliposi nasale

I polipi nasali sono una delle più comuni patologie che si presentano all’osservazione dell’otorinolaringoiatra. Si tratta di neoformazioni gelatinose di colorito giallastro che vanno a occupare le cavità nasali impedendo meccanicamente la respirazione nasale e la percezione degli odori. Pur essendo una patologia non grave, la poliposi nasale influenza molto negativamente il benessere dei pazienti, condizionandone spesso lo stile di vita. I polipi nasali non originano nella cavità nasale, bensì nei seni paranasali, le grandi cavità piene di aria che si trovano sopra e sotto le orbite e da lì aggettano dentro il naso. Quindi le radici dei polipi si trovano nei seni paranasali. Per tale ragione la poliposi nasale andrebbe meglio definita come sinusite cronica poliposa o poliposi rino-sinusale e rappresenta senza dubbio la più grave patologia benigna del naso per la sua tendenza a resistere ai comuni protocolli medici e chirurgici ed a recidivare.

Spesso la sinusite cronica poliposa si accompagna all’asma e ad un’intolleranza nei confronti dei FANS. Si tratta di una patologia in cui i pazienti vanno incontro a gravissime reazioni, potenzialmente anche mortali, in seguito all’assunzione dei più comuni antidolorifici ed anti-infiammatori. La combinazione “sinusite cronica poliposa + asma + intolleranza ai FANS” viene definita “Triade di Widal”. Oltre ai polipi nasali, è possibile che si creino nei seni paranasali anche altri ammassi di cellule, sempre di natura benigna, ma con una struttura molto diversa. Queste neoformazioni benigne della mucosa nasale sono i papillomi invertiti, che hanno una forma e una struttura che ricorda quella dei lamponi, bernoccoluta e rossastra. L’origine dei papillomi non è chiara ma, a differenza dei polipi, possono degenerare in un tumore maligno. Verosimilmente il papilloma invertito origina dalla mucosa di rivestimento naso-sinusale e si sviluppa con una crescita “invertita” di cellule epiteliali, nella sottostante sottomucosa. È fondamentale rimuoverli in tempo utile, per prevenire la degenerazione maligna, quando ancora non creano problemi, se non la difficoltà respiratoria nasale.

Il papilloma invertito o papilloma Schneideriano è quindi una patologia che produce sintomatologia nasale iniziale simile ai polipi normali ma mostra un’aggressività locale maggiore, tende ad attaccare le strutture ossee sinusali e contigue (orbita e fossa cranica anteriore), e può degenerare trasformandosi in un cancro della mucosa naso-sinusale nel 5-15% dei casi. La chirurgia è l’unica tecnica per eliminare papillomi invertiti e polipi nasali di modeste e grosse dimensioni ma per risultare vincenti su una patologia così ostica è essenziale comprendere che tali patologie non sono disturbi localizzati, sono malattie d’organo poiché la mucosa nasale di tali pazienti reagisce a qualsiasi stimolo, e infine è una malattia di apparato poiché in presenza di asma tutto l’apparato respiratorio è in uno stato di perenne infiammazione. Quindi la poliposi rappresenta lo stato finale di un’alterazione dell’intero organismo, è infatti un dato oggettivo che alla guarigione della patologia nasale seguano degli ottimi miglioramenti anche a carico dell’asma.

Innovativa metodica medico-chirurgica. In considerazione di questa classificazione biologica di tale patologia, presso la nostra clinica, ormai da molto tempo, e con risultati eccellenti si esegue un’innovativa metodica medico-chirurgica che ci permette di ridurre, e a volte azzerare, la percentuale di recidiva della poliposi nasale. Quest’ultima consiste nell’apposizione, sotto visione endoscopica, di “schiume” vegetali e nell’osservare nuovi protocolli farmacologici locali al fine di controllare l’evento infiammatorio responsabile della recidiva. Nel caso del papilloma invertito e dei polipi nasale che ritornano a produrre sintomatologia la terapia è chirurgica. Nel caso del polipo, il chirurgo si limita ad asportarlo e a risanare i focolai di patologia. Se invece è presente un papilloma invertito, è necessario intervenire in modo più deciso, eliminando anche una parte del tessuto circostante, e soprattutto la base d’impianto, per limitare il rischio di recidive. Lasciar crescere i papillomi, senza intervenire, può essere rischioso, sia per la possibile degenerazione maligna, ma anche per il progressivo peggioramento della respirazione, la diminuzione dell’olfatto e la comparsa di sinusiti, anche gravi.

I laser a diodi. L’intervento chirurgico endoscopico può essere eseguito mediante l’utilizzo di laser a diodi e micro frantumatori-aspiratori nasali, come debrider o shaver, strumenti innovativi e tecnologicamente avanzati che permettono di eseguire la chirurgia mini-invasiva.
Le tecniche endoscopiche permettono di operare con grande precisione, e la conseguenza, positiva, è uno scarsissimo sanguinamento, oltre a una drastica riduzione del dolore, anche nei primi giorni dopo l’operazione. Attualmente presso la nostra clinica la quasi totalità degli interventi chirurgici è effettuata con tecniche di chirurgia mini-invasiva utilizzando una serie di presidi ottici che bene si combinano con l’utilizzo di micro frantumatori o apparecchi laser o radiofrequenza riducendo notevolmente il disagio post-operatorio del paziente. Oggi una validissima alternativa agli interventi tradizionali è rappresentata appunto dalla Laser Chirurgia, tecnica moderna, semplice, rapida e indolore. Si esegue in regime ambulatoriale, in anestesia locale di contatto (utilizzando uno spray anestetico, senza iniezioni), utilizzando una fibra laser che inizialmente apre in due la formazione polipoide ne vaporizza successivamente il contenuto acquoso e in seguito permette di asportare i residui del polipo stesso.

I nuovi laser a diodi rappresentano l’ultima generazione per la chirurgia mininvasiva di molte patologie ORL. La particolare lunghezza d’onda di 980 nm consente, infatti, un’azione efficace, precisa, minimamente invasiva e a differenza delle precedenti generazioni di laser, una bassa penetrazione termica nei tessuti con il rispetto di strutture più delicate. Il laser a diodi di ultima generazione è caratterizzato da un elevato assorbimento da parte dei fluidi e quindi non determina sanguinamenti né emorragie durante il suo impiego, potendolo pertanto utilizzare nel trattamento di lesioni molto vascolarizzate e di grandi volumi. Con tale tecnica la scorsa settimana, presso la nostra clinica, è stato trattato un paziente affetto da papilloma invertito, recidivante, di dimensioni notevoli, tendente al sanguinamento e infiltrante con grandissimi risultati clinici. Tale tecnica ci ha permesso di eradicare completamente il papilloma invertito, azzerando la probabilità di recidiva, di eseguire un intervento conservativo non praticando approcci esterni deturpanti come la rinotomia paralateronasae, e di non eseguire il tamponamento nasale che ha consentito al paziente di ritornare al proprio domicilio in giornata.

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