Piscina Comunale di Taormina
Piscina Comunale di Taormina

Il Comune di Taormina fa ricorso al Tar contro il decreto n. 163 del 24/03/2016 dell’Assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità, notificato il 4 maggio scorso a Palazzo dei Giurati, che stoppa un finanziamento a suo tempo previsto in favore per la casa municipale e la esclude dalla relativa graduatoria. Col citato decreto la Regione, come si ricorderà, ha disposto l’estromissione dalla graduatoria dei progetti ammissibili a finanziamento il progetto presentato dal Comune di Taormina, denominato “Rifacimento caldaia piscina comunale” programma n.241 inserito alla posizione n.18, inerente ”Efficienza energetica, cogenerazione, gestione energetica” dalla graduatoria definitiva.

Il ricorso. La decisione arrivata da Palermo ha riguardato con un contributo concedibile pari ad 854 mila 700 euro. Per questo il Comune ha adesso incaricato un legale, l’avv. Pietro De Luca, professionista di Catania, al quale è stato affidato il compito di «tutelare gli interessi generali e pubblici del Comune di Taormina avverso il decreto». Il ricorso è già stato posto in essere in tempi stretti, in quanto andava presentato entro il 2 luglio scorso. La questione si avvia, insomma, verso lo scontro legale e si andrà a definire nelle aule di tribunale con una “guerra di carte bollate”. Il DDG 97 del 14/03/2016, come si ricorderà, è stato annullato con successivo decreto n.159 del 23/03/2016 per motivi di carattere formale, poiché quest’ultimo non richiamava la normativa sul bilancio regionale.

Nessuna responsabilità. Di conseguenza, per un cavillo e per la mancata citazione di una normativa ora il finanziamento è saltato, e il Comune lamenta che l’errore sia riconducibile alla Regione e che l’ente locale non abbia responsabilità “difettive” nella pratica presentata a Palermo. Un errore di forma da parte della Regione ha fatto saltare tutto ma ora Taormina rivendica quelle somme, per le quali erano già stati avviati i lavori ed il Comune rischia di dover fare i conti con un debito fuori bilancio. Vicenda nella vicenda, a prescindere da come andrà a finire la diatriba tra Comune e Regione, è il fatto che a Palermo abbiano impiegato un lungo lasso di tempo (6 anni circa) per definire la posizione del Comune (e per di più, per rendersi conto di mancanze formali nella proposta avanzata dall’Amministrazione).L’istanza di finanziamento era stata presentata il 2 agosto 2010 dalla passata Amministrazione
comunale, allora in carica. E’ una vicenda che, di riflesso, appare emblematica poi sulle criticità del panorama complessivo della gestione dei finanziamenti indiretti dell’UE.

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