Paolo Virzì e Micaela Ramazzotti (Nastri d'Argento 2016) - Foto di Ivana Scimone
Paolo Virzì e Micaela Ramazzotti (Nastri d'Argento 2016) - Foto di Ivana Scimone ©2016

«Nastro d’Argento, velo dipinto, occhio spento…». I versi estemporanei di un giovane Alberto Sordi, il sorriso di Anna Magnani e un Vittorio De Sica impacciato che si appunta sul bavero della giacca il riconoscimento. Frammenti di immagini in bianco e nero della prima premiazione, all’hotel de Russie di Roma nel 1946, aprono i Nastri d’Argento 2016 al Teatro Antico di Taormina. Sono trascorsi settant’anni e il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani ha voluto festeggiare questo importante traguardo con il documentario “Nastri 70: argento vivo”, realizzato da Antonello Sarno. Un viaggio, segnato da immagini d’epoca ed estratti di cronaca degli archivi di Istituto Luce Cinecittà, Teche Rai e RTI, che ripercorre la lunga e appassionante storia del premio cinematografico che coincide con quella del cinema italiano.

Lunga notte azzurra. Poi sul Teatro Antico è calato il tifo azzurro. Novanta minuti, che sono diventati circa 150 tra supplementari e calci di rigore, dedicati al match Italia – Germania per poi riprendere una cerimonia di consegna dei premi cinematografici “spenta” come il sogno azzurro. Per l’Italia con il rigore segnato dal tedesco Hector il campionato europeo finisce qui, ma la lunga notte delle stelle è appena cominciata. A salire sul palco Matilde Gioli in veste di presentatrice al fianco della presidente del SNGCI, Laura Delli Colli. Il film di Paolo Virzì “La pazza gioia” è il trionfatore di questa edizione numero settanta dei Nastri d’Argento che ha riunito a Taormina i protagonisti del miglior cinema italiano. «Sono fiero di far parte dei cineasti perché in questo clima di ostilità il cinema parla la lingua della tolleranza» afferma Virzì salito sul palco per ritirare il premio Miglior film ai Nastri d’Argento 2016. La pellicola vince anche per la sceneggiatura firmata dal regista livornese e Francesca Archibugi, per le attrici Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, e per i costumi di Catia Dottori. “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovesi porta a casa il Nastro come migliore commedia ma anche per la canzone di Fiorella Mannoia, di cui è autrice con Bungaro e Chiodo. E poi c’è il premio ai magnifici sette attori del film, il Nastro collettivo per il cast, ritirato da Anna Foglietta, Kasia Smutiak, Edoardo Leo. Il regista ha voluto dedicare il premio ai tanti nomi che compaiono soltanto nei titoli di coda: «Dedico questo premio a tutte le persone che stanno dietro, che sono tante e sono l’orgoglio del nostro cinema». Gabriele Mainetti ha ritirato il Nastro come miglior regista esordiente per il film “Lo chiamavano Jeeg Robot”. La pellicola è valsa anche il nastro come miglior attore non protagonista a Luca Marinelli. Come annunciato a Roma, il film dell’anno è “Non essere cattivo”. A ritirare il Nastro collettivo per il cast dell’opera postuma di Claudio Caligari: Luca Marinelli e Alessandro Borghi, che si è anche aggiudicato il premio Giovani Talenti, dedicato all’agente Graziella Bonacchi scomparsa nel 2015 che ha contribuito a creare lo star system di questi anni.

«E’ bello ricevere il premio da chi film ne guarda tanti». Il ringraziamento di Stefano Accorsi va al Sindacato dei giornalisti cinematografici che lo hanno premiato miglior attore protagonista per “Veloce come il vento”. La pellicola ha assicurato il premio Guglielmo Biraghi per i giovani attori a Matilda De Angelis e il Nastro per il montaggio a Gianni Vezzosi. Miglior attrice non protagonista per “Suburra” di Stefano Sollina è Greta Scarano. Il nastro per il miglior soggetto è andato a “Io e Lei” di Maria Sole Tognazzi. A Sabrina Ferilli, protagonista della pellicola, in un look total black, come il suo umore dopo la sconfitta calcistica dell’Italia, va un premio all’impegno: «Il film ha segnato un momento importante per i diritti civili anche prima della legge Cirinnà». Premio all’impegno anche a Marco D’Amore per “Un posto sicuro”, un film che affronta la vicenda eternit. «Ho accompagnato questo film in giro per l’Italia per cinque mesi – ha detto emozionato Marco D’amore – e mi sono accorto che non è vero che il nostro mestiere non serve a nulla ma può animare le coscienze». Pietro Valsecchi è il miglior produttore per “Quo vado?”. Salito su palco del Teatro Antico ha ricordato il successo della pellicola: «Zalone verrà rivalutato dalle prossime generazioni – ha detto – perché ha reso grande il cinema italiano».

Premio Manfredi. Carlo Verdone, insieme ad Antonio Albanese, vince il riconoscimento dedicato all’indimenticato Nino Manfredi. «Dedico questo premio a Nino» sono le poche parole pronunciate dall’attore romano a cui hanno fatto eco i ringraziamenti, affidati a un video messaggio, di Antonio Albanese: «Sono orgoglioso di ricevere questo premio dedicato ad un grande attore». Sul palco a consegnare il premio che rappresenta Taormina all’attore protagonista di “L’abbiamo fatta grossa” la moglie di Manfredi, Ermina. «Ringrazio la famiglia Manfredi – ha detto ancora Verdone sul palco – e spero di meritarmelo».

Nastri 70. I premi per i Nastri numero 70 sono stati realizzati in una edizione speciale con l’icona del primo Nastro consegnato nel 1946 ad Anna Magnani e Roberto Rossellini. Il premio è stato consegnato dall’assessore al Turismo, Sport e Spettacolo, Anthony Barbagallo, a Giuseppe Fiorello e Massimo Popolizio, che interpretano Borsellino e Falcone in “Era d’estate” di Fiorella Infascelli. Anche Leo Gullotta ha ricevuto il Nastro per i 70 anni, che ricorda non solo la sua età anagrafica («Settant’anni con spirito allegro») ma anche il trentennale del premio a Tornatore per il film d’esordio “Il camorrista”. «Era un cinema “civile” che raccontava gli anni Ottanta, i suoi vizi e segreti, la camorra. Lo voglio condividere con Tornatore perché da lì parti un certo cinema impegnato, continuato oggi da altre pellicole importanti come Gomorra». Ed è Leo Gullotta che soffia le candeline sulla settantesima edizione dei Nastri d’Argento.


I Nastri d’Argento 2016 raccontati dagli scatti fotografici di Ivana Scimone…

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