Taormina. Domus S. Pancrazio, riemergono nuovi pezzi di storia
Taormina, Domus San Pancrazio

Continuano a pieno ritmo le “indagini” archeologiche nell’area della Domus di Villa San Pancrazio. Le verifiche in atto in questi giorni stanno portando alla luce pezzi del passato che affiorano sotto gli sguardi incuriositi di turisti e residenti. La villa, come si ricorderà, è stata acquistata di recente all’asta dalla “Luxury Collection Srl”, che già da tempo opera nel settore turistico ricettivo a Taormina detenendo la proprietà di un noto albergo sito in zona. Le operazioni in corso in questa fase, sotto l’occhio attento della Soprintendenza di Messina e dell’Università di Messina, riguardando una serie di attività preliminari necessarie alla successiva redazione della progettazione e del restauro, e si tratta appunto di indagini archeologiche nella Domus sita accanto alla villa, sempre all’interno dei medesimi terreni. Le attività di accertamento archeologico in corso dal 2 maggio scorso consentiranno sia di definire l’esatta situazione della Domus e delineare i confini aggiornati della zona archeologica, sia di conseguenza di delimitare l’area che potrà essere interessata dai lavori che “Luxury Collection” attuerà per ristrutturare la villa con destinazione turistico-ricettiva. In questi giorni si è anche aperta una polemica in città sulle modalità operative delle verifiche in atto e su quanto sia opportuno o meno che vengano utilizzate delle ruspe nell’area archeologica.

Le indagini. «Le attività di scavo – ha spiegato Alessio Toscano Raffa del CNR-IBAM di Catania, che ha coordinato gli scavi già nelle attività svoltesi nell’estate 2015 – vengono condotte con tutte le metodologie del caso attraverso il controllo costante da parte di archeologi specializzati della Soprintendenza e dell’Università di Messina. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i principi della stratigrafia e dello scavo archeologico, si potrà rendere conto che si tratta di uno strato di riporto molto spesso, un accumulo moderno che nulla ha restituito di antico. I livelli archeologici sono più in profondità e saranno indagati da professionisti, come sta già avvenendo su tutta l’area di scavo, con le metodologie proprie dell’archeologia. Prima di intervenire con i mezzi – aggiunge Toscano Raffa – sono state effettuate delle indagini preventive che hanno consentito di individuare uno strato di formazione recente di 4 metri di profondità. Non è questa la sede per fare un corso di metodologie della ricerca archeologica. In ogni caso non è mia intenzione alimentare polemiche. Chi ha a cuore davvero il bene del patrimonio culturale taorminese dovrebbe meglio informarsi sulla bontà dell’iniziativa. Si tratta di un rarissimo caso in cui tutti gli operatori e gli enti del network culturale (Soprintendenza, Ente parco, Università, Comune, privati) concorrono positivamente verso un’unica direzione: tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico. Per tale ragione una numerosa squadra di archeologi specializzati segue i lavori sul campo quotidianamente». Nel contesto delle attività di ricerca archeologica, che vennero avviate nel 2015 e ora sono riprese nel tratto più a monte, si è evidenziato l’impegno del responsabile scientifico, il prof. Lorenzo Campagna del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne (DICAM) dell’Università di Messina. Le attività, prive di finanziamenti, sono state avviate da studenti e giovani ricercatori dell’Ateneo di Messina e sono rientrate in un ampio accordo accordo stipulato tra il “Dicam” dell’Università di Messina, la Soprintendenza di Messina, il Parco Archeologico di Giardini Naxos ed il Comune di Taormina, in collaborazione con il CNR-IBAM di Lecce e di Catania.

Storia sommersa. «Condivido quanto detto da Toscano Raffa – ha detto lo storico taorminese Piero Arrigo -. La Domus ha sicuramente degli ambienti impossibili ormai da esplorare sotto il manto stradale fronte “Septimo”. Accanto sembra piuttosto un terrapieno di cui il muro a pietrame ne era il contenimento. Forse la terra era pure quella dello scavo per le “Case Popolari” fatte nel 50 coi soldi degli americani. Se c’e’ qualcosa e’ piu’ in basso del piano di campagna di via Porta Pasquale». «Quando ero bambino – aggiunge Arrigo – spesso andavo a giocare a tennis col permesso dei proprietari nel giardino del “San Pancrazio”, dove sotto venne scoperta in seguito la Domus. Ricordo che una volta cambiandomi d’abito nella grande “cisterna” che i soldati tedeschi durante la guerra avevano trasformato in “stube”, mi incuriosì una grande cassa di legno. Qualche giorno dopo essendo senza lucchetto, la aprii e trovai che conteneva migliaia di pezzi di ceramica greca a figure rosse su fondo nero oltre a pezzi di ceramica cosiddetta “aretina” rossa sicuramente romana. Ricordo pure una iscrizione greca su pietra di Siracusa murata di fronte l’ingresso del vecchio albergo, nel tempo scomparsa. Chiesi in seguito alla nipote del proprietario notizie sul ritrovamento di quei reperti e mi rispose che i giardinieri che curavano la villa spesso si imbattevano in quei cocci e li raccoglievano. Qualcuno pure trovava e si teneva col permesso dello zio qualche monetina greca».

Le intenzioni dell’Amministrazione. L’iter della “Domus” è stato seguito dal vicesindaco e assessore alla Cultura, Mario D’Agostino. Esiste un vincolo storico-artistico trascritto il 17/8/79 e l’aspettativa in città è che, nella parte a valle di Villa San Pancrazio, si possa finalmente concretizzare una musealizzazione dei reperti storici con la prospettiva di fruizione collettiva della Domus. «Per noi è fondamentale la valorizzazione dei luoghi e la conservazione delle opere emerse – ha spiegato D’Agostino – cosa realizzabile solo con lavori eseguiti sotto la sorveglianza della Soprintendenza e della Università; naturalmente, sarà importante avere anche una tempistica certa per il completamento delle opere e la sicurezza di una massimale fruizione del sito da parte del pubblico».

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