Gemelline Alessia e Livia con la Madre Irina
Gemelline Alessia e Livia con la Madre Irina

Ripartono le ricerche delle gemelline Alessia e Livia Schepp, scomparse il 30 gennaio 2011 da Losanna per mano del padre, Matthias Kaspar Schepp che in quelle stesse ore si è tolto la vita lanciandosi contro un treno. L’ipotesi più accreditata dagli inquirenti, al momento, era e rimane quella dell’uccisione delle bambine proprio da parte del padre, che le ha sequestrate e ha poi effettuato un lungo viaggio (passando per Francia e Corsica), prima di giungere in Puglia dove ha deciso di mettere fine alla sua vita. Come si ricorderà, l’uomo, a seguito della separazione non accettata dalla moglie italiana, Irina Lucidi, originaria di Ascoli Piceno, decise di mettere in atto una diabolica vendetta tutta incentrata sulla sparizione delle gemelline e culminata nel suo suicidio, compiuto sulla linea ferroviaria adriatica il 3 febbraio 2011. Schepp, prima di uccidersi, recapitò all’ex consorte una lettera in cui lasciava intendere la brutalità del proprio piano: «Le bambine riposano in pace, non hanno sofferto. Non le rivedrai mai più».

Quale destino? Ma Alessia e Livia sono davvero morte oppure il padre le ha portate da qualche parte con una nuova identità? Secondo una nuova pista che viene percorsa in questi giorni dagli inquirenti, Alessia e Livia potrebbero adesso essere a Ottawa, capitale del Canada. Una lettera è pervenuta alla redazione di “Chi l’ha visto” da un tipografo che afferma di aver stampato due passaporti falsi per le gemelline. Qualcuno ha “rubato” la vita delle gemelline e le nasconde ora sotto un’altra identità? E se la risposta è “sì”, come sono arrivate sino al Canada? Al momento, tuttavia, non sembra che nella città nordamericana ci siano elementi che possano avvalorare la tesi indicata nella missiva.

La segnalazione al nostro giornale. Tra le tante segnalazioni, una è arrivata a suo tempo anche alla redazione di “TaorminaToday”, con un messaggio recapitatoci quattro anni fa da un utente anonimo. “Tormento”: questo il nick dietro il quale qualcuno, il 12 marzo 2012, ha nascosto la propria identità postando questo messaggio su un articolo che riguardava Alessia e Livia: «Se Livia indossasse delle scarpine con fiocchi e roselline e l’altra più alta più robusta e con occhiali tra il rosso e il bordeaux potrei averle viste tra il 4 o 5 febbraio 2011 a Molfetta in provincia di Bari uscivano da un supermarket intorno alle 13,00 separatamente ma in compagnia di una coppia di mezza età lui moro basso e tarchiato lei più alta capelli neri giacca trequarti beige. All’uscita si sono fermati a controllare lo scontrino avevano due buste, spese separate. Se Livia indossasse delle scarpine con fiocchi e roselline e l’altra più alta più robusta e con occhiali tra il rosso e il bordeaux», scrisse “Tormento”. Questi pochi dettagli descritti sembrarono verosimili (come nel caso degli occhiali di Alessia): ma chi li ha scritti potrebbe aver semplicemente riportato quel che è stato già detto dalla madre nei tanti appelli lanciati. Sulla segnalazione allora giunta a “TaorminaToday” sono scattati le opportune verifiche del caso da parte delle Autorità competenti, con la collaborazione tra il Commissariato di Polizia di Taormina e la Squadra Mobile della Questura di Foggia. Quel post arrivava dalla Puglia, da una località della provincia di Bari, a circa 90 km da Cerignola. Purtroppo, però, non risulta che ci siano stati riscontri significativi e potrebbe essersi trattato del gesto di un mitomane.

I fatti. Alessia Vera Schep e Livia Clara, entrambe 6 anni, dunque vennero viste l’ultima volta intorno alle 13 del 30 gennaio a Saint-Sulpice, sobborgo a 5 km da Losanna (Svizzera), sulla riva nord del lago Lemano. Le due bambine avevano trascorso la mattina a giocare a casa di amici di famiglia. Il padre è andato a prendere le due bambine per portarle nella sua villetta. Le gemelle avevano trascorso il fine settimana affidate a lui, separato dalla moglie che viveva con le figlie non lontano dalla sua abitazione. Da quel momento delle due bambine si sono perse le tracce e non si hanno certezze sui loro spostamenti con il padre. Quest’ultimo risulta aver passato la frontiere con la Francia il la sera del 30 gennaio ad Annecy. Il 31 gennaio ha inviato da Marsiglia una cartolina alla moglie, Irina Lucidi, senza fare cenno alle figlie. Nella città francese ha ritirato circa 7500 da alcuni sportelli bancari ed ha acquistato tre biglietti per il traghetto Marsiglia-Propriano, in Corsica. Il 3 febbraio avrebbe pranzato in un ristorante di Vietri sul Mare (Salerno). Intorno alle 23 dello stesso giorno, Matthias Schepp si è tolto la vita in Italia, lanciandosi sotto il treno Eurostar Milano-Bari in transito alla stazione di Cerignola (Foggia). Davanti alla stazione è stata trovata la sua auto, una Audi A6 station wagon 1.9 TDI nera con targa svizzera VD328321, ma all’interno non sono state trovate tracce delle figlie. Nei suoi abiti sono stati trovati i documenti e circa 100 euro.

Profilo ambiguo. Matthias Schepp, come detto, si era imbarcato per la Corsica e certamente l’uomo aveva acquistato tre biglietti: una donna ha confermato di aver sentito la voce delle bambine sul traghetto (non le ha viste, per cui non sarebbe neppure da escludere che la voce sia stata registrata dal padre). Quando è tornato in Francia dall’isola, l’uomo sembrava solo, e ha proseguito il viaggio verso l’Italia. Ci sono comunque una serie di segnalazioni che ipotizzano conclusioni diverse della storia, e che alimentano la pur flebile speranza di poter ritrovare un giorno le gemelline vive. Qualche sospetto sembra ancora riguardare la pista della Corsica, Una rivelazione giunta nell’estate del 2013 ad un quotidiano sardo riportava la testimonianza di un avvocato sardo alla Procura di Cagliari, nella quale riferiva di informazioni giuntegli da un carcerato, il quale avrebbe saputo che Alessia e Livia vivevano in un campo rom in Sardegna. Il fatto che le ultime tracce delle gemelline portavano in Corsica, distante solo poche miglia dalla Sardegna, aveva reso credibile questo indizio. A seguito della segnalazione sono state condotte ispezioni accurate nelle provincie di Nuoro e Oristano, ma di Livia e Alessia non si è mai trovata alcuna traccia.

Le tesi. Innumerevoli sono state in questi anni le ipotesi sulla sorte delle due bambine ed in primis ricorre puntualmente lo scenario che Alessia e Livia siano state affidate a qualcun altro pur di strapparle alla madre, colpevole per Matthias Schepp, di aver distrutto la loro famiglia e il loro amore separandosi da lui. Secondo Irina: “In ogni caso, sì, è ragionevole pensare che siano state uccise. Però, il nulla non basta. Anche se fossero novantanove, le probabilità. Anche se ne restasse una su cento che le mie figlie siano in un luogo del mondo, magari separate, lontanissime, magari in un paese di cui non conoscono la lingua, magari invece accudite in segreto da qualcuno che amano e dunque persino quiete ormai nel loro dolore, persino in qualche modo serene. Ecco, è quella unica possibilità che devo percorrere”. Non è dunque azzardato pensare che le due bambine forse siano vive e che Schepp abbia voluto far credere alla moglie con quel suo messaggio agghiacciante – “riposano in pace” – di averle uccise. Questo squilibrato ingegnere svizzero ha avuto, davvero, il coraggio spregevole e sprezzante di uccidere le sue figlie? Oppure le ha affidate a dei nomadi? La vendetta di Schepp si è realmente compiuta con un duplice delitto o la vera intenzione di Matthias è stata quella di “cedere” ad altri le bambine e lasciare per sempre la moglie nel dubbio atroce di che fine abbiano fatto Alessia e Livia?

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