Il depuratore di Mascali
Il depuratore di Mascali

Ferragosto con dissenteria. Non è il titolo del nuovo cine panettone estivo ma la sventura capitata a chi lo scorso anno ha trascorso il 15 agosto sul litorale jonico catanese. Molto probabilmente c’è un collegamento tra i casi di infezione intestinale e gli alti livelli di sostanze inquinanti sversate in mare che hanno portato, nei giorni scorsi,al sequestro dell’impianto di depurazione che serve i comuni di Mascali, Giarre, Sant’Alfio, Fiumefreddo e Riposto. Dall’inchiesta, avviata dalla Procura di Catania sulla base delle indagini condotte dalla Guardia costiera di Riposto, è emerso che i cinque enti locali hanno conferito all’impianto più scarichi fognari di quanti ne potessero essere depurati.Irregolarità che sono costate care a 7 persone, tra cui tre funzionari regionali, indagati a vario titolo per omissione in atti d’ufficio, inquinamento ambientale, distruzione e deturpamento di bellezze naturali. Ma il numero delle persone coinvolte è destinato a crescere perché gli sversamenti in mare vanno avanti da quindici anni.

Controlli nel bacino del fiume Alcantara. Un danno ambientale e un danno d’immagine per il comprensorio che investe molto sul turismo balneare. E il cerchio si allarga anche ad altri depuratori che sversano nel fiume Alcantara, confine naturale tra le province di Catania e Messina. «Sono in corso una serie di ispezioni e verifiche, coordinate dalla direzione marittima di Catania – spiega Luca Provenzano comandante della Guardia Costiera di Riposto –ad altri impianti dei comuni catanesi che scaricano nelle acque dell’Alcantara». Controlli costanti e periodici anche sul versante messinese. «Ormai da anni, anche prima dell’avvio dell’indagine delle Procura di Catania che ha portato al sequestro del depuratore di Mascali – chiariscono dalla Capitaneria di Porto di Messina – effettuiamo un’attività di controllo sugli impianti di depurazione a tutela della salute del territorio e dei bagnanti, ma anche come monito alle amministrazioni per migliorarne la gestione. A partire dal depuratore di Giardini Naxos, grazie al supporto dell’Arpa che aveva individuato livelli elevati di Escherichia coli, indicatore di contaminazione da refluo fognario, negli ultimi due anni abbiamo ispezionato tutti gli impianti che dai comuni a monte scaricano nell’Alcantara».

«Il depuratore di Pietrenere è perfettamente funzionante». Rassicurazioni ci giungono anche dal presidente del Consorzio Rete Fognante, Andrea Raneri. «All’impianto di depurazione che serve i comuni di Giardini Naxos, Taormina, Castelmola e Letojanni è tutto sotto controllo– spiega Andrea Raneri –come avviene periodicamente da quando è in funzione il depuratore, ad intervalli mensili,vengono effettuate verifiche e analisi, previste dalla nostra autorizzazione, da parte degli organismi competenti. Gli ultimi controlli risalgono al mese scorso». Stagione salva, quindi, al di qua dell’Alcantara, ma i reflui in eccesso che arrivano al depuratore di Mascali continuano a finire in mare senza essere trattati. Perché nonostante il sequestro, seguito immediatamente dal dissequestro per evitare l’interruzione del servizio, l’autorità giudiziaria ha sì obbligato il consorzio alla costruzione di un modulo di depurazione temporaneo, che possa far fronte all’emergenza, ma gli ha anche concesso 90 giorni di tempo.Si arriverà, dunque, a realizzare la struttura temporanea non prima del mese di settembre, quando ormai l’estate sarà già finita.

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