Mamma Maria accarezza con amore il piccolo Simone
Mamma Maria accarezza con amore il piccolo Simone

«Il nostro piccolo figlio non ce l’ha fatta ma dei medici del “Bambin Gesù” posso soltanto dire che sono stati eccezionali con noi. E sono certo che anche lui, adesso lassù, lo sa che hanno fatto l’impossibile per salvarlo. Quel Centro deve rimanere aperto, sono certo che può aiutare tanti altri bambini». La testimonianza – raccolta in esclusiva da TaorminaToday – è di Vito Lanza, marmista di Regalbuto (Enna) che il 14 giugno scorso insieme alla moglie Maria ha perso il figlio Simone, di 1 mese. Vito e Maria come Riccardo e Valeria Condorelli, i genitori di Ettore, due famiglie e due bambini accomunati dallo stesso, cinico, filo conduttore di un tragico destino. Simone era nato il 17 maggio scorso, e ha vissuto lo stesso calvario di Ettore, insieme a lottare per un mese e poi costretti alla resa, la più straziante, la più inaccettabile che possa esistere per un padre e una madre.

Angeli. «Simone se n’è andato una settimana dopo Ettore e a lui volevamo donare il cuore di nostro figlio – racconta Vito Lanza – ma purtroppo non è stato possibile, per via delle conseguenze della patologia di cui soffriva Simone. I medici non avrebbero esitato un istante a procedere in tal senso ma hanno dovuto fare i conti con l’assoluta impossibilità di effettuare questo intervento. E allora, alla fine abbiamo donato comunque gli organi di Simone per la ricerca, affinché si possa comprendere come affrontare questo genere di patologie. Simone non tornerà più, ma io e mia moglie ci auguriamo che un giorno il suo sacrificio riesca a portare la scienza a qualche risultato importante, e potremo almeno pensare di avere aiutato altri bambini».

Genitori coraggiosi. «Volevamo salvare Ettore col cuore di Simone – continua Vito Lanza -, ci dispiace tanto che ciò non si sia potuto realizzare ma con Riccardo, il papà di Ettore, si è stabilita una vera amicizia. Insieme abbiamo vissuto momento difficili, e così anche sua moglie Valeria e mia moglie Maria. Possiamo soltanto rassegnarci e provare ad andare avanti. Ma ci teniamo a testimoniare che storie come le nostre non sono finite in questo modo per colpa dei medici, che anzi sono stati eccezionali e hanno salvato tante altre vite in questi anni e certamente altre ne salveranno. La verità è che per noi, purtroppo, non c’è stato niente da fare, Dio ha voluto così».

L’umanità dei medici. «Vogliamo ringraziare il dott. Sasha Agati, il dott. Enrico Iannace, il dott. Eugenio Trimarchi, tutti i medici e anestesisti, dal primo sino all’ultimo della cardiochirurgia pediatrica di Taormina. Hanno tentato l’impossibile per trovare una soluzione, in ogni modo e sino all’ultimo secondo in cui batteva il cuore di Simone. Non hanno mollato e sono stati li con lui al suo fianco, accanto a noi. Ci sono stati vicini psicologicamente ancor prima che sotto l’aspetto professionale. E queste sono cose che non si dimenticano. Abbiamo vissuto momenti difficili, e ancora adesso viviamo con un vuoto incolmabile, ma abbiamo incontrato medici con i quali si è un creato un rapporto speciale. Avevamo i loro numeri di telefono, io ho chiamato tante volte la Terapia Intensiva eppure mai una volta mi è stato detto “la smetta di chiamare”».

Vite intrecciate. Vito e la moglie Maria, con grande dignità, ora stanno cercando di riprendere in mano le proprie vite e superare il dolore della scomparsa del piccolo Simone. Non sarà semplice, ma dovranno farlo anche perché accanto a loro c’è Lorenzo, il fratellino di Simone, dell’età di 3 anni. La famiglia Lanza ha un cuore speciale e ha deciso anche di fare un gesto simbolico e generoso, che forse servirà a poco ma rende l’idea sulla nobiltà d’animo di queste persone, davvero meritevoli del massimo rispetto e di un pensiero sincero di cordoglio. «Nella vita faccio il marmista e donerò una lapide a Riccardo (Condorelli), per suo figlio – conclude Vito -. Non è una cosa bella e non mi interessa dire questa cosa per fare protagonismi che non mi appartengono. Lo faccio perché i nostri figli sono veramente accomunati da tante cose, non solo dalla fine. Sono nati insieme, Ettore è nato 3 ore prima di mio figlio, hanno avuto patologie simili e hanno vissuto lì insieme quei giorni difficili. Sono nati e morti a distanza di poco, Simone si è spento il 17 giugno, Ettore è morto il martedì della settimana dopo. Ho letto le parole di Riccardo e le condivido a pieno. Mio figlio ha subito ben 3 operazioni, purtroppo non ce l’ha fatta e non tornerà a casa ma, se mi è consentito dirlo, posso testimoniare in modo sincero e obiettivo che l’ospedale di Taormina è una struttura con gli “attributi”, un contesto che funziona e nel quale lavorano medici altamente professionali, educati e rispettosi».

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