Monica Guerritore in prima linea per il rilancio del teatro al fianco di TaoArte

L’attrice da sempre legata alla stagione dei fasti di Taormina Arte si schiera al fianco di Ninni Panzera per riportare Pirandello e il grande pubblico al Teatro antico

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Ninni Panzera e Monica Guerritore - Foto di Ivana Scimone
Ninni Panzera e Monica Guerritore - Foto di Ivana Scimone

Taormina Arte. Cinema, Teatro, Musica. Recitavano così, un tempo, i manifesti di TaoArte. Oggi le condizioni non sono più le stesse di un ventennio fa ed è facile accorgersene dalla qualità degli allestimenti che tengono in piedi la programmazione estiva del Teatro antico. Sicuramente non è un problema di professionalità e competenza bensì di risorse. E, nei giorni di un festival del cinema non memorabile, a scendere nuovamente in campo è Ninni Panzera, indomito segretario generale di Taormina Arte, volto storico della felice realtà e colui che, in prima linea, si batte ancora affinché oltre trent’anni di lavoro non vengano archiviati con tanta leggerezza. Naturalmente non poteva che essere Monica Guerritore, Presidente della Giuria del 62° Taormina Film Fest nonché attrice da sempre legata alla stagione dei fasti di Taormina Arte, a essere testimonial d’eccezione di una proposta per il rilancio della compagine che ha contribuito a scrivere indimenticabili pagine di spettacolo, cinema, teatro, arte e, in definitiva, di grande storia. La Guerritore, elegante e affabile signora del teatro italiano, insieme a Panzera, desidera fortemente fare ritorno proprio in quel teatro che tante volte l’ha applaudita, portando in scena al Teatro Antico I Giganti della Montagna di Pirandello o magari l’amatissimo Riccardo III di Shakespeare, sotto l’egida – ovviamente – di Gabriele Lavia. Un appuntamento con il vero grande pubblico che potrebbe inaugurare una nuova stagione teatrale, da affiancare al cinema, con Taormina Arte nuovamente protagonista.

La volontà di ricominciare. Un incontro tra grandi e commossi amici, quello tra l’attrice e il segretario generale, che lascia trasparire grande e naturale empatia, nonché l’intimo desiderio di ricominciare, di mettere in moto una grande macchina da troppo tempo lasciata in disparte. «Quel teatro – inizia spontanea la Guerritore – nonostante i 2600 anni di storia, è come se ti chiamasse, ti aspettasse e ti riempisse. Personalmente ho avuto un attimo di stupore nel sentire quanto sia pieno di storie. Mancavo dagli anni ’90 e ritornare è stato un momento semplicemente bellissimo». Panzera ricorda con visibile emozione quella stagione della storia di TaoArte: «Uno dei momenti più belli fu una conferenza stampa, proprio nel ’91, presso l’Istituto poligrafico di Stato a Roma, alla presenza di Giuseppe Sinopoli, Gabriele Lavia ed Enrico Ghezzi. Era presente anche Zeffirelli, così come tanti altri grandi protagonisti di quell’epoca». Ma abbandoniamo la nostalgia e sforziamoci, almeno per un momento, di essere propositivi: «C’eravamo lasciati l’ultimo giorno della scorsa edizione del festival – spiega Panzera – e, dopo essersi abbassate le luci sul FilmFest, ritenevo opportuno si dovessero riaccendere su Taormina Arte. In quell’occasione lanciai diverse proposte che avrebbero dovuto portare a una rivalorizzazione, soprattutto nelle sezioni altrettanto tradizionali: cinema, teatro e musica. Erano state opportunamente scagliate una serie di provocazioni: si era parlato con Gabriele di portare in scena I Giganti della montagna, con un’ipotesi di coproduzione tra TaoArte, il Teatro della Pergola di Firenze e lo Stabile di Torino. Ritornava il grande sogno di tutti e ribattevamo la solita domanda: ma se Pirandello non si fa a Taormina, dove si dovrebbe fare? L’altra idea era quella legata al concetto di teatro-turismo che, in analogia al cine-turismo, voleva in qualche modo evidenziare i luoghi di ambientazione di celebri testi teatrali. Ad esempio una trilogia: La morte di Empedocle di Hölderlin, per la quale sono stati anche svolti dei sopralluoghi in un cratere dell’Etna, l’Horcynus Orca nello stretto di Messina e I Malavoglia ad Aci Trezza. Idee ambiziose che abbiamo tentato di portare avanti, salvo poi doverci arrendere nel momento in cui la contingenza economica e la situazione globale di Taormina Arte impedivano l’assunzione di qualsiasi tipo di impegno. Un filo quindi interrotto che, naturalmente, parlando in questi giorni con Monica, si è riattivato. L’idea è di riaccendere i flash. Da tre anni si parla di debiti, crisi, incapacità ma Monica Guerritore è una testimonial d’eccellenza di ciò che Toarmina Arte è stata. Non possiamo e non vogliamo vivere di rimpianti e ricordi».

Tra passato, presente e futuro. C’era una volta un Teatro antico con più di 7000 spettatori… E Panzera ironizza: «Non so se sia un fatto simbolico ma la cornice con questa foto (che ritrae il teatro di inizio anni ’90 stracolmo fino all’ultimo gradino n.d.r.) è caduta giusto ieri». Impossibile accennare alla crisi che negli ultimi anni ha messo TaoArte con le spalle al muro: «Nel giro di tre anni si è passato da oltre tre milioni a 700.000 Euro. Se oggi si continua a parlare di TaoArte si deve esclusivamente a un manipolo di responsabili, di criminali della vita, di pazzi che, in condizioni disumane, continuano a svolgere la professione che amano sebbene non percepiscano lo stipendio da 18 mesi. Si tratta di persone che hanno scritto la storia di questa realtà. Oggi improvvisamente tutto questo è diventato un carrozzone, una struttura da buttare solamente perché esiste la possibilità di fare altre cose al Teatro antico indipendentemente da noi. Eppure il palco e le sedute sono state ancora una volta miracolosamente realizzati: sono strutture nostre e con grande sacrificio sono stati procurati soldi e contributi, fatto il progetto, l’antincendio e tutto il resto del lavoro che non si vede a prima vista. Anni fa la volontà politica ha deciso la fine di TaoArte. Negli ultimi sei mesi, però, vi è stata una radicale inversione di tendenza. L’assessore Barbagallo e la sua struttura hanno ripreso in mano la situazione e noi abbiamo finalmente trovato un interlocutore. Non vogliamo mettere la polvere sotto al tappeto, ma non vogliamo perdere la speranza. Siamo un gruppo rodato da oltre 30 anni e questa voleva essere una piccola rivendicazione. Monica sostiene la nostra causa e tante altre eccellenze sono pronte a dare la loro disponibilità».

Girando per Taormina, ci si rende conto che i taorminesi hanno bisogno di un rinnovato rapporto tra l’arte e la città

Sono cambiati i tempi ma, come afferma Monica Guerritore «girando per Taormina, ci si rende conto che i taorminesi hanno bisogno di un rinnovato rapporto tra l’arte e la città. Il Teatro antico ha una tradizione di migliaia di anni e quindi l’idea del racconto dell’essere umano attraverso l’esposizione degli interpreti, dei registi, degli autori è ancestralmente insito nel popolo di Taormina. In questo momento manca qualcosa che coinvolga davvero». E riferendosi al festival: «E’ molto bella questa kermesse che, in qualche modo, permette di sfoggiare abiti e posare sotto una pioggia di flash, ma resta un modo per così dire liquido. Sarebbe opportuno affiancare alla rassegna cinematografica qualcosa che abbia un profondo spessore e richiamo. Gli attori devono avere un contatto con il loro pubblico, lo stesso che li ferma mentre sono seduti al tavolino di un bar. Perché Spoleto non ha mai cessato sua forza? Il prossimo anno si terrà qui il G7 e vorrei che venisse rivolta a Renzi e a Franceschini una richiesta chiara e forte per dare una grande spinta alla rinnovata TaoArte. Auspico che questa possa tornare a essere parte d’importanti coproduzioni. Tanti attori ospiti al TaorminaFilmFest, del resto, avrebbero dato la loro disponibilità a leggere e a recitare qualcosa: da Harvey Keitel al grande attore shakespeariano Iain Glen, passando per Gifuni e molti altri. Gli attori del cinema italiano in questo momento vengono quasi tutti dal teatro. Perché separare i due ambiti? In tutta Taormina si potrebbe reiterare a soggetto». Il film festival, d’altra parte, ha tacitamente aperto a questa possibilità di coesistenza tra cinema e teatro, scegliendo come Presidente della Giuria un’attrice notoriamente legata a TaorminaArte.

Va bene lo scintillio dell’abito da sera ma ad un festival serve ben altro

E proprio in merito al festival l’attrice spiega: «Sono stata coinvolta come Presidente della Giuria e ho cercato di lavorare al meglio. Avrei volentieri tenuto una TaoClass, qualora me lo avessero chiesto… Mi sono ritrovata con dei giovani giurati che si sono impegnati al meglio con ben tre film al giorno per ognuna delle sezioni. Al di là della selezione e della qualità dei film, che ho trovato migliore nella sezione TaoFest62 rispetto a quella dedicata ai film-maker siciliani, è stata un’esperienza molto intensa, vera. Per quanto riguarda il concorso internazionale, 2-3 film su 10 erano davvero notevoli. Nell’altra categoria devo eccepire che in Sicilia c’è una tale ricchezza tra luoghi, scenari e possibilità da non poterci dire pienamente soddisfatti dalla selezione dei film proposti. Ad ogni modo, va bene lo scintillio dell’abito da sera ma ad un festival serve ben altro. Adoro passeggiare liberamente sul Corso Umberto».

Tra teatro e cinema. Monica Guerritore, intanto, inaugurerà il Teatro Sistina con End of the Rainbow, celebre dramma musicale di Broadway – su testo di Peter Quilter e per la regia di Juan Diego Puerta López – incentrato sulle ultime apparizioni di Judy Garland (Londra, dicembre 1968 n.d.r.). Nei progetti futuri il teatro ha sicuramente un posto privilegiato: «Il mio cuore è dedito al teatro e al racconto dell’umanità. Riprenderò Qualcosa rimane, lo spettacolo che sto portando in giro da due anni, e, insieme a Francesca Reggiani, sto cominciando a provarne uno nuovo tratto da Mariti e mogli di Woody Allen». E il forte legame con la Sicilia sta anche alla base di un prossimo progetto cinematografico in cantiere: «Mi sto dedicando a una sceneggiatura sulla zia di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la contessa Giulia Trigona, figura drammatica e molto cara all’isola, protagonista di una dolentissima vicenda: moglie del sindaco di Palermo, fu massacrata dal suo amante in un albergaccio vicino la stazione Termini. La storia di questa fragile donna all’epoca fece scalpore. Si trattava del primo grande femminicidio, della discesa agli inferi di una donna madre di due bambine che subisce un grave lutto la notte del terremoto di Messina: perde la sorella e viene a conoscenza del tradimento del marito da lei molto amato. Sull’onda di questo dolore entra in una depressione dalla quale esce dopo sei mesi incontrando il suo assassino, il tenente Vincenzo Paternò, giovanissimo, giocatore, gelosissimo. Nel momento in cui la donna decide di lasciarlo, questi le spiccherà la testa dal collo con un coltellaccio da cucina, comprato “per una caccia grossa”. Una donna del ‘900 che si perde tra la calamità naturale che colpisce Messina e il terremoto interiore che la segnerà per sempre. Il famoso processo fu seguito sul Corriere della sera e il film ripercorrerà questo baratro. Inoltre, sono state trovate delle lettere che danno voce alla disperazione, alla perdizione e al vortice distruttivo della rovinosa vicenda. La storia richiama vagamente Senso di Luchino Visconti. Camilleri curerà la trasposizione dei dialoghi mentre per il ruolo del femminicida vedrei bene Alessandro Borghi. Avremo i costumi della collezione Florio messici a disposizione dalla sartoria Tirelli».
Non possiamo che augurarci che il prossimo G7, che si terrà il 26 e 27 maggio 2017, possa dare delle risposte certe direttamente e indirettamente legate al futuro di Taormina Arte (a partire dalla agibilità del Palacongressi). L’appoggio di tanti attori di cinema e teatro non mancherà ma sarebbe auspicabile l’interessamento del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, per restituire a Taormina il grande teatro e al palcoscenico di quest’ultima la dignità che merita. Nella più viva speranza che, tutto questo, non sia destinato a rimanere pura utopia.

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