Francesca Gullotta
Francesca Gullotta

«I Greci e i Romani ci hanno lasciato questa meraviglia e noi che facciamo? Portiamo rock star a suonarci dentro!». A riaccendere con questa frase la polemica sull’utilizzo del Teatro Antico di Taormina e sui tanti (troppi?) eventi musicali in agenda nel principale monumento storico della Perla dello Ionio è Francesca Gullotta, ex assessore alla Cultura e già candidato sindaco alle scorse elezioni amministrative del 2013. Il monito della professoressa Gullotta “sposa”, in sostanza, la linea di Legambiente Sicilia, il cui presidente regionale Gianfranco Zanna, di recente ha denunciato “l’uso inadeguato” del Teatro Antico di Taormina «trasformato in arena per concerti». Il tema di cui si parla è quello della salvaguardia e il corretto uso di uno dei siti culturali più visitati dell’isola.

Uso corretto del sito. «Nessuno si preoccupa della fragilità del monumento, uno dei più delicati e precari, già sotto pressione per l’usura causata dagli eccessivi flussi antropici legati alla semplice fruizione. E’ da anni che ne denunciamo i problemi e i pericoli» – ha lamentato Legambiente. «E’ da anni che chiediamo un suo uso corretto, che dovrebbe prevedere l’organizzazione di eventi consoni al sito culturale. Nulla è stato fatto. Al contrario, il cartellone di concerti e manifestazioni è cresciuto a dismisura». La richiesta che arriva dagli ambientalisti è che venga applicato il Protocollo di Conservazione e delle Linee guide “per un uso corretto del Teatro Antico”, analogamente a quanto ad esempio adottato dalla Soprintendenza di Siracusa per il teatro della città aretusa. Il Teatro taorminese mal sopporterebbe le fortissime vibrazioni dovute agli impianti di amplificazione, le cui sollecitazioni a lungo termine rischierebbero di intaccare le strutture antiche della cavea, o peggiorare quelli già esistenti.

In difesa di Taormina. Poi Francesca Gullotta lancia un altro spunto, altrettanto interessante, di riflessione su come sia stata (mal)gestita Taormina nel corso degli anni: «Tagliamo alberi per costruire e cementificare…». E anche qui ci sarebbe, indubbiamente tanto da dire e da aggiungere, col paradosso impietoso di una meravigliosa cittadina baciata da Dio e troppo spesso schiaffeggiata dall’uomo. E’ la Taormina che da un lato gonfia il petto puntando al riconoscimento tra i siti Unesco nel Patrimonio dell’Umanità, ma dall’altro ha consentito e continua a consentire che si costruisca a destra e a manca, senza criterio e senza freni, senza neppure difendere e affrettarsi a blindare dagli assalti edilizi la piccola parte di paesaggio oggi rimasta intatta. Così, tra i mille “vicoli” della legge e della burocrazia, a Taormina spuntano in continuazione appartamenti, residence e seconde case laddove un tempo si potevano ammirare incantevoli angoli di verde che hanno fatto innamorare visitatori illustri di questa località. Le concessioni riguardano per lo più privati che poi nemmeno abitano a Taormina e non la vivono: gente rispettabile ma che di questo paese ne fa solo una terra di conquista per investimenti economici.

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