Taormina Film Festiva Lettera Duce

Messaggi d’amore, fedeltà al regime, denunce di torti e richieste d’aiuto si nascondevano tra le righe della corrispondenza che ogni giorno, per tutto il ventennio fascista, veniva recapitata all’indirizzo di Benito Mussolini. In “Mio duce ti scrivo” di Massimo Martella, che passerà al Taormina Film Fest martedì 14 giugno per Punto Luce,uno spazio dedicato a documentari inediti distribuiti e co-prodotti dall’istituto Luce-Cinecittà, si passa in rassegna un carteggio sterminato di centinaia di migliaia di lettere che rappresentano uno spaccato della macchina propagandistica del regime. Tra la corrispondenza di Mussolini è stata rinvenuta anche la testimonianza di un mittente d’eccezione, Andrea Camilleri, che da bambino scrive al duce mostrando la sua voglia di combattere in Abissinia.

La lettera di Camilleri. A soli 10 anni anche Andrea Camilleri affida il propri sogni da bambino ad una lettera rivolta a Benito Mussolini. «In quegli anni leggevo un settimanale per i giovani dove venivano raccontate le imprese africane di un Balilla, mascotte del nostro esercito in Africa» scrive Camilleri ne “I racconti di Nené”, brevi episodi di vita del padre del commissario Montalbano. Nato e cresciuto in pieno regime fascista per il bambino Camilleri era normale essere un Balilla. Il desiderio di seguire le orme del protagonista del giornalino illustrato, un ragazzo della sua età che combatteva in Abissinia, lo spinsero a prendere carta e penna e scrivere al duce. «In una lettera – si legge nella raccolta di racconti – dicevo che volevo partire come volontario per l’Africa Italiana, per fare la guerra». Gli ideali fascisti del giovane Camilleri ispirarono uno dei tanti personaggi che prendono vita dalla penna dello scrittore di Porto Empedocle: Michelino. Il protagonista de “La presa di Macallè”, è un bambino cresciuto a pane e fascismo, vittima dell’indottrinamento cattolico e di violenza, che arriva a compiere gesti estremi nel nome del duce e di cristo. C’è, dunque, un pezzo di Sicilia in “Mio duce ti scrivo” in programma il 14 giugno al Taormina Film Fest per la rassegna “Punto Luce”. Ed è un pezzo della Sicilia autentica di Camilleri: i desideri di un bambino in un’isola impregnata di propaganda di regime.

«Mio duce ti scrivo». È il racconto dell’Italia fascista attraverso le migliaia di lettere che gli italiani scrivevano a Mussolini selezionate da Massimo Martella. Settantacinque minuti di immagini storiche corredate da spezzoni di missive lette dagli attori Massimo Wertmuller, Anna Ferruzzo, Josafat Vagni e Cristina Arnone. Protagoniste sono, dunque,quelle lettere originali conservate dall’Archivio di Stato, rivolte e inviate a Benito Mussolini dagli italiani del tempo: uomini, donne, vecchi e bambini. Tra le curiosità anche molte lettere scritte da suore e quella di una pop star. Cosa raccontano quelle lettere? L’atavica passione italiana per un leader da ammirare, ma anche le speranze di un riscatto o di quelle conferme di italica forza che la propaganda mostrava con tutto il suo vigore mediatico. Nel caso dello scrittore siciliano il desiderio di scrivere al duce nasce leggendo un giornalino che esaltava le gesta di un suo coetaneo impegnato nella guerra contro gli abissini, e come ha detto più volte Camilleri: «Io impazzivo all’idea di poter essere quel bambino».

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