Richard Gere a Taormina - Foto di Roberto Cattona
Richard Gere a Taormina - Foto di Roberto Cattona

Motore… partito! Ciak… Azione! Al via la sessantaduesima edizione del Taormina Film Fest che, prima di traslocare nella Perla dello Ionio per la rassegna cinematografica, ha fatto tappa a Messina. Si è tenuto, infatti, venerdì 10 giugno alle ore 19.30 presso il Monte di Pietà la serata di pre-apertura della manifestazione: il gala si è aperto con il consueto cocktail di benvenuto e si è concluso con la proiezione di “C’eravamo tanto amati”, capolavoro del maestro Ettore Scola, nella versione restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Un evento che rinnova e rinsalda ancora una volta il forte legame tra il festival e la città dello Stretto, dove lo stesso nel 1955 ha avuto i natali, salvo poi “sdoppiarsi” nel 1970. L’appuntamento, impreziosito dalla suggestiva cornice, ha visto protagonista la solidarietà e la raccolta fondi in favore del Comitato italiano per il reinserimento sociale e della casa-famiglia “La Glicine”, che accoglie donne incinte, ragazze madri e bambini. Il gala di beneficenza ha visto anche l’esecuzione di alcuni celebri brani da parte della banda musicale della Brigata Meccanizzata Aosta, diretta dal Primo Maresciallo Fedele De Caro, e la proiezione di un filmato realizzato dagli studenti del liceo Seguenza di Messina, tributo alla Messina “cinematografica”. Presente anche Monica Guerritore, presidente della giuria, mentre a disertare è stata l’attrice newyorkese premio Oscar Susan Sarandon, siciliana di origini e ospite alla rassegna per il secondo anno consecutivo. La serata è riuscita a coniugare l’eleganza e il glamour alla solidarietà, quest’ultima – come ricordato da Tiziana Rocca, general manager del TFF – uno dei fili conduttori della kermesse. E pensare che, nel corso dei saluti istituzionali votati alla causa della sensibilizzazione, qualcuno, in barba alla solidarietà, ha auspicato un parterre in smoking e abito lungo come ai primordi della manifestazione. La location mozzafiato si svuota – manco a dirlo – non appena inizia la proiezione della celebre commedia all’italiana, a conferma di un malcostume che rappresenterà il leitmotiv delle proiezioni serali al Teatro Antico nel corso delle otto serata successive.

Il film festival si sposta quindi nella capitale siciliana del divismo e della dolce vita. Ed è subito bagno di folla per il primo grande ospite: Richard Gere ritorna al Taormina Film Fest stavolta in veste di Presidente Onorario. Lo scorso anno abbiamo avuto modo di conoscerlo da vicino, sereno e imperturbabile, cortese e gioviale, grande bevitore di thé, voglioso e determinato a esplorare i luoghi più belli della Sicilia, dalla Valle dei Templi a Siracusa. Come dimenticare quando, invitando tutte le donne presenti al Teatro antico a salire sul palco per un selfie, ha scatenato il panico tra tecnici e addetti alla sicurezza. Non più un ragazzino ma pur sempre un uomo incredibilmente affascinante, il divo di “American Gigolo”, “Autumn in New York” e “Pretty Woman”, si presenta con un “buonasera” a una folla di ragazzine che agitano telefonini e taccuini. “Mr. Gere” fa il suo ritorno nella Perla, ancora una volta accompagnato dall’amico di vecchia data Claudio Masenza, per presentare nel format della TaoClass il progetto #HomelessZero e il progetto “Housing first”: trecento clochard provenienti da tutta la Sicilia (Messina, Ragusa, Agrigento, Piana degli Albanesi, Palermo, Catania, Siracusa, Monreale, Mazzara del Vallo, Caltagirone, Acireale, Caltanissetta) saliranno stasera sul palco del Teatro Antico. Un incontro privato (lontano dai flash dei fotografi), quello tra la celebre icona e gli homeless siciliani, atto a dare risalto mediatico alle problematiche sociali e al dramma umano di coloro i quali nella quotidianità sono “invisibili”: l’attore, da sempre sensibile alle delicate tematiche sociali, è tra l’altro protagonista del film-reality “Time out of mind – Gli invisibili” (2014), già presentato in passato al Festival di Roma e, più di recente, presso l’Ambasciata Americana a Roma e la storica mensa della Comunità di Sant’Egidio. Non è certo un caso, quindi, che il celebre volto di innumerevoli classici del cinema, per conoscere da vicino il fenomeno immigrazione, abbia voluto visitare l’hotspot di Lampedusa, giusto prima di approdare a Taormina dove ha presentato a tutti la dura realtà dei senza tetto. «Avevo il sogno di realizzare un film autentico, reale, genuino, il miglior che avessi mai fatto. Quello che ne è uscito fuori adotta un linguaggio universale, che parla al cuore, e sono fiero di portarlo in giro per il mondo». Ma oltre al cinema c’è di più: insieme al supporto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nella persona di Giuliano Poletti, a Taormina è stato firmato un protocollo d’intesa tra il Ministero e la Fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora). Alle dichiarazioni programmatiche del Ministro Gere ribatte: «Bisogna portare il cambiamento, ma – riferendosi alla politica – serve qualcuno che lo metta in atto». Si procede, quindi, all’apposizione delle firme: «Adesso sappiamo – glissa l’attore – a chi dobbiamo attribuire la responsabilità e chi dovrà renderne conto».

E proprio il prossimo 15 giugno Lucky Red porterà nelle sale italiane “Time Out of Mind”, diretto da Oren Moverman: nel dramma, Richard Gere interpreta un senzatetto newyorkese, ispirandosi alle vicende biografiche tratte da “Land of the lost souls: my life in the streets” dell’homeless Cadillac Man. Nel film lo ritroviamo nei panni sdruciti di George, la cui vita sembra non avere più un senso. Cacciato dall’appartamento occupato abusivamente e privo di certezze, vaga in cerca di alcol e riparo per le strade fredde e inospitali di una New York assolutamente indifferente, che preferisce più facilmente voltarsi dall’altro lato, chiudere gli occhi e il cuore. Il senzatetto cerca rifugio al Bellevue Hospital, il maggior centro di accoglienza di Manhattan. Solo in seguito all’incontro con un veterano del centro (Ben Vereen), George comincerà a riacquistare la speranza di poter ricostruire la propria vita e di riavvicinarsi alla figlia che non vede da molti anni. Gere dà voce ai 60.000 clochard della Grande Mela e a un dramma troppo spesso dimenticato, smarcandosi dal ruolo di eterno sex symbol. Grazie a un’interessante produzione low-budget e sperimentale, il fenomeno universale degli homeless viene studiato dall’interno, con l’attore che si è calato nei panni dei senzatetto fingendosi uno di loro, seguito da una macchina da presa opportunamente camuffata e posizionata poco lontano. Resosi “invisibile” – sotto ogni profilo – la realtà viene ritratta in modo sperimentale, senza edulcorazione o omissione di pregiudizi e luoghi comuni. Girato in 21 giorni nel Greenwich Village, quartiere di benestanti di New York, frequentato da artisti e appassionati di cinema, il questuante Gere è passato completamente inosservato, senza mai essere riconosciuto (“invisibilità” quasi paradossale per qualsiasi celebrity, tantopiù per l’icona in questione). Anzi, è la ritrosia dei passanti verso chi ha realmente bisogno di aiuto a costituire per l’attore – dismessi i panni della stella e indossati letteralmente quelli di un comune emarginato – una fortissima esperienza emotiva. Crudo realismo nell’arduo tentativo di penetrare l’interiorità di chi è appunto invisibile. Inutile dire che l’esperienza è sconvolgente per ogni spettatore: almeno per un attimo è possibile comprendere cosa significa essere dimenticati dalla vita.

La serata al Teatro antico vedrà, invece, la proiezione in anteprima del film Disney-Pixar “Finding Dory – Alla ricerca di Dory” per la regia di Andrew Stanton e Angus MacLane, che uscirà nelle sale italiane solo a partire dal 14 settembre. E così, a 13 anni di distanza da “Alla ricerca di Nemo”, Dory e Marlin sono protagonisti di una nuova avventura in cui questa volta è Dory a dover essere trovata: sulla strada per ricongiungersi con la sua famiglia, Dory viene catturata da pescatori e finisce al Monterey Bay Aquarium. Grazie all’aiuto di nuovi amici e vecchie conoscenze, come Branchia, Marlin parte alla ricerca di Dory. Una grande anteprima e un eccezionale sequel: sarebbe auspicabile che le lungaggini di rito e i consueti ritardi nella tabella di marcia non costringano, ancora una volta, i più piccoli tra gli spettatori a dover aspettare fino a tarda sera l’inizio della proiezione.

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