Foto panoramica di Taormina
Foto panoramica di Taormina

Ivrea scavalca Taormina nella corsa al riconoscimento tra i siti Unesco ed esplode la protesta nella capitale del turismo siciliano internazionale che nel 2017 sarà, tra l’altro, sede del G7. A luglio di quest’anno ad Istanbul si riunirà la 40esima commissione Unesco per decidere l’inserimento di nuovi “heritage” : per la prima volta dagli anni 2000, tra i siti in corsa per la nomination (stavolta 29) non ci sarà nessuna bellezza italiana. Sono ancora in attesa ben 40 siti italiani che fanno parte della cosiddetta “tentative list” tra i quali Orvieto, Lucca, Pavia, Parma, Bergamo, Benevento, La Maddalena, la Cappella degli Scrovegni, l’isola dell’Asinara e c’è appunto Taormina.

Segnali poco incoraggianti. E le dichiarazioni rilasciate a “Repubblica” da Franco Bernabè, neo eletto presidente della Commissione Italiana Unesco non danno spazio ad ottimismo ed anzi appaiono come qualcosa in più di un semplice campanello d’allarme. «In passato è stata fatta una scelta, una sorta di regalo diplomatico alle altre nazioni. L’iter per il riconoscimento Unesco è lungo e complesso e due anni fa circa si è scelto di non candidarci: l’Italia da lungo tempo è in testa a questa classifica e c’era la necessità di un riequilibrio delle varie nazioni. Così a questo giro (2016, ndr) nessun italiana è in lizza ma forse l’anno prossimo avremo più chance di andare a colpo sicuro con la nostra scelta, ovvero quella di presentare Ivrea città industriale del XX Secolo». Ivrea (che per l’esattezza è in lista dal 2012) nel 2017 potrebbe, insomma, essere riconosciuta sito Unesco, quindi ha di fatto scavalcato Taormina

Il sorpasso. «Ivrea è una scelta condivisa. Sì, negli anni ogni comune o zona candidata spinge con noi per poter entrare fra le nominate, ma non è così semplice. Il mio invito alle amministrazioni è quello di preservare e rivalorizzare al meglio le proprie bellezze o valori. Solo così, se ci sono i presupposti, si potrà essere riconosciuti patrimonio dell’umanità» ha aggiunto sempre sulle colonne di “Repubblica” Bernabè. «Non è una competizione sportiva – spiega ancora il nuovo presidente della Commissione Italiana Unesco – è una questione di difendere i propri siti, di valorizzarli e preservarli. Il patrimonio Unesco non è un’etichetta turistica ma qualcosa che si conquista e che, lo ricordo, si può anche perdere. Il rischio di un sorpasso? C’è, anche la Cina ha una grande cultura. Ma io sono convinto che l’Italia rimarrà ancora in testa».

Troppi benefici. «A noi è stato fatto capire che ci sono troppi aspiranti – dichiara Salvo Brocato, responsabile del Coordinamento del Comitato Scientifico d’onore per la Candidatura Unesco . Siamo il lista d’attesa dal 2006, ma c’erano stati diversi problemi burocratici e così solo dal 2014 la questione si è riaperta. Al Ministero ci hanno riempito la testa sul fatto che in Italia, con troppi patrimoni riconosciuti, non è facile ottenerne altri. L’Italia è stata troppo beneficiata in passato e adesso gli ostacoli per una candidatura appaiono insuperabili. Personalmente mi sembra un veto però assurdo ed è impensabile che una bellezza come Taormina non debba essere patrimonio dell’umanità. Ma si sa, gli sponsor politici contano. E allora stiamo provando una strada parallela: candidare Taormina e Etna come area della biosfera, sarebbe la prima riserva della biosfera siciliana. E’ una “categoria” su cui proprio l’Unesco spinge molto. Crediamo che la tutela ambientale sia molto importante come lascito alle future generazioni».

L’affondo di Brocato. «Quello che è inaccettabile è che Taormina venga improvvisamente scavalcata da Ivrea. Da dove salta fuori questa novità? Con tutto il rispetto per Ivrea, non è comprensibile e non è ammissibile che adesso si voglia dare priorità ad una zona post-industriale e non vorremmo che sia in atto, insomma, una manovra politica. Taormina non ha nulla di meno rispetto ad Ivrea ed anzi dovremmo dire con estrema obiettività che noi abbiamo molto di più. Ecco perché noi non ci stiamo alle “logiche di palazzo”. Basta soprattutto con questo servilismo politico verso la Cina e i potentati stranieri. La Cina, che già conta 48 patrimoni riconosciuti dall’Unesco, quest’anno ha due nuove candidature ed in caso di vittoria toccherebbe quota 50 portandosi a un solo “patrimonio” di differenza dall’Italia, ed è davanti anche a Spagna (44 patrimoni), Francia (41) e Germania (40). E’ evidente che questo sbilanciamento suscita molte perplessità. Taormina merita rispetto».

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