Da Taormina alla Colombia Ventiquattro giorni

Un grazie che parte dalla Colombia e arriva direttamente all’Istituto Comprensivo 1 di Taormina. I ragazzini della scuola di Vijes, un piccolo paese del dipartimento della Valle del Cauca, in Colombia, sono i protagonisti di questa storia insieme all’insegnante e artista Tiziana D’Agostino che in Colombia ci è andata e ci è rimasta per ventiquattro giorni a realizzare i sogni di quei bambini per poi scoprire che il vero sogno che stava vivendo era il suo.

Tutto inizia nel 2002. D’Agostino aveva organizzato in collaborazione con Arte Alta di Castelmola degli stages con vari artisti per gli alunni della scuola elementare, a cui aveva preso parte anche l’artista torinese Giorgina Barbara Piccoli con un presepe di cartone. «All’epoca – ha dichiarato Tiziana D’Agostino – era presente a Taormina il ballerino colombiano ormai in pensione Anatole Mercado, che aveva lavorato per circa 20 anni al Massimo di Palermo e che avevo coinvolto in un progetto di teatro e danza a scuola negli anni precedenti. Lo stage con i bambini, ma soprattutto il presepe in cartone, gli piacquero molto e da lì cominciò a sognare di poterne un giorno realizzare uno nel suo Paese, magari con la partecipazione della stessa artista italiana». Un desiderio che è rimasto tale per diversi anni, fino al 2014, quando Anatole, assessore comunale di Vijes, ha deciso di dargli forma. E’ nata così una collaborazione con l’artista Piccoli che ha coinvolto anche Tiziana dal febbraio del 2015: «Mi scappò di chieder loro se, magari, non ci sarebbe stata la possibilità di lasciarmi un angolino di presepe da realizzare io. Entrambi accolsero la mia proposta con molto piacere». L’insegnante a sua volta ha coinvolto tutta la comunità: i ragazzi dell’Istituto Comprensivo 1 di Taormina hanno realizzato un biglietto di auguri per i loro coetanei e sono stati raccolti abiti e giochi usati.

«Una culla per i bambini, un presepe per Gesù Bambino». In colombiano «Una cuna para los niños, un pesebre por Niño Dios», questo è il nome del progetto che nasce tra Anatole, Piccoli e D’Agostino: «Giorgina ed io c’eravamo messe d’accordo sulla divisione dei lavori: io avrei preparato i pastori, lei la natività, gli angeli ed i re magi. Dovevamo dipingere su cartone soltanto le teste, mentre avremmo dipinto le sagome una volta giunte a Vijes, in parte noi, in parte durante lo stage con i bambini della scuola locale». Ma un cambiamento di programma volle che a partire fosse soltanto Tiziana.

Tiziana arriva a Vijes il 13 dicembre del 2015. Con lei ci sono i quattordici pastori che aveva realizzato, tanti quante le stazioni della Via Crucis: la madre, l’arabo, la donna che prega, la meravigliata della grotta, il cinese, il tessitore, l’uomo dell’acqua, l’uomo del pane, il contadino, il viandante, il pastore, il pazzo del villaggio, il pescatore, la siciliana (autoritratto). «Dovevo fare, oltre alle sagome dei miei pastori, anche tutto il lavoro che avrebbe dovuto fare Giorgina – ha raccontato ancora – ho lavorato per dieci giorni, di giorno e di notte, in tutti i momenti possibili, riposando quando non ne potevo più, ma continuando a lavorarci con la testa. Ho finito l’ultimo Re Magio alle ore 19:40 del 24 dicembre, l’inaugurazione è stata alle ore 20:00 della stessa sera, sono arrivata in ritardo per la funzione e per fortuna che l’hanno posticipata alla 21:30, dando la precedenza alle manifestazioni religiose dell’ultimo giorno di novena natalizia”.

«24 giorni sono valsi una vita per me». Il lavoro è stato tanto, ma le soddisfazioni di più, artisticamente ma soprattutto umanamente. «Ho lavorato con 15 bambini (dai 3 ai 15 anni) che provenivano tutti dalla zona più misera della città Charco Oscuro (letteralmente: “pozzanghera oscura” ) ed ho dato loro la possibilità di vedere e conoscere qualcosa di più. Ho conosciuto la gente di quel paese, molti della Colombia-bene, benestanti o tanto ricchi da far impressione, ma moltissimi poveri. Ho mangiato con loro, nelle loro case, vestita in abito da sera o in canottiera a seconda delle circostanze. Ho visto condizioni igieniche difficili da immaginare, ma ho fotografato centinaia di bambini bellissimi, ricchi o poveri che fossero, che ho amato da subito. Per 24 giorni ho potuto bere solo acqua bollita o gassosa, non ho quasi mai fatto una doccia calda ed ho cominciato a parlicchiare lo spagnolo. Sono stata famosa, sono stata abbracciata da sconosciuti e benedetta mille e mille volte, il tutto per aver soltanto amato quei bambini, per averli coinvolti in un progetto culturale, come tanti ne realizziamo qui in Italia».

«Nemo profeta in patria?». «Non lo so. Ma forse un po’ di questa verità mi riguarda», ha detto Tiziana D’Agostino che dalla Colombia è tornata come chi torna da un posto dove la vita non è facile ma può essere lo stesso bellissima, dove il sorriso di un bambino si sprigiona di fronte alle cose più semplici, ma non così semplici a Vijes. «Ora aspettano che io ritorni, ma non credo che per quest’anno sarà possibile: i costi di viaggio sono notevoli, almeno per me, e quindi credo che rimanderò. Anche se mi dispiace molto: corro il rischio di lavorare, la prossima volta, con i figli dei miei bambini di Charco Oscuro, visto che capita spesso che si mettano insieme giovanissimi ed abbiano dei bambini. A quel punto le loro vite appassiscono: non vanno più a scuola, non inseguono più sogni e cominciano a darsi da fare per la mera sopravvivenza».

Si può fare di più. «Manca qualcosa per quei bambini e vorrei scoprire come fare ad aiutarli davvero», ha concluso Tiziana D’Agostino che sogna di riuscire a organizzare una sorta di scuola di arte-artigianato per dare loro la possibilità di avere un’alternativa, «ma ci sono migliaia di chilometri e migliaia di euro che ci separano». Tiziana ha ricevuto in questi giorni un riconoscimento ufficiale da parte dell’amministrazione comunale di cui Anatole non fa più parte: «È una cosa che mi ha inorgoglito molto, ma vorrei poter trovare una qualche strada che mi permettesse di non farla finire qui. Perché io sono io, un’artista ormai riconosciuta anche nell’altro mondo, un’insegnante capace, ma anche una madre ed una donna che vuole solo amare un pochino di più».

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