Cosa nostra tentatre arresti provincia palermo

Cosa nostra prova a riorganizzarsi e lo fa partendo dalla provincia di Palermo. «Ci dobbiamo prendere il paese nelle mani» dicevano i boss. L’obiettivo della nuova versione di Cosa nostra non è cambiato: controllare il territorio, per imporre il pizzo e gestire gli appalti pubblici. Ma stavolta hanno fallito. I carabinieri della Compagnia di Termini Imerese, nel corso di un’operazione congiunta, hanno dato esecuzione a 33 ordinanze di custodia cautelare, 24 in carcere e 9 agli arresti domiciliari, emesse dal Gip del Tribunale di Palermo, Fabrizio Molimari, su richiesta della locale Procura Distrettuale, nei confronti di altrettanti soggetti, accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, nonché di estorsione, furto, rapina, illecita detenzione di armi, intestazione fittizia di beni e trasferimento fraudolento di valori, reati aggravati dall’agevolazione dell’attività del sodalizio mafioso.

I soliti noti. L’operazione ha fotografato in modo dettagliato i nuovi organigrammi dei due storici mandamenti mafiosi di Trabia e San Mauro Castelverde, con l’individuazione dei reggenti e degli affiliati. In particolare, è stato documentato il ruolo di vertice ricoperto, per il clan di Trabia, da Diego Rinella, tornato in libertà dopo avere scontato una condanna per mafia. A capo del mandamento di San Mauro Castelverde, c’è Francesco Bonomo, nel 2008 già arrestato e poi assolto per un vizio formale in un decreto di intercettazione. La mafia quindi si riorganizza con i soliti volti noti, imparentati e legati con le famiglie mafiose di Villagrazia, Cerda, Caccamo, Termini Imerese, Polizzi Generosa e Lascari.

Mafia ed estorsioni. L’inchiesta ha dunque dimostrato la progressiva riorganizzazione territoriale dell’associazione mafiosa in una vasta area della provincia di Palermo, evidenziando come, coerentemente con il generale andamento di cosa nostra, i mandamenti abbiano dovuto rimodularsi a seguito delle operazioni di polizia condotte negli ultimi anni (ultima in ordine di tempo, quella convenzionalmente denominata “Camaleonte III” del 2011), che ne hanno decimato le fila, soprattutto tra gli elementi di vertice.Quattro le estorsioni ricostruite senza la collaborazione delle vittime: il costruttore di alcune villette in contrada Sant’Onofrio a Trabia, la ditta impegnata nella realizzazione di una scuola a Termini Imerese, quella che sta ristrutturando l’ex cinema Trinacria di Polizzi Generosa, e l’imprenditore che si è aggiudicato l’appalto per ristrutturare l’ex carcere di Castelbuono.

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