Sicilia Liste d’attesa interminabili

Bisogna munirsi di pazienza. Aspettare minuti di mettersi in contatto con l’operatore del centro unico prenotazioni disponibile e poi attendere mesi per un esame diagnostico. «Con le prenotazioni siamo arrivati a fine 2016 ma i tempi dipendono dai codici di prenotazione che vengono indicati sulla ricetta dal medico di famiglia». Dunque per una ecografia completa all’addome dobbiamo aspettare oltre sei mesi. Succede all’ospedale San Vincenzo di Taormina ma le interminabili liste di attesa per effettuare esami e visite specialistiche accomunano tutte le strutture pubbliche siciliane. Guai, dunque, ad ammalarsi e ad avere a che fare con i lunghi tempi della sanità: fino a 13 mesi per una risonanza magnetica, 12 per una tac, 10 per un ecodoppler, 9 per una colonscopia, 7 per una radiografia (rapporto PiT Salute 2015). Tempi che rischiano di compromettere il senso stesso della prevenzione e della diagnosi tempestiva, e che comunque spingono i cittadini sempre più verso strutture private.

Le liste d’attesa sbarrano l’accesso alle cure. Motivi economici, legati al caro ticket, e le lunghe liste d’attesa hanno portato il 7,2% dei cittadini a rinunciare alle cure. La denuncia arriva dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità, curato da Cittadinanz attiva-Tribunale per i diritti del malato.Un cittadino su quattro, fra gli oltre 26mila che si sono rivolti al Tdm nel 2015, lamenta difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per liste di attesa (oltre il 58%) e per ticket (31%). Sempre più cittadini, quindi, sono costretti a sacrificare la propria salute per tempi e costi insostenibili, quasi un volerci abituare progressivamente al privato. Ma chi non può permettersi il lusso di rivolgersi a specialisti e strutture non convenzionate rimane “appeso” alle interminabili liste d’attesa, con il rischio di arrivare tardi alla diagnosi e limitare le possibilità di guarigione. Essere in salute e stare bene rischia di diventare prerogativa dei ricchi.

Tutta colpa dei tagli?
La politica dei tagli genera sfiducia, che diventa  indignazione e, con il passare degli anni,  rassegnazione e rinuncia.

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