G7 a Taormina

Pole position. Matteo Renzi ufficializza la Sicilia come sede del G7 del prossimo anno e adesso, di riflesso, inizia il conto alla rovescia per l’altra comunicazione: quella che riguarderà la sede del vertice dei grandi del pianeta, che al 99,9% dovrebbe essere la Città di Taormina. Per questo annuncio bisognerà ancora pazientare, come d’altronde il Premier ha chiesto il 30 aprile scorso al sindaco della Città del Centauro, Eligio Giardina.

La delusione dei sardi. In queste settimane Renzi ha dovuto placare le proteste e i forti malumori provenienti dalla Sardegna, dove a lungo si è atteso che la sede prescelta per il G7 fosse La Maddalena. La scelta della Sicilia e la beffa che replica quella del 2009, non è piaciuta ai sardi e da Palazzo Chigi è così dovuto arrivare un segnale distensivo a suon di milioni e di impegni con la Regione Sardegna. Il Governo ha stanziato 15 milioni per il recupero edilizio nell’ex arsenale e ci sono poi le risorse previste per la Sardegna all’interno del piano “Un miliardo per la Cultura” per incrementare la fruizione turistico-culturale del compendio maddalenino. «Sappiamo che altre risorse arriveranno a breve, ha aggiunto il Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru -. Il Governo ha cominciato già qualche settimana fa a mantenere gli impegni presi con noi». «Come abbiamo detto più volte, a noi interessa che il cantiere di La Maddalena sia tra i primissimi da sbloccare in Italia. Il G7 era stato presentato come un’opportunità per raggiungere l’obiettivo, ma non è certo l’unica. Ora crediamo indispensabile candidare La Maddalena a un importante evento internazionale. Come abbiamo detto e dimostrato, c’è solo l’imbarazzo della scelta». Renzi, insomma, non può permettersi scontri e divisioni a pochi mesi dal referendum d’autunno e ha deciso di destinare importanti risorse alla Sardegna, dove potrebbe pure svolgersi un evento che non sarà il G7 ma comunque qualche altro appuntamento istituzionale di politica estera.

Significato simbolico. Il premier voleva inizialmente far sbarcare i leader di Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna e Canada a Lampedusa, isola simbolo del dramma dei migranti. Un’ipotesi della quale aveva parlato con il sindaco Giusi Nicolini il 25 marzo scorso, durante la sua visita sull’isola. «Vorrei che ci fosse posto, al tavolo dei potenti, anche e soprattutto per chi non ha voce». I migranti, appunto. E chi ogni giorno va in loro soccorso. La piccola isola che si affaccia sull’Africa però non ha le strutture necessarie per ospitare i capi di Stato e di governo con i loro staff e non può garantire idonee misure di sicurezza. E così Taormina ha la strada spianata per la ribalta mondiale del G7, che potrebbe svolgersi nel periodo di maggio o giugno dell’anno che verrà. I sopralluoghi nella capitale del turismo siciliano potrebbero scattare già nel mese di giugno e sono state preliminarmente individuate in via strettamente riservata due strutture, con una eventuale terza opzione, in grado di ospitare il G7.

Scelte logistiche. I sopralluoghi serviranno non soltanto a scegliere l’albergo dove far svolgere il G7 ma anche ad accertare lo stato complessivo dei luoghi, iniziare ad individuare le misure di sicurezza (con in primis le strategie per tenere lontani i movimenti antagonisti) e quindi predisporre una relazione generale. Nel documento previsionale si andrebbero ad ipotizzare gli interventi da far eseguire sul territorio, quantificando le somme che dovranno essere stanziate per la località ospitante, che nel caso specifico sarebbe la città di Taormina. E’ chiaro che non si tratterebbe di uno stanziamento “in bianco” ma con rigide e ineludibili compiti da porre in essere e paletti ben precisi su tempi e modalità di attuazione delle opere.

Organizzazione. La lunga strada che porterà al Vertice annuale dei potenti della Terra durerà 12 mesi e si articolerà, da qui alla prossima primavera, in una serie di riunioni e di incontri informali, cui ogni Paese membro parteciperà a diversi livelli di Governo. Il G7, come a suo tempo il G8, si compone di una struttura istituzionale composta dallo “Sherpa”, dal “Foreign Affairs Sous-Sherpa”(FASS), dal “Finance Sous-Sherpa” (FSS) e dal “Political Director” (PD). Lo Sherpa (appellativo ispirato metaforicamente ai portatori d’alta quota delle vette himalayane) è il rappresentante personale per il G7 del Capo di Stato o di Governo per tutte le questioni che formano l’agenda del Vertice, è responsabile del processo preparatorio del Vertice annuale del G7 e coordina la stesura della Dichiarazione Finale. Gli Sherpa comunicano, attraverso regolari contatti, le posizioni e le proposte dei rispettivi Capi di Stato o di Governo – con cui hanno un dialogo diretto e costante – sulle principali questioni internazionali. In Italia la carica di Sherpa è tradizionalmente ricoperta da un diplomatico di alto rango, che rappresenterà Renzi nelle riunioni preparatorie in vista del vertice del 2017.

Primi incontri. La presidenza del G7 organizzerà tre o quattro riunioni degli Sherpa in preparazione del Vertice e, successivamente, alcune per assicurarne i seguiti immediati. Lo Sherpa sarà coadiuvato da un rappresentante presso il Ministero degli Esteri (Sous-Sherpa Esteri) responsabile solitamente dei temi trasversali, ambientali, economico-sociali e di sviluppo, da un rappresentante presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Sous-Sherpa Finanze), che si occupa dei temi economico-finanziari dell’agenda del Vertice, e di un altro rappresentante del Ministero degli Affari Esteri (Direttore Politico), responsabile dei temi di politica estera e di sicurezza. I Sous-Sherpa Esteri e Finanze e i Direttori Politici, sulla base delle indicazioni degli Sherpa, svolgono solitamente anche un ruolo chiave nel negoziato del testo della Dichiarazione Finale.

I grandi temi. Nei mesi di preparazione al G7 verranno istituiti dei Gruppi di lavoro su temi specifici, composti da esperti dei Paesi G7 per approfondire, su mandato dei Capi di Stato e di Governo, gli argomenti che saranno materia di dibattito nel corso del summit ufficiale. Il maggiore coinvolgimento delle economie emergenti, dei Paesi in Via di sviluppo e di altri attori internazionali come le Organizzazioni Internazionali, è andato di pari passo con l’evoluzione dei temi trattati dal G7. All’interesse iniziale per i problemi di stabilità finanziaria e di coordinamento macroeconomico si è affiancata, nel corso del tempo, la sensibilità verso altri temi cruciali, dallo sviluppo del Terzo Mondo ai cambiamenti climatici, alla sicurezza alimentare, alla prevenzione delle pandemie, alla risoluzione delle crisi internazionali, sino adesso alla questione dei Migranti che sarà al centro del prossimo faccia a faccia tra i grandi del pianeta. Spazio e priorità a questioni che, d’altronde, sono ormai entrate a far parte a pieno titolo dei lavori dei vertici del G7.

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