Taormina evasione fiscale B&B

Si estenderanno su un periodo di almeno tre anni, a partire dal 2013 ad oggi, i controlli della Guardia di Finanza di Taormina sull’evasione fiscale nella località turistica che riguarda attività del settore ricettivo. Le Fiamme Gialle hanno infatti chiesto alla casa municipale di fornire gli elenchi di chi ha pagato la tassa di soggiorno negli ultimi tre anni, da quando cioè l’imposta è entrata in vigore, ovvero dal 1 gennaio 2013. La Gdf vuole gli elenchi completi delle attività e si prepara a passare al setaccio B&B, case vacanza, affittacamere, agriturismi e residence per accertare con una serie di verifiche incrociate se gli operatori economici sono in regola o meno.

Alla scoperta di un mercato sommerso. L’Amministrazione sta predisponendo adesso la trasmissione del dossier contenenti gli atti per la Compagnia della Guardia di Finanza di Taormina con l’elenco dettagliato delle strutture ed i resoconti dettagliati di quelle che risultano in regola con i pagamenti e quelle che, invece, non hanno versato le somme dovute. La tassa di soggiorno potrebbe rivelarsi la punta dell’iceberg per andare a verificare, di riflesso, se le varie attività risultano non soltanto in regola con l’imposta turistica ma anche con i vari tributi come acqua e spazzatura. Gli albergatori, danneggiati in questi anni dalla concorrenza sleale della cosiddetta “ricettività alternativa”, si dicono certi che da questa indagine ora potrebbe emergere un “sommerso” di circa 400 mila euro non versati sulla tassa di soggiorno e che almeno il doppio potrebbe riguardare il mancato pagamento di tributi. La Guardia di Finanza ha richiesto la trasmissione degli atti al Comune “con urgenza”.

Indagini in tutta Italia. Un’analoga operazione della Guardia di Finanza, di recente ha portato a galla a Venezia l’esistenza di oltre 100 strutture ricettive abusive. Le attività perquisite, sconosciute al fisco, hanno evaso 120 mila euro di tassa di soggiorno ed almeno 2 milioni di euro di tributi vari, ed inoltre 200 mila euro di Iva. In terra veneta i finanzieri hanno fatto ricorso al software “Domus network”, un sistema che ha permesso di incrociare l’effettiva offerta ricettiva registrata dal Comune, con quella che appariva in rete, superiore di almeno il 50% rispetto a quella reale.Secondo quanto riferito dai finanzieri e dai vigili urbani, i titolari dei B&B, italiani e stranieri, potrebbero aver goduto anche dei contributi della legge Speciale per Venezia per fare lavori ma soprattutto hanno omesso le segnalazioni di legge alla Questura per l’antimafia e il terrorismo. I titolari dei B&B si sono già visti comminare sanzioni per 50 mila euro ma i controlli proseguono su una rete di 3 mila alloggi e a quelli controllati ora, ne seguiranno almeno altri mille nell’immediato. Significativo, per gli investigatori, il fatto che si sia riusciti a individuare dal titolare di un singolo immobile fino a chi ne gestiva 30, creando di fatto una vera e propria rete pseudo alberghiera illegale che attraverso internet arrivava a offrire ospitalità per tariffe medie intorno ai 208 euro a notte.

Indagine lunga un anno. L’indagine era iniziata nel settembre del 2015. Per riuscire ad individuare le strutture che operavano senza autorizzazione, gli specialisti della Gdf hanno creato un programma, denominato “Domus network”, che ha facilitato lo svolgimento dell’indagine. Scoperte numerose attività abusive anche in altre città italiane. E adesso si stringe il cerchio anche sugli evasori in Sicilia, a Taormina, nella località che per eccellenza è la capitale del turismo dell’isola e dove si trova la più alta concentrazione di strutture alberghiere ed extra-alberghiere con oltre 7 mila posti letto più tanti altri che ormai nemmeno si contano più.

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