Taormina Incendio shelter carabinieri vicini identificazione piromane

Si stringe il cerchio attorno al piromane del ristorante – pizzeria “Shelter”. Ore importanti, forse decisive, nelle indagini delle Forze dell’ordine sul raid incendiario compiuto nella notte tra il 19 e 20 maggio a danno del noto locale che si trova nel centro storico di Taormina. I Carabinieri stanno cercando di risalire all’identita’ dello sconsiderato il cui folle gesto solo per circostanze fortuite non ha causato una strage in via Fratelli Bandiera. L’inquietante episodio che ha colpito lo stimato imprenditore taorminese Pancrazio Cingari e la moglie Maria si è verificato intorno alle 01.30. A dare l’allarme fu l’imprenditore Ernesto De Luna mentre le fiamme vennero tempestivamente domate dai proprietari del vicino lounge bar “Morgana”, Guido Spinello e Christian Sciglio, che attrezzati di estintore hanno preceduto l’intervento dei Vigili del Fuoco.

Scongiurata la tragedia. Il rogo ha deturpato la piazzetta dove solitamente vengono posizionati i tavoli dello ‘”Shelter”, interessando la tenda che sovrasta la struttura e poi anche tavolini e sedie, sino anche a far saltare parte della pavimentazione. In frantumi alcune vetrate ed inoltre sono rimasti danneggiati alcuni impianti ed infissi. L’incendio avrebbe potuto avere conseguenze ancor più gravi e drammatiche, poiché sopra lo “Shelter” si trovano delle abitazioni e le fiamme stavano per raggiungere i fabbricati sovrastanti la piazza.

I filmati delle telecamere di videosorveglianza. Le indagini si stanno concentrando sui filmati del sistema di videosorveglianza di cui è dotato lo “Shelter” ma si valutano anche i contenuti di altre telecamere site in zona, per l’individuazione del piromane. Tutte le immagini di quella notte sono al momento al vaglio dei Carabinieri. Si cerca l’individuo misterioso che è entrato in azione per l’esattezza alle ore 01.21. Dai filmati emergerebbe la presenza nella piazzetta del locale, ubicato vicino al Corso Umberto, di un individuo proteso ad appiccare le fiamme servendosi di una bottiglia. La stessa bottiglia contenente il liquido incendiario sarebbe stata poi prontamente recuperata dagli inquirenti, in un punto a poca distanza dallo ”Shelter”. Il piromane si copriva il volto, a quanto pare, con un cappuccio, il che rende per forza di cose più complesse le indagini e le attività investigative finalizzate all’identificazione dell’autore del raid. Ma ci sarebbero ulteriori altri elementi all’esame delle Forze dell’Ordine e nello specifico dei Carabinieri, che potrebbero consentire la svolta ed in grado di portare ad una soluzione risolutiva del giallo.

Domande e perplessità. Chi è il piromane incappucciato e da dove proviene? Perché ha colpito lo “Shelter”? Da dove è fuggito e come? Sono alcune delle domande a cui stanno provando a dare una riposta le Forze dell’Ordine per risolvere un caso che viene seguito con particolare attenzione dell’intera comunità taorminese. L’episodio ha colpito l’imprenditore Cingari ma ha inevitabilmente anche turbato gli altri operatori economici del paese, perché quel raid sarebbe potuto capitare a danno di chiunque. Al momento rimane il clima di stretto riserbo tra gli inquirenti anche se in ogni caso, sulla motivazione del fatto, e’ stata immediatamente già esclusa la pista del racket.

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