Carretti Siciliani

È senza dubbio uno dei simboli più noti della Sicilia nel mondo. Nato come mezzo di trasporto dipinto con scene religiose o epico cavalleresche e totalmente decorato con elementi di ispirazione barocca o arabo-normanna si è affermato nel tempo come vero e proprio elemento d’arte: stiamo parlando del carretto siciliano, una icona del folklore isolano, al centro di una mostra allestita al Palazzo dei Congressi di Taormina dal Muscà – l’Associazione Carretti Siciliani di Trecastagni, dal 15 maggio e fino al 31 luglio. La mostra è aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 22.00 (Prezzo biglietto: 5 euro intero – 3 euro ridotto).

Non solo carretti siciliani. In esposizione oltre 100 pezzi originali della tradizione popolare siciliana, tra carretti, bardature, veline, foto storiche e anche una speciale collezione di Cartelli dell’Opera dei Pupi, manifesti pubblicitari che propagandavano l’”Opra”. Nel 2008 l’Unesco ha iscritto l’Opera dei Pupi tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell’Umanità, dopo averla originariamente proclamata nel 2001. È stato il primo Patrimonio italiano a esser inserito in tale lista.

La mostra permette di fare un vero e proprio salto nel tempo. Il carretto siciliano ben rappresenta infatti la situazione della Sicilia del 1800. La conformazione tipica, un carro di legno con due ruote molto alte, rimanda alle condizioni delle rete stradale di allora, sentieri naturali rischiosi da percorrere, fattore che spiega anche perché sui carretti si dipingevano figure di santi protettori come auspicio per la buona riuscita del viaggio. Le immagini sacre lasciano spazio nel tempo ad altri elementi decorativi, nati come vezzo dei proprietari benestanti. Furono proprio le decorazioni a renderli famosi in tutto il mondo. Solo pochi mesi fa la Sicilia ha detto addio al maestro Domenico Di Mauro, 102 anni, iscritto nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Sicilia, autodefinitosi “ultimo decoratore di carretti”, che dipingeva da quando aveva dodici anni.

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Diversi viaggiatori, letterati e scrittori, ne hanno parlato. Tra le descrizioni più famose c’è sicuramente quella di Guy de Maupassant che dal suo viaggio in Sicilia ne trasse quasi un inno all’Isola. Maupassant, che ha elogiato la città di Taormina definendola «un paesaggio che possiede tutto quel che sulla terra serve per sedurre gli occhi, la fantasia», ha parlato del carretto siciliano come un rebus che cammina: «Piccole scatole quadrate, appollaiate molto in alto su ruote gialle, decorate con pitture semplici e curiose, che rappresentano fatti storici, avventure di ogni tipo, incontri di sovrani, ma prevalentemente le battaglie di Napoleone I e delle crociate; perfino i raggi delle ruote sono lavorati. Il cavallo che li trascina porta un pennacchio sulla testa e un altro a metà della schiena (…). Quei veicoli dipinti, buffi e diversi tra loro, percorrono le strade, attirano l’occhio e la mente e vanno in come dei rebus che viene sempre la voglia di risolvere».

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