Piscina comunale di Taormina
Piscina comunale di Taormina

La Regione siciliana revoca un finanziamento da 3 milioni e 850 mila euro al Comune di Taormina ed è guerra aperta con la casa municipale che ora “minaccia” di intraprendere un’azione legale nei confronti proprio degli uffici palermitani. L’iter inerente il Dipartimento dell’Energia comprende interventi, per altro già effettuati, per il rifacimento dell’illuminazione pubblica (2 milioni e 750 mila euro) e della caldaia della piscina comunale (Un milione 100 mila euro). Taormina aveva dato adesione all’avviso pubblico del 9 dicembre 2009 avente per oggetto “Bando per la concessione delle agevolazioni agli enti locali e altri soggetti per azioni di sostegno alla produzione pubblica di energia da fonti rinnovabili, all’incremento dell’efficienza energetica e alla riduzione delle emissioni climalteranti”, in attuazione del Po Fesr 2007/2013, Asse 2 obiettivi operativi 2.11 e 2.1.2.

Il progetto. L’istanza di finanziamento era stata presentata il 2 agosto 2010 dall’Amministrazione comunale del tempo. La domanda della “Perla” si era piazzata al 18esimo posto della graduatoria definitiva nella categoria «Efficienza energetica, cogenerazione, gestione energetica». Il tutto riguardava, in buona sostanza, lo sfruttamento di energie alternative tra le quali il fotovoltaico, ed il posizionamento della nuova caldaia all’impianto natatorio di contrada Bongiovanni. Ora che i lavori sono stati eseguiti il Comune rischia di trovarsi senza quei fondi a disposizione per procedere ai pagamenti e a Palazzo dei Giurati sono state chieste spiegazioni alla Regione e viene presa in considerazione l’opportunità di avviare un’azione legale. «Il progetto prevedeva l’esecuzione dei lavori entro il 30 novembre dello scorso anno e la relativa rendicontazione entro il 30 dicembre – spiega l’ing. Massimo Puglisi, dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale -. Abbiamo fatto tutti gli adempimenti dovuti ma la Regione ha sollevato alcuni cavilli di carattere prettamente burocratico. Abbiamo dato tutte le risposte e i chiarimenti dovuti. Adesso valuteremo con l’Amministrazione comunale le opportune iniziative da porre in essere».

Errore della Regione. Una problematica che sarebbe stata sollevata riguarderebbe la pubblicazione della gara in ambito non solo regionale ma anche nazionale.
La questione potrebbe risolversi in una “guerra di carte bollate”. Il DDG 97 del 14/03/2016 è stato annullato con DDG 159 del 23/03/2016 per motivi di carattere formale, poiché quest’ultimo non richiamava la normativa sul bilancio regionale. La normativa di riferimento dispone, infatti, che per gli atti quali quello adottato dalla Regione per estromettere il comune dalla graduatoria devono essere citate le normative di approvazione del bilancio regionale. Quindi essendoci un errore di forma da parte della Regione Siciliana il decreto è stato annullato. Adesso bisognerà capire se, in sostanza, annullando il DDG 159 del 23/03/2016 con cui si estrometteva dalla graduatoria dei progetti ammissibili a finanziamento quello del Comune di Taormina, la casa municipale possa avere modo di ripresentare correttamente la propria richiesta di finanziamento. Ma su questo c’è incertezza e l’incubo di Palazzo dei Giurati è che una eventuale inammissibilità definitiva vada a creare un buco, una voragine, nel bilancio comunale. A quel punto bisognerebbe anche far fronte al rischio di trovarsi al cospetto di un inatteso debito fuori bilancio. Un problema serio se si considera che nelle prossime settimane la città del Centauro dovrà ripresentare alla Corte dei Conti il piano di riequilibrio dell’ente per provare ad allontanare in via definitiva il pericolo del dissesto.

Tempi biblici. Vicenda nella vicenda, a prescindere da come andrà a finire la diatriba tra Comune e Regione, non può non rimarcarsi come la stessa tempistica del procedimento lasci molto a desiderare. Possibile mai, infatti, che la Regione abbia impiegato un così lungo lasso di tempo (sei anni circa) per definire la posizione del Comune (e per di più, per rendersi conto di mancanze formali nella proposta avanzata dall’amministrazione civica)? Tempi, questi, che non denotano una particolare attenzione nei confronti della tempistica procedimentale e che ingrigiscono ancor di più, se possibile, il panorama complessivo della gestione dei finanziamenti indiretti dell’UE.

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