Casa di riposo Carlo Zuccaro
Casa di riposo Carlo Zuccaro

Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione accolgono il ricorso proposto dal Comune di Taormina contro l’Associazione Villa Regina e rimettono la causa davanti la Corte d’Appello di Messina, in diversa composizione, per la decisione nel merito. La questione concerne le spese di gestione della casa di riposo affrontate dall’ente locale negli anni passati quando la struttura era gestita dal sodalizio etneo.

La contesa. Non è stata ancora scritta, dunque, la parola fine sui rapporti tra il Comune di Taormina e l’Associazione “Villa Regina”, che dal 31 agosto 2004 al 25 febbraio 2008 ha gestito la casa di Riposo “Carlo Zuccaro”. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno accolto il ricorso proposto dal Comune e rigettato le argomentazioni svolte da “Villa Regina”.
Come è noto, il Collegio arbitrale previsto dalla convenzione stipulata tra le parti, costituito dal presidente Rag. Girolamo Ganci, dagli arbitri avv.ti Francesco Marullo e Silvestro Vitale, segretario avv.Danilo La Monaca, estromise, con lodo parziale del 6/11/2007, sollevando alcuni inadempimenti, l’Associazione Villa Regina dalla gestione della casa di Riposo “Carlo Zuccaro” ma poi con lodo definitivo del 21-10-2008, venne rigettata la domanda di risarcimento proposta dal Comune ed anzi l’ente locale fu condannato a corrispondere alla suddetta Associazione, a titolo di integrazione della retta di ricovero degli anziani non autosufficienti, la somma di 590 mila 980,11 euro, oltre ad interessi e spese.

L’Appello. Il Comune, ritenendo che il Collegio arbitrale avesse violato le norme di diritto relative al merito della controversia, impugnò il lodo arbitrale davanti la Corte d’Appello di Messina. Mentre all’epoca di stipula della convenzione tra il Comune e l’Associazione Villa Regina (2004), l’art. 829 del codice di procedura civile prevedeva che, salvo deroghe convenzionali, i lodi arbitrali fossero sempre impugnabili per violazioni di norme di diritto sostanziali, l’art. 24 del decreto legislativo 40/2006, entrato in vigore il 2 marzo 2006, ossia cinque giorni prima dell’avvio del procedimento arbitrale, ha modificato il predetto art.829 c.p.c. nel senso che, così come recita la nuova disposizione, “l’impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è ammessa se espressamente disposta dalle parti o dalla legge”. La Corte d’Appello di Messina, applicando la disciplina sopravvenuta dichiarava inammissibile il ricorso e condannava il Comune alle ulteriori spese. Proposto ricorso davanti la Cassazione, con ordinanza interlocutoria depositata l’11/12/2015, la Prima Sezione Civile del predetto Organo Giurisdizionale, decise di rimettere la questione alle Sezioni Uniti Civili, trattandosi di un ricorso che presentava una questione di diritto già decisa in senso difforme dalle sezioni semplici.

Patto compromissorio. Prima del 2012 la Cassazione, infatti, ha insistito sulla necessità di salvaguardare l’efficacia del “patto compromissorio”, che, in quanto manifestazione della volontà delle parti, continua ad essere disciplinato dalla legge in vigore al momento in cui esso è adottato, risultando insensibile alle modificazioni legislative successive al tempo della sua adozione. Nel 2013 ha, invece, fissato il principio che l’impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è ammessa solo se espressamente disposta dalle parti o dalla legge.

Ricorso accolto. Le Sezioni Unite della Cassazione, all’udienza del 3 maggio 2016, dopo aver sentito i procuratori delle parti (il Comune di Taormina è stato assistito dall’avv. Carlo Umberto Lo Schiavo, l’Associazione Villa Regina dall’avv. Carlo Vermiglio), con il parere contrario del Pubblico Ministero, ha risolto il quesito chiarendo che l’art.829 comma 3 cpc, riformulato dal d.lgs 40/2006 si applica nei giudizi arbitrali promossi dopo l’entrata in vigore del suddetto decreto, ma la “legge” cui lo stesso art. 829 cpc rinvia per stabilire se è ammessa l’impugnazione è quella vigente al momento della stipulazione della convenzione d’arbitrato, ossia quanto sostenuto dal Comune di Taormina.In dipendenza del predetto principio, le Sezioni Unite della Suprema Corte, hanno accolto il primo motivo del ricorso proposto dal Comune, dichiarando assorbiti il secondo ed il terzo motivo, ha cassato la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e ha rinviato anche per le spese alla Corte d’Appello di Messina in diversa composizione.

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