Catania via Plebiscito. Zona in cui si trova uno degli immobili donati da Carlo Zuccaro
Catania via Plebiscito. Zona in cui si trova uno degli immobili donati da Carlo Zuccaro

Dopo tante polemiche si sblocca l’iter per il regolamento per l’istituzione e l’assegnazione delle Borse di Studio volute dal cavaliere don “Carlo Zuccaro”, benefattore che ha lasciato numerosi beni in eredità al Comune di Taormina. Il regolamento per l’iniziativa voluta dal “benefattore emerito della Città di Taormina” è pronto ed è stato trasmesso dal presidente del Consiglio, Antonio D’Aveni, nelle scorse ore all’attenzione della competente Commissione consiliare.

Passo in avanti. Proteste sulla mancata definizione di questa iniziativa erano arrivate sino a questo momento, a più riprese, soprattutto da Liborio Picone, l’ex dirigente di Palazzo dei Giurati, e persona di fiducia di “don Carluccio”, che aveva scritto anche al Quirinale per lamentare i ritardi dell’ente locale e le inadempienze rispetto alle volontà del mecenate. «Credo che per rendere merito all’impegno ed alle volontà di don Carlo Zuccaro – afferma adesso Picone – ci voglia ben altro che questo avvio ora decisamente in ritardo dell’iter per le borse di studio. E’ un primo passo ed è un fatto positivo. Ma voglio anche ricordare che bisognerebbe ricordarsi di altro, della targa con foto del cavaliere che mi dicono sia scomparsa nella palestra della ex scuola elementare e di andare ogni tanto a pulire la tomba del benefattore».

Il benefattore. Don Carlo Zuccaro ha lasciato al Comune, tra i vari beni, dei locali siti a Catania nel cui iter formale di passaggio alla casa municipale taorminese ha indicato espressamente la richiesta che fossero istituite le borse di studio per gli studenti meritevoli di Taormina. Il testamento di Zuccaro prevedeva che gli eventuali introiti degli affitti delle botteghe fossero devoluti agli studenti. Nel 2010 è morta anche la nipote del benefattore e ci sono voluti 6 anni affinché si arrivasse ad una svolta. «Don Carlo è una persona che ha lasciato un immenso patrimonio al Comune e alla città – conclude Picone – e meritava ben altro rispetto di quello che sinora gli è stato dimostrato. Se per caso oggi ci fosse un altro benefattore intenzionato a fare analoghi lasciti, gli direi di non lasciare nulla al Comune perché non lo merita».

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