Messina mafia politica 35 arrestati coinvolto presidente paolo david

È Messina al centro di una maxi operazione antimafia denominata “Matassa” che vede impegnati dalle prime ore del giorno gli uomini della Squadra Mobile, con la collaborazione dei Commissariati della Provincia e delle Squadre Mobili di Palermo, Catania, Caltanissetta, Enna, Reggio Calabria, e Vibo Valentia, a eseguire i provvedimenti firmati dal gip Maria Teresa Arena su richiesta dei pm Liliana Todaro e Maria Pellegrino della Dda diretta da Guido Lo Forte. L’indagine coinvolge le consorterie mafiose messinesi di spicco, ma anche personaggi del mondo politico locale, sotto accusa per voto di scambio.

Associazione mafiosa contro la persona e il patrimonio. L’operazione va a colpire dritto il cuore della mafia messinese, vertici e affiliati di tre clan storici che operano nei quartieri di Camaro-San Paolo e di Santa Lucia Sopra Contesse. Estorsioni, spaccio di sostanze stupefacenti, acquisizione della gestione o del controllo di attività economiche, di appalti e di servizi: sono questi i reati contestati a 35 persone, di cui 26 raggiunte da ordine di custodia cautelare e 9 sottoposte agli arresti domiciliari. Sono state inoltre sottoposte a sequestro preventivo quattro società tutte con sede a Messina tramite le quali sarebbero stati commessi atti illeciti (“La Piazzetta”, “Consorzio sociale siciliano”, “Ser.Ge.93 Servizi Generali”, “Cooperariva sociale Angel”).

Legami con la politica. Nel mirino delle indagini le elezioni regionali, politiche e comunali che vanno dall’ottobre del 2012 al giugno 2013 e che sarebbero state condizionate da una compravendita di voti. Tra i nove arrestati anche il consigliere comunale Paolo David, prelevato dalla Polizia intorno alle quattro del mattino per essere trasportato al carcere di Gazzi. David, già capogruppo nelle fila del Pd, transitato a dicembre 2015 a Forza Italia sulle orme di Francantonio Genovese, è già indagato nell’inchiesta Gettonopoli. Agli arresti domiciliari è finito invece Giuseppe Capurro, ex consigliere comunale.

Tutti i nomi. Gli arrestati: Carmelo Ventura, 55 anni; Andrea De Francesco, 45 anni; Lorenzo Guarnera, di 55; Salvatore Mangano, 37 anni; Albino Misiti, 54; Giovanni Moschitta, 57; Adelfio Perticari, 46; Domenico Trentin, 37; Giovanni Ventura, 35; Santi Ferrante, 61; Salvatore Pulio, 45; Fortunato Cirillo, 50; Gaetano Nostro, 47; Raimondo Messina, 43; Giuseppe Cambria Scimone, 52; Giovanni Celona, 46; Francesco Foti, 52; Francesco Giacoppo, 50; Angelo Pernicone, 35; Luca Siracusano, 40; Pietro Santapaola, 52; il consigliere comunale Paolo David, 59 anni; Pietro Costa, 27; Fortunato Magazzù, 27; Francesco Tamburella, 33. Ai domiciliari: Vincenza Celona, 44 anni; l’ex consigliere comunale Giuseppe Capurro, 61; Giuseppe Picarella, 61; Baldassarre Giunti, 57; Stefano Genovese, 62; Carmelo Catalano, 24; Carmelo Bombaci, 34; Massimiliano Milo, 37; Rocco Miloro, 40.

I dettagli. L’operazione colpisce soggetti che sono attivi oggi sul territorio messinese come è stato specificato in conferenza stampa dal questore di Messina Giuseppe Cucchiara e dal Procuratore Capo Guido Lo Forte. Le indagini si sono svolte tra il luglio 2011 e il giugno 2013 raccogliendo intercettazioni telefoniche e ambientali sostenute dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che individuano i capi della consorteria mafiosa operante a Camaro in Santi Ferrante e Carmelo Ventura, il primo ancora in grado di esercitare pressioni nonostante sia detenuto in regime carcerario 41 bis, e il secondo tornato in libertà nel novembre 2011, mentre il terzo “capo” è il detenuto Giacomo Spartà, boss di S. Lucia Sopra Contesse. I gruppi agiscono in sinergia per evitare guerre tra clan e si dividono “democraticamente” i proventi illeciti, tenendo sotto scacco imprenditori della zona o tramite spaccio, rapine, estorsioni. Per un indagato, Domenico Trentin, figura anche l’accusa di tentato omicidio con l’aggravante del metodo mafioso commesso in data 19 febbraio 2012.

Rapporti mafia-politica. “È stata accertata l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere finalizzata al voto di scambio”, in merito alle consultazioni elettorali per il rinnovo del consiglio regionale del 28-29 ottobre 2012, delle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 e delle elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Messina del 9-10 giugno 2013. Sono coinvolti il consigliere comunale Paolo David, Angelo Pernicone, Giuseppe Pernicone, Baldassarre Giunti, Giuseppe Picarella, Stefano Genovese e Adelfio Perticari. In cambio di somme di denaro, generi alimentari, assunzioni presso strutture sanitarie, agevolazioni per il disbrigo di pratiche burocratiche ed altro, Angelo Pernicone, Giuseppe Pernicone e Baldassarre Giunti per il clan Ventura e Adelfio Perticari per il clan Spartà procuravano voti a Franco Rinaldi, Francantonio Genovese e Paolo David. Giuseppe Picarella, titolare e gestore di strutture sanitarie, garantiva invece assunzioni ai soggetti che promettevano il loro sostegno elettorale ai candidati. Giuseppe Capurro, ex consigliere di Messina dal 2005 al 2008, è invece indagato di concorso esterno in associazione mafiosa, per aver contribuito, senza farne parte, al rafforzamento dell’associazione mafiosa guidata da Ventura, Capurro si sarebbe attivato per risolvere alcune problematiche amministrative per consentire a Ventura e ai suoi l’intestazione fittizia di beni. Inoltre, avrebbe accettato di procurare voti in cambio di denaro durante le amministrative 2013.

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