Il governatore della Sicilia Rosario Crocetta
Il governatore della Sicilia Rosario Crocetta

Dovevano essere cancellate nel 2013, ma in Sicilia la riforma sull’abolizione delle province si è trasformata in un lungo calvario. Mentre il resto d’Italia recepiva la legge Delrio, la versione siciliana della riforma sulle province targata Crocetta si è dovuta arrendere prima alla bocciatura dell’Assemblea regionale siciliana, e poi a Palazzo Chigi, che nell’autunno scorso l’ha impugnata. Una riforma fallimentare, dunque, che non ha fatto altro che trasformare gli enti intermedi siciliani in una sorta di creatura mitologica a metà tra le vecchie province e i nuovi consorzi. La riforma Crocetta da un lato istituiva, almeno sulla carta, i liberi consorzi e le città metropolitane; dall’altro, però, non completava la soppressione delle nove province indicando compiti e strutture amministrative dei nuovi enti. Per tre anni i nove “Minotauro” siciliani hanno navigato a vista, amministrati da commissari straordinari con incarichi mensili prorogati di volta in volta dallo stesso Crocetta.

La svolta. Passavano gli anni e gli enti intermedi accumulavano debiti. Con 180 milioni di euro che pesano sulle casse delle ex province, il Parlamento regionale siciliano ha deciso di cestinare la riforma Crocetta e recepire la legge varata dal ministro Graziano Delrio nel resto d’Italia. Ma in Sicilia anche copiare una legge nazionale può diventare un paradosso. Il nodo da sciogliere rimaneva l’elezione del sindaco metropolitano. Mentre nel resto d’Italia la legge Delrio lo individua automaticamente tra i sindaci del capoluogo, In Sicilia il governo Crocetta, insieme a una fetta del parlamento, avrebbe voluto assegnare il ruolo di primo cittadino delle città metropolitane attraverso la lotteria delle elezioni. Ma la visita di Renzi in Sicilia ha chiuso la partita. Il Premier non avrebbe potuto firmare accordi milionari con Bianco e Orlando se i due non fossero stati i rappresentanti delle aree metropolitane di Catania e Palermo. Così sotto la minaccia di una nuova impugnativa della riforma, l’Ars ha deciso di fare marcia indietro.

La Sicilia uccide il Minotauro. A tre anni di distanza dal primo voto all’Ars e dopo tanti tentativi andati a vuoto, l’Assemblea Regionale ha recepito la legge Delrio sull’istituzione di liberi consorzi e città metropolitane. Grazie al voto segreto, come Teseo l’Ars è riuscita a sconfiggere il Minotauro nato dalla riforma Crocetta e mettere la parola fine al travagliato iter per l’abolizione delle province. Con 34 voti favorevoli e 27 contrari è stato superato lo scoglio del sindaco metropolitano: anche in Sicilia il sindaco metropolitano sarà di diritto il primo cittadino del comune capoluogo. La Sicilia è riuscita a cancellare i tanto odiati enti intermedi, e pazienza se per copiare una legge nazionale siano dovuti passare più di tre anni.

Vincitori e vinti. Bianco, Orlando e Accorinti hanno vinto, senza scendere in campo, la poltrona di sindaco della città metropolitana. Tra i perdenti, invece, c’è ovviamente lui, Rosario Crocetta, notoriamente contrario all’applicazione della Delrio sui sindaci metropolitani. Una sconfitta, quella di Crocetta, che è anche quella delle Provincia stesse. Un ente per anni in stand by, commissariato e senza risorse, a causa delle idee riformatrici di Crocetta e dei tanti improvvisati “difensori dell’autonomia siciliana”. A perdere, in questi anni, sono stati i dipendenti senza stipendi, i ragazzi costretti a frequentare scuole fatiscenti, i giovani disabili rimasti a casa per lo stop dei servizi a loro dedicati, i cittadini e gli automobilisti costretti a percorrere strade danneggiate e pericolanti. Alla fine di questa lunga e faticosa storia delle province a perdere davvero è stata la Sicilia.

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