300 homeless palco teatro anticotaormina film fest social scoppia polemica

George è un uomo disperato. Il mondo sembra essersi dimenticato di lui. Non ha un lavoro, non ha una casa, non ha soldi, non ha più affetti.La sua esistenza è un’odissea che si consuma nella ricerca di qualcosa da mangiare e di un letto per dormire, cercando di recuperare il rapporto con la figlia. Potrebbe trattarsi di una storia che ha per protagonista uno dei tanti senzatetto delle nostre città, ma è la trama del film-reality in cui Richard Gere si è trasformato in un homeless alla deriva tra le strade inospitali di New York, ha chiesto davvero l’elemosina ai bordi delle strade, non è stato riconosciuto da nessuno, ha nascosto le telecamere per mostrare al pubblico che cosa accade davvero, come le persone si comportano davanti a chi ha bisogno d’aiuto. Quell’aiuto che adesso Gere, diventato Presidente Onorario del Taormina Film Fest, insieme alla general manager Tiziana Rocca, vuole restituire a trecento senzatetto siciliani. Durante la serata inaugurale della sessantaduesima edizione della kermesse cinematografica trecento clochard provenienti da tutta la Sicilia saliranno sul palco del Teatro Antico.

Da invisibili e visibili. “Time out of mind” è riuscito a rendere invisibile tra le strade più trafficate di New York uno degli attori più famosi al mondo, adesso Richard Gere, con in suo progetto #HomelessZero esportato anche in Itala, vuole sottoporre all’attenzione del grande pubblico la realtà di chi vive ai margini della società. La prima serata del Taormina Film Festival sarà, dunque, l’occasione per dare risalto ai cosiddetti invisibili. Una sorta di favola contemporanea dove gli emarginati senza fissa dimora saranno protagonisti di una serata al Teatro Antico. Ma dal dare visibilità agli invisibili alla spettacolarizzazione della povertà il passo è breve. Sarà un duro palcoscenico quello dell’11 giugno per Richard Gere e Tiziana Rocca che devono stare attenti a non inciamparenell’esibizione delle umane difficoltà.

Scoppia la polemica sui social. L’articolo appena pubblicato su TaorminaToday viene subito condiviso e commentato sui social. «Ditemi che non è vero! Praticamente 300 poveracci senza casa – ed, immagino, senza lavoro – presi da varie parti della Sicilia e sbattuti sotto i riflettori del palco, versione moderna di quei “fenomeni da baraccone”, esposti alla curiosità, tra il morboso ed il compassionevole, del pubblico nei circhi e teatri di fine ‘800!», il commento di Mariateresa Papale, presidente dell’associazione “Arte e Cultura a Taormina” che non crede nella buonafede dell’operazione: «Un’operazione di cinica “fuffa” ad uso e consumo di fotoreporters, rotocalchi e magazine che sguazzano nella spettacolarizzazione trash delle umane difficoltà che oggi impera nei media, fatto passare come “…un modo per dare ‘risalto’ ai cosiddetti ‘invisibili’…”!»,e conclude rivolgendo un consiglio alla general manager del Taormina Film Fest: «La Sig.ra Rocca vuole veramente aiutare gli homeless? Innanzitutto ne tuteli la dignità come persone e non le “usi”: invece, di buttare un sacco di soldi per il loro trasporto da ogni angolo della Sicilia, l’ospitalità negli alberghi, pranzi&cene etc. a Taormina, con la stessa cifra costituisca un fondo, dove magari far convergere il ricavato dei biglietti di quella serata ed aperto ad ulteriori donazioni, che faccia loro un prestito d’onore, una sorta di micro-credito con cui possano ricominciare a riprendere in mano la propria vita. Già, ma questo non fa spettacolo!». E tra i commenti chi vede similitudini con il G8 dell’Aquila: «Che roba brutta! Saranno al guinzaglio o potranno circolare liberamente in appositi recinti? Mi ricorda, in piccolo, il G8 dell’Aquila».

Charity o show. Puntare i riflettori su un problema sicuramente attuale come quello dei senzatetto può avere diverse letture, e non è esente da critiche. Se da un lato la scelta della general manager Tiziana Rocca di portare sul palco del Teatro Antico trecento senzatetto è animata dalla volontà di rendere visibile un fenomeno sociale che spesso nessuno considera, dall’altro fa molto discutere. Il rischio è che la spettacolarizzazione si travesta da beneficenza, che la miseria, i disagi e le sofferenze di queste trecento persone senza fissa dimora vengono strumentalizzate in nome dello spettacolo… ma si sa in alcuni casi “the show must go on”.

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