Taormina Tango Festival, grande attesa è boom di iscrizioni

C’è grande attesa ed è già boom di iscrizioni per la prima edizione del Taormina Tango Festival, kermesse dedicata al tango argentino che avrà luogo dal 16 al 19 giugno nella città del Centauro. Il progetto artistico-culturale nasce dall’incontro tra la passione per l’arte e la cultura dell’architetto Salvatore Tudisco e la passione per il tango e le tradizioni popolari di Francesca Giuffrida. Lo staff dell’evento si avvarrà inoltre dell’esperienza organizzativa nell’ambito del tango di Francesco Furnari e Giorgio Lorefice, e dell’esperienza artistica della maestra di tango Carina Morrudo, argentina di nascita e siciliana d’adozione. Fulcro centrale della manifestazione sarà l’esibizione di cantanti, musicisti e maestri di tango di chiara fama, siciliani e argentini, a dimostrazione della promiscuità e dello scambio, nelle origini del tango, tra la cultura argentina e quella dei nostri connazionali emigrati nell’America del Sud in cerca di fortuna.

Tra danza e poesia. «Il tango – spiega il direttore artistico Salvatore Tudisco – è un genere di musica, di danza e di poesia che nacque nella prima metà dell’‘800 nei sobborghi di Buenos Aires. Qui vivevano gli emigrati italiani, francesi, ebrei, ungheresi e slavi, che, dopo due generazioni, avevano coniato una sorta di dialetto, il “Lunfardo”, detto “lingua degli emarginati”(influenzata soprattutto dai dialetti italiani e dal francese). Essi si servivano di questo per cantare la loro vita, la miseria, le storie d’amore, la loro situazione di povertà, di tristezza, ma anche di gioia e di speranza di rientrare nella lontana patria».

Il tango e l’interiorità dell’uomo. In ogni momento della propria vita, l’uomo ha bisogno di cantare per far tirare fuori i propri sentimenti, di qualsiasi tipo essi siano, e spesso questi canti sono accompagnati da balli. Così a Buenos Aires nacque il tango. Si pensa che il termine “tango” derivi da una parola onomatopeica africana, tan-go, che riproduce il suono delle percussioni, quando vengono suonate. Però esiste anche un’altra origine attribuita al termine tango che sta proprio nella lingua del lunfardo, ovvero: molto spesso i prigionieri nelle carceri, per non far capire alle guardie di cosa stessero parlando, inventarono una lingua scambiando l’ordine delle sillabe all’interno della parola. Da gotàn si avrà tango e questo modo di parlare in codice era chiamato verse, dalla parola revés, “al contrario”. Nel tango, gli afroamericani hanno, invece, portato il ritmo tradizionale africano, il Candombé. Con i Gauchos delle pampas, arrivarono i Payadores (termine che deriva da payada, ovvero improvvisazione) e la loro musica, la Milonga (che in Spagnolo significa festa), che usavano come ritmo per cantare le loro canzoni a suono di chitarra e con le quali trasmettevano le notizie nelle città.

Un mix musicale. L’Habanera, musica tipica cubana, si mescolò con gli altri elementi per creare un mix originale di musica, ballo e canto. Si pensa addirittura che l’Habanera derivi da una danza inglese, diffusasi poi in Francia e in Spagna e in seguito portata dai conquistatori nel Nuovo Mondo, poi diffuso proprio da loro in Argentina. Il termine “tango” cominciò a diffondersi negli anni ’20 dell’’800, e si riferiva ad un tipo di percussione importata dagli afroamericani, e queste melodie venivano suonate con il pianoforte, il flauto e la chitarra. Mescolando i vari generi musicali provenienti da diverse zone dell’Europa e dell’Africa, si creò uno sviluppo della milonga, il genere primordiale del tango. Solo sessanta anni dopo nacque il tango come genere di danza e prese il nome dalla musica dalla quale era accompagnata. «Nei primi decenni – continua Tudisco – le canzoni del tango descrivevano la vita all’interno dei bordelli, dei bassifondi e delle strade di periferia, ovvero i luoghi in cui si stava sviluppando. In seguito, con l’arrivo degli immigrati (soprattutto negli anni ’10 del ‘900) i temi vertevano sulla descrizione di attimi di gioia momentanea, il passato triste e la speranza in un futuro migliore. Queste sensazioni sono date soprattutto dal ritmo sincopato e allegro della milonga. Il termine milonga venne usato in questi decenni per indicare le riunioni, i ritrovamenti (milonguear) delle persone nei sobborghi di Buenos Aires, nei quali si cimentavano a creare nuovi passi, nuove canzoni, nuove musiche. Essi però non possono essere accostati ai payadores, perché questi ultimi improvvisavano le canzoni: possiamo dire che la milonga è nata di conseguenza nelle città rioplatensi sulla base della tradizione dei payadores».

Dai locali più malfamati… A partire dalle milonghe si cominciano a raccogliere i ritornelli più cantati, i testi più originali, in genere filastrocche, e le musiche adatte ai testi e finalmente nascono delle vere e proprie canzoni, molto simili a quelle nostre contemporanee. Questa musica era suonata nei locali più squallidi della capitale argentina, nei luoghi frequentati dalla malavita, nelle periferie, tra la città e la campagna (Borges diceva che non si può sapere con precisione in quale città sia nato il tango, ma si sa in quale via: quella delle prostitute. Le persone più povere nelle loro case utilizzavano uno strumento di origine tedesca, il bandoneón, strumento simile alla fisarmonica, che insieme alla chitarra sono diventati i simboli del tango argentino. Una leggenda racconta che questo strumento arrivò in Argentina per la prima volta nel 1868. Una nave svedese sbarcò al porto di Buenos Aires e uno dei marinai barattò un bandoneòn con una bottiglia di liquore.

… ad inno dei lavoratori. Con gli anni il tango divenne l’inno dei lavoratori, degli uomini che vivevano la vita per inerzia, impotenti, e questo era espresso dai toni bassi, mentre i testi riportavano le emozioni di questi emarginati. I parolieri delle canzoni più famose, descrivono le sensazioni delle classi sociali basse: questa gente aveva paura di deludere le aspettative della famiglia, della loro classe sociale e degli amici, quindi il tango può essere considerato una metafora della vita stessa, lo specchio delle anime della gente.

La Cumparsita. Uno dei tanghi più famosi è sicuramente la Cumparsita (1916) di Gerardo Matos Rodríguez, che descrive una processione stradale, tipica del carnevale. Un altro tango tra i più conosciuti è il Choclo di Ángel Villoldo, del 1925. Il Cominito (1926) di Filiberto è dedicato al quartiere di Buonos Aires La Boca, dove si trova il porto della città e da dove sbarcavano, molti emigrati nello scorso secolo. Queste canzoni hanno un tema comune: l’abbandono dell’uomo da parte di una donna e la speranza che questa torni a casa. Uno dei più grandi scrittori sudamericani, Discepolo, compose molti testi per questo genere (soprattutto in collaborazione con Gardel, il primo e forse il più grande compositore contemporaneo di tango) e lo definiva «un pensiero triste espresso in forma di danza».
Mentre Lev Tolstoj vedeva il tango come l’inno dell’anti-capitalismo, in quanto sprigiona le emozioni represse dalle classi meno abbienti. Questo genere di musica e ballo si suonava nei bar più miseri delle capitali sudamericane, spesso accompagnati dall’alcol e belle donne.
«Il tango – aggiunge Tudisco -, inizialmente era ballato da soli uomini ed era un modo per esercitarsi in mosse mascoline, da “macho”, per sedurre le donne e per scambiarsi i segreti dei metodi di seduzione. Anche Jorge Luis Borges ricorda che quando era bambino il tango era ballato da soli uomini».

L’esordio nella Perla. Il Primo Festival di Tango a Taormina si svolgerà all’insegna della sicilianità e ospiterà maestri di fama internazionale: saranno protagonisti Claudio Forte e Babara Carpino, siracusani doc; Carina Morrudo e Maximiliano Avila, ballerini e coreografi argentini di tango e folklore; Gustavo Guarnieri e Gabriela Perea, sudamericani di nascita e messinesi d’adozione; e con la partecipazione straordinaria di Alejandro Beron e Johana Copes, figlia di Juan Carlos Copes “ballerino del secolo” al quale il grande regista e produttore Wim Wenders ha di recente dedicato un film. Le performance di questi artisti durante le milonghe saranno accompagnate dalle migliori selezioni musicali dei più amati dj di tango siciliani e argentini: Don Giovanni Scavuzzo da Enna, Don Giovanni Nifosì da Messina, Don Salvo D’Urso da Catania, Don Sergio Piscitello da Palermo e Donna Analìa La Rubia da Buenos Aires. Una chicca per appassionati del tango ma non solo, sarà l’esibizione del duo “Tango Sonos”, musicisti professionisti di fama internazionale, di rientro dalla tournée con il maestro di tango più famoso del momento, Miguel Angel Zotto.

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