Sicilia elezioni regionali 2017 corsa alla presidenza

Il vento dell'”effetto redento” soffia sempre più forte sulla lunga corsa per la prossima presidenza della Regione Siciliana? Così pare, così Totò Cuffaro assomiglia sempre più alla variabile imprevedibile della volata per le elezioni regionali. Banalmente verrebbe da dire cosa possa mai avere a che fare con la competizione l’ex governatore da poco tornato in libertà dopo aver trascorso cinque anni in carcere romano di Rebibbia.

Il ritorno? Cuffaro sta presentando in questi giorni il suo terzo libro “L’uomo è un mendicante che crede di essere un re” e il racconto delle due vite di “Toto Vasa Vasa” sta richiamando la presenza di tanta gente, per la storia di Un segnale che fa riflettere e ispira la domanda delle domande: può esserci la possibilità che Totò Cuffaro torni a candidarsi in politica? La risposta del diretto interessato è perentoria: «Assolutamente no: non torno alla politica istituzionale e attiva». Un’interdizione perpetua dai pubblici uffici, non consentirebbe la ricandidatura, neanche volendolo. Ma questo Cuffaro lo sa bene e non per questo non lo sfiora la tentazione di giocare la partita in cabina di regia, da tessitore silenzioso di una nuova coalizione dei moderati.

Battaglia tra catanesi. A destra la sfida per la nomination sembra, ad oggi, una volata a due, tutta catanese, tra Salvo Pogliese e Nello Musumeci. I forzisti pensano all’europarlamentare Pogliese, parlamentare europeo di Forza Italia-PPE e membro della commissione Libe dell’Europarlamento, che vorrebbe ripetere la storia di Crocetta, anche lui nel 2012 europarlamentare in carica che venne poi eletto presidente della Regione. E Pogliese è un nome che, stando alle voci di questi giorni, non dispiace neppure a quel Cuffaro che – repetita iuvant – sogna un nuovo centrodestra al posto dell’inadeguato” -cosi lo ha definito – Crocetta. Gianfranco Miccichè ha pensato di incoronare Nello Musumeci candidato potenziale di Forza Italia e della coalizione. Una scelta che significherebbe anche riconoscere un errore madornale, dopo che quattro anni fa lo stesso Miccichè, correndo da solo per la presidenza, consegnò la vittoria a Crocetta, togliendola a Musumeci. Il presidente della Commissione Antimafia, con o senza il placet dell’ex dirigente di Publitalia, è intenzionato a riprovare la scalata alla presidenza della Regione, forte anche del gradimento di parecchi siciliani che lo ritengono volto spendibile e presentabile a differenza di tanti (troppi) volti del vecchio centrodestra. La ruota gira, la storia qualcosa insegna e Musumeci vuole un’altra sfida, con la convinzione di avere più di un conto in sospeso con la sorte. Lo sa bene Silvio Berlusconi, sconfitto nel 2006 da Prodi al Senato di 24 mila voti per la nefasta esclusione dalla coalizione nazionale – su “veto” di Gianfranco Fini – del movimento Alleanza Siciliana che faceva allora riferimento a Musumeci (che ottenne 36 mila voti).

Possibile spaccatura. Giochi ancora aperti a sinistra dove il gran caos crocettiano rischia di frantumare il quadro e si comincia ad affacciare all’orizzonte lo spettro di una spaccatura simile a quella verificatasi a destra nel 2012 tra Miccichè e Musumeci. «Siamo al 40%, sono pronto a ricandidarmi», ha detto e sbandierato di recente Rosario Crocetta citando un sondaggio che lo vedrebbe – a suo dire – clamorosamente ad «un picco massimo di consensi». Secondo alcuni la verità sarebbe ben diversa e cioè che per il 40% degli intervistati Crocetta è risultato “riconoscibile”: Da qui a dire che siano consensi c’è di mezzo una vita, ma Crocetta ci crede eccome e vuole ricandidarsi.

Le certezze di Faraone. E la ricandidatura di Crocetta potrebbe schiantare una sinistra già alle prese con tanti problemi e altrettanti potenziali candidati. Studia da candidato ormai da tempo Davide Faraone, sottosegretario di Stato del Ministero dell’Istruzione, il “braccio” siciliano di Renzi che dopo aver aver preso la laurea in Scienze Politiche ora vuole la prima poltrona della Regione. Attenzione anche a Enzo Bianco, che sabato scorso ha accolto Renzi e forse non solo per la firma del “Patto per Catania”. Il sindaco di Catania stavolta sarebbe determinato a correre per raccogliere l’eredità di Crocetta e i bene informati non hanno dubbi nel dire che stia già tessendo la tela e la trama. Ma a sinistra c’è in corsa, eccome, anche l’ex deputato regionale del Pd all’Ars Fabrizio Ferrandelli, il leader dei Coraggiosi che da un bel pò si sta organizzando col chiaro obiettivo di “rottamare” i vecchi equilibri politici. Non è passato inosservato il suo gesto, la rinuncia alla carica parlamentare in guerra aperta col Governo Crocetta e col Pd Siciliano. «Serve una proposta che vada oltre l’attuale equilibrio tra Pd e centristi, oltre le divisioni correntizie», parole che presto o tardi spingeranno Renzi a fare qualche riflessione.

La possibile sorpresa. E nel bel mezzo della partita c’è anche il nome a sorpresa (ma non troppo) che potrebbe presto spuntare nello scacchiere politico siciliano. Angelino Alfano a Roma per adesso se ne sta tranquillo a Roma a fare il Ministro da alleato di Renzi ma lo sa bene che rischia di andare incontro a un destino politico al Fini post-lite con Berlusconi. Prima o poi arriveranno le elezioni e quanto potrà raccogliere il “Nuovo Centrodestra”? Un bel pò di voti in Sicilia, ben poco altrove. I sondaggi di questi giorni danno l’NCD tra il 2,8% e il 3,5%, a rischio persino di restare sotto la soglia che vale l’ingresso in Parlamento. Il bivio è semplice: fare il partito unico con Renzi o puntare alla presidenza della Regione Siciliana, con una nuova coalizione di moderati (se mai si farà) o magari proprio con la “benedizione” dello stessi Renzi.

I grillini verso un ampio consenso. Per adesso chi guarda con beata tranquillità i travagli politici di destra, centro e sinistra (o di quel che ne resta) è il Movimento Cinque Stelle, che i sondaggi danno largamente favorito in vista della prossima tornata elettorale in Sicilia. Su questo fronte potrebbe esserci l’investitura del popolo grillino per una candidatura bis di Giancarlo Cancelleri, attuale punto di riferimento del M5S nell’isola. Ma potrebbero esserci altri candidati e altre scelte. Non sarebbe neppure da escludere una candidatura al femminile e qui una che, intanto, ha scalato le classifiche di gradimento, conquistando consensi dentro e fuori l’universo cinque stelle per la sua intraprendenza è la giovane deputata messinese Valentina Zafarana, attuale portavoce del M5S all’Assemblea Regionale. Poco o nulla sposterà il nome e cognome del prescelto, perché stavolta il movimento di Grillo rischia seriamente di fare un colpaccio storico in Sicilia. I sondaggi dicono che i Cinque Stelle ad oggi sarebbe nettamente il primo partito in Sicilia e lo scenario è di quelli che fa tremare i polsi alla concorrenza.

I favoriti. A un anno dal voto, secondo un recente sondaggio realizzato dalla società Euromedia Research, ad oggi sarebbe un duello Musumeci-Cancelleri per il dopo-Crocetta. Il quesito posto agli elettori è il seguente: «se oggi si tornasse a votare per eleggere il Presidente della Regione Sicilia, lei chi voterebbe?». Il 35,4% ha risposto Nello Musumeci, il 30,4% Giancarlo Cancellieri e a sorpresa il 34,2% Enzo Bianco,. Da notare però che gli indecisi o coloro che si asterrebbero sono stimati attorno al 43,8% del campione di riferimento. Un altro interessante quesito chiedeva: «pensando alla Regione Sicilia oggi e agli ultimi 4 anni, lei promuove o boccia il Presidente Crocetta ed il suo operato?». L’11,8% lo promuove, il 71.3% lo boccia, mentre il 16,9% non sa o non risponde. Un ultimo quesito chiedeva di individuare quale tra le risposte fornite rispecchiava meglio come ci si sente pensando alla Regione Sicilia. Il 45,7% soffre perché la Sicilia potrebbe dare di più se fosse ben guidata, il 23,9% è orgoglioso di essere siciliano, il 17,2% si dice fiducioso nella ripresa economica, culturale, di qualità della vita della Regione, l’11,1% è pessimista e rassegnato sulla situazione che vive questa terra, mentre il 2,1% non sa o non risponde.

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