Taormina arte e il mito di Sisifo

Editoriale di Lucia Gaberscek

Che il futuro di Taormina Arte sarebbe stato difficile da gestire, era cosa ben nota. Ma che l’ipotesi (quasi obbligata) di trasformare il comitato in Fondazione avrebbe scatenato una violenta guerra tra le istituzioni, questo certamente non poteva essere previsto. E come su un ring, gli avversari si sfidano: da una parte il Comune di Taormina, al collasso dal punto di vista finanziario, dall’altra la Regione Sicilia, anch’essa acciaccata economicamente ma incredibilmente in grado di trovare una soluzione per tenere in vita TaoArte. Lo statuto redatto dal commissario Di Miceli proprio non è andato giù ai consiglieri d’opposizione, ma neanche a quelli di maggioranza. In città, in riferimento a questo discusso documento, vanno di moda le parole “palermocentrico”, “scippo alla città”. Ai taorminesi piace pronunciarle, sono termini che ben rendono il loro pensiero: quello di un documento che vede la Regione come l’unico ente con potere decisionale nella costituenda Fondazione. In poche parole: la nostra Taormina sarà messa nell’angolo. E’ però difficile trovare un’ente disponibile a sanare 5 milioni di debiti, pronto ad assorbire per intero il personale attualmente in forze a TaoArte e per di più lasciare tutto nelle mani della città. E no, purtroppo non funziona così. Mamma Regione, per quanto possa essere generosa, non è solita fare beneficenza, tutt’altro.

Piuttosto, ci sarebbe da chiedersi come si è riusciti a produrre debiti per 5 milioni a fronte dei 60 che Palermo negli anni ha versato nelle casse di TaoArte. Ma ciò che più è triste ed angosciante è la condizioni in cui si trova la città di Taormina, quasi impossibilitata a dire “no, grazie abbiamo una soluzione alternativa”. Perché, in fondo ben lo sappiamo, una soluzione alternativa è difficile da trovare. E allora ci si domanda: dobbiamo dunque piegarci al volere di Palermo? Certo che no, per carità. Lo scatto d’orgoglio del Consiglio comunale, votando contro lo statuto, è stato una prova di grande orgoglio. Ma di orgoglio non si vive, meno che mai, staranno pensando i dipendenti, con l’orgoglio si mangia. Dopo il no al documento, com’era prevedibile, la situazione è degenerata. Certamente anche l’assessore regionale Barbagallo ci ha messo del suo: frasi come “interessi particolarissimi” e “localismo miope” offendono tutti, perché ognuno ha l’insindacabile diritto di scegliere liberamente ciò che ritiene più giusto per la propria comunità e nessuno, neanche un assessore regionale, dovrebbe sentirsi autorizzato a scagliare parole che pesano come macigni su un’istituzione come il Consiglio comunale. La conseguenza più eclatante (e nemmeno troppo imprevedibile…) è l’annuncio della Regione di voler andare avanti da sola, senza Taormina. Ed in effetti, se ben ci pensiamo, è una possibilità non proprio surreale. Palermo possiede il teatro antico, i fondi e dunque… il gioco è fatto. Potremmo così ritrovarci a svolgere il ruolo di spettatori in casa nostra: una TaoArte che si svolge a Taormina, ma senza che la Città ne sia coinvolta. Una eventualità pesante da digerire.

E se invece, per un momento, provassimo a pensare, al posto di “palermocentrico”, “scippo alla città” e “ricatto”, parole come “proposta”, “opportunità”, “salvataggio”, in riferimento ad un’ente culturale che ha fatto la storia di Taormina e che ha portato il nome della nostra città in tutto il mondo? Beh, certamente fa meno effetto di “palermocentrico”, “ricatto” e “scippo”. Ma in fondo è cambiato veramente così tanto rispetto al passato? Chi ha finanziato Taormina Arte fino ad oggi? Naturalmente, mamma Regione. E, verosimilmente, continuerà a farlo. Si è veramente dovuto aspettare di toccare il fondo per rendersi conto della drammatica situazione di TaoArte? Era necessario l’invasione dello straniero (altra definizione “ad effetto”) per riflettere sulla sopravvivenza della kermesse culturale? Siamo onesti: qualcosa di buono questo statuto, allora, l’avrà fatto. Perché in fondo, aldilà delle innumerevoli norme giuridiche citate da più parti, aldilà delle offese reciproche tra regione e consiglio comunale, ciò che conta veramente, diciamoci la verità, è che TaoArte sopravviva. Perché, come Sisifo era obbligato a portare il suo peso addosso più e più volte, per ricominciare sempre dal principio, ancora una volta la Città e la politica dovranno confrontarsi con l’ennesima “questione insoluta” di Taormina Arte, per dover poi affrontare, una volta ancora, una nuova ripartenza, una nuova pesante risalita. Con l’importante differenza, questa volta, che La città di Taormina non potrà proprio permettersi il lusso di perdere anche questo importante pezzo di storia.

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