Profondi occhi azzurri e lo sguardo di chi ha conosciuto la sofferenza, il grande amore, di chi ha lottato contro ogni forma violenza nei confronti delle donne e dei bambini. Dacia Maraini ospite dell’evento organizzato da Libreventi e Libreria Mondadori Taormina, ha presentato in una gremita sala al San Domenico Palace Hotel di Taormina, il suo nuovo romanzo “La bambina e il sognatore” edito da Rizzoli.

La figura maschile nel romanzo. Ad inaugurare la serata, Antonella Ferrara, presidente e general manager di Taobuk (il festival delle Belle Lettere giunto quest’anno alla VI edizione in programma dal 10 al 16 settembre 2016 a Taormina). Con l’autrice ha dialogato la giornalista Anna Mallamo. Le letture sono state affidate a Rita Patanè. L’evento si è avvalso del sostengo di San Domenico Palace Hotel e del Ristorante La Capinera. Dacia Maraini per la prima volta, sceglie come protagonista del nuovo romanzo “La bambina e il sognatore” una figura maschile. Nani Sapienza è un maestro di scuola, un sognatore e un uomo con una grande voglia di paternità. Quella stessa paternità che gli è stata portata via. La figlia di otto anni, Martina, è morta di leucemia. La moglie Anita decide di abbandonare il tetto coniugale perché non sa più riconoscersi in una famiglia spezzata. Vive lo strazio della solitudine. Solitudine che non si è scelto, ma gli è piombata addosso. L’unica ancora di salvezza in una vita grigia è la passione per l’insegnamento. I suoi alunni lo amano perché sa raccontare storie affascinanti. Riesce attraverso le favole a trasformare e rendere accattivante anche la geografia, l’astronomia e la storia. Nani si allontana dai rigidi programmi ministeriali e questo è fonte di continui richiami da parte della preside.

Credere nei sogni… nonostante tutto. «L’insegnante ha perso – racconta l’autrice – quella autorità importantissima. Quel prestigio che un tempo il suo ruolo ricopriva. Nani Sapienza ci crede ancora, sollecita i sensi degli alunni, tira fuori i sentimenti. Così come crede ancora nella forza del dialogo per capire le altre culture». Poi una notte, la svolta, egli vede in sogno una bambina che si avvia alla scuola e si perde nel nulla. Assomiglia tanto a sua figlia. Indossa un cappottino rosso e degli stivali di gomma bianca. Cammina con “passo da papera” come la sua Martina. Al risveglio il suo sogno diventa realtà. Le pagine di questo romanzo sono ricche di emozioni e spunti di riflessione. La bambina e il sognatore è un libro nitido come la scrittura che lo tiene insieme e torbido come la storia che racconta. Sono tanti i temi che tengono la narrazione alta. Il primo grande collante riguarda appunto la potenza dei sogni che come sottolinea Dacia Maraini «ci dicono qualcosa di oscuro che va assorbito più che interpretato. I sogni sono profetici, preziosi, ci inducono a scoprire la parte più segreta della nostra intelligenza».

Il maestro – investigatore. Alla radio passa la notizia della scomparsa di una bambina. Nani si convince che la bimba sognata è proprio la bimba scomparsa. Le coincidenze non esistono. Inizierà così un’indagine privata che coinvolgerà tutto il paese di S., immobile provincia italiana, e il sogno si trasformerà in ossessione. Lui che nulla ha potuto per sottrarre sua figlia alla morte, cercherà di ritrovare la piccola scomparsa. Il maestro sognatore e il bambino dal senso pratico battono le istituzioni, battono le perplessità, la voglia di arrendersi a un destino segnato. Ma “La bambina e il sognatore” è anche un libro investigativo, una vera e propria storia nera che ci imbatte in un viaggio alla scoperta di un altro tema il turismo sessuale. Dietro la figura della bimba scomparsa si celano infatti tutte le bambine abusate, sfruttate, assassinate da gente perversa. Spesso «gli uomini confondono l’amore con il possesso – continua Dacia Maraini – che altro non è che una forma di schiavitù. Nel corso della storia gli uomini sono stati incoraggiati all’uso della violenza, c’è chi pensa ‘se amo, possiedo, quindi la mia donna è una mia proprietà’. È un sentimento arcaico dal quale con enorme fatica ci siamo emancipati. Chi si identifica con il possesso entra in crisi a tal punto da trasformarsi in una persona capace di uccidere. La cronaca è piena di storie di violenza». Il rispetto della persona umana va protetto perché è un principio che abbiamo in tanti anni conquistato, è questo il messaggio che la Maraini consegna a una platea che alla fine non può che omaggiarla con un forte e caloroso applauso.

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