«Per visitare il Parco-Museo di Villa Piccolo rivolgersi al dott. Enrico Carapezza, dirigente Regione siciliana». Il cartello è di protesta davanti ai cancelli di Villa Piccolo dove sabato il Presidente della Fondazione che la gestisce ha annunciato le sue dimissioni e la chiusura della residenza storica di Capo d’Orlando. Un atto di responsabilità da parte dell’avvocato Giuseppe Di Benedetto, a cui è chiaramente giunta la solidarietà degli altri membri del CdA che, in un documento dai toni per nulla morbidi, si sono scagliati contro «la demenziale inettitudine della più famigerata burocrazia regionale, unita all’incapacità e al disinteresse di una classe politica a porre argine a tanta nefasta invadenza». Il “misfatto” è stato compiuto: «Villa Piccolo chiude. Oggi è una pagina triste per la Sicilia e non solo. Il luogo incantato della bellezza siciliana, la casa che fu della famiglia Piccolo di Calanovella, del poeta Lucio, e dei suoi straordinari fratelli, Casimiro e Agata Giovanna, il luogo dove furono scritte pagine memorabili del romanzo italiano più letto al mondo, Il Gattopardo, chiude i battenti».

«Dona 50 centesimi alla Regione Sicilia». Se assurda è la notizia, ancora più assurdi sono i motivi che l’avrebbero determinata. La Fondazione aspetta 180 mila euro dalla Regione ma i fondi al momento sono bloccati. Tutto nasce dalla mostra sugli acquerelli di Casimiro Piccolo che la Fondazione ha organizzato al Teatro Antico di Taormina da aprile a novembre: un accordo con la Regione prevedeva che una parte degli introiti andassero alla gestione della villa. E qui sorge l’inghippo: i conteggi effettuati dalla Fondazione fissano in 180 mila euro l’importo, ma alla Regione i conti non tornano: la differenza è, si badi bene, di 50 centesimi a favore della Fondazione. Questo almeno è quanto dichiarato dall’avvocato Di Benedetto. Una vicenda paradossale, dai risvolti tragicomici, tanto che su facebook è nata la pagina, chiaramente sarcastica, «Dona 50 centesimi alla Regione Sicilia per salvare Villa Piccolo». Le motivazioni che giungono dalla Regione sono invece diverse. Alla base ci sarebbe un problema di natura tecnica, ha spiegato l’Assessore ai Beni Culturali Carlo Vermiglio: “Per procedere al pagamento abbiamo dovuto chiedere l’istituzione di un capitolo di bilancio da parte dell’assessorato all’Economia. Una volta ottenuto questo, bisogna ricevere dalla Fondazione il certificato antimafia e il documento di regolarità contributiva”.

Alla ricerca di una soluzione. L’assessore Carlo Vermiglio incontrerà domani il direttore generale ai Beni Culturali Gaetano Pennino, potrebbe quindi arrivare già nelle prossime ore una svolta positiva per Villa Piccolo. L’auspicio che venga trovata una soluzione non cancella però l’amaro dalla bocca: da sabato 16 aprile la “Casa del Gattopardo” è chiusa e tutta la vicenda, senza andare troppo lontano, è comunque figlia di una scarsa sensibilità da parte delle istituzioni nei confronti della storia, della Sicilia e di coloro che si impegnano ogni giorno per difenderla, diffonderla ed esportarla oltre i confini territoriali. Ma tutto diventa più difficile quando i limiti non sono solo fisici ma culturali.

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