L’Associazione Imprenditori per Taormina rompe il silenzio e torna a farsi sentire, intervenendo sulla spinosa questione dei suoli pubblici. «La nostra Associazione – si legge in una nota del sodalizio presieduto da Franco Parisi – intende intervenire sulla spinosa ed attuale questione dell’aumento del tributo per la concessione dei suoli pubblici, sia a tutela dei propri iscritti sia, in generale, di tutti i commercianti beneficiari. E’ noto, infatti, che lo scorso anno l’Amministrazione ha deciso di aumentare la tassa di concessione. Al riguardo, pur non entrando nel merito della discrezionalità della PA, si esprime comunque più di un dubbio sulla opportunità di tale aggravio d’imposta, specie in una fase di crisi strutturale del turismo come quella che stiamo attraversando. La classe dirigente, dovrebbe, infatti, occuparsi di creare e/o migliorare le condizioni di Taormina, curando la viabilità, (la cui gestione ha assunto caratteri grotteschi), il corretto svolgimento della raccolta differenziata, altro aspetto fallimentare dell’attuale amministrazione, occuparsi del decoro urbano. Utilizzare, cioè, tutte le “leve” a sua disposizione per fruire pienamente di quest’angolo di paradiso che abbiamo ereditato e che forse non meritiamo».

La retroattività. Ad ogni buon conto, pur ritenendo legittimo l’aumento della tassa, rientrando nei poteri dell’Amministrazione (che genera eventualmente solo una forma di responsabilità politica che sarà vagliata dall’intera cittadinanza), ciò che stupisce è la più elementare violazione delle norme giuridiche in materia. Perché, se è vero che si considera sacrosanto il principio di subordinare il rinnovo delle concessioni alla regolarità dei pagamenti degli anni pregressi, appare inconcepibile, al solo lume del buon senso, applicare l’aumento in modo retroattivo per l’annualità relativa al 2015. E’ di intuitiva evidenza, infatti, che non si possono cambiare le regole del gioco mentre è in corso la partita, anche per la tutela dell’affidamento sorto nei soggetti destinatari dei comandi di legge (regolamento), quale principio immanente allo Stato di diritto. Peraltro, neppure l’emergenza giustifica la violazione di interessi costituzionalmente garantiti.

Appello all’Amministrazione. «Per queste ragioni abbiamo chiesto un incontro al sindaco della Città ma, con grande dispiacere, prendiamo atto che dopo diversi giorni dalla richiesta e lunghe attese non siamo stati ricevuti. Ciò, ovviamente, ci rattrista, non tanto per il fatto personale in sé, ma per la poca considerazione mostrata verso la classe imprenditoriale che rappresenta la spina dorsale della Città. Segnaliamo, inoltre, che, sempre in materia di suoli pubblici il 13 aprile è prevista l’ultima riunione della IV commissione consiliare sull’argomento».

Assenza di dialogo con il Comune. «Anche in questo caso – conclude la nota – spiace rilevare che il mancato coinvolgimento della scrivente associazione è sintomatico dell’arroganza di una certa politica involuta su se stessa ed incapace di creare sintesi e soluzione dei problemi che affliggono la nostra “Perla”. Francamente, l’attuale situazione preoccupa grandemente la classe imprenditoriale, principalmente per l’assenza assoluta di programmazione. Non esiste questione di interesse per la collettività che in questi tre anni sia stata affrontata e risolta. La vicenda di “Taormina Arte” o la gestione e fruibilità del Palazzo dei Congressi, (che costituirebbe un indiscusso volano per l’economia della Città, specie nell’ottica della destagionalizzazione), sono emblematiche ed evidenziano la totale assenza di idee e di prospettive oltre a palesare l’inadeguatezza dell’attuale classe dirigente».

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