Lettera del Gen. Carlo Alberto dalla Chiesa al Gen. Giovanni Celi in occasione della sua nomina a Prefetto di Palermo (Collezione Casa Cuseni, Taormina)
Lettera del Gen. Carlo Alberto dalla Chiesa al Gen. Giovanni Celi in occasione della sua nomina a Prefetto di Palermo (Collezione Casa Cuseni, Taormina)

«Inaccettabile! Non può permettersi la Rai di mandare in onda l’intervista del figlio di Toto Riina. “Salvo Riina, figlio di Totò Riina, per la prima volta in televisione”. Così si legge sul sito dell’Ufficio Stampa Rai, “Porta a Porta”, la longeva trasmissione di seconda serata su Rai 1. Un’intervista realizzata da Bruno Vespa al figlio del Boss. Il figlio di Riina (autore di un libro dedicato al rapporto con suo padre) – si legge – ricorderà “i sedici anni accanto al padre latitante, l’immagine di Totò Riina dinanzi al televisore che trasmetteva le stragi di Capaci e via D’Amelio, i silenzi in una famiglia che sapeva e non parlava. Salvo Riina si rifiuta di rispondere alle domande di Vespa su Falcone e Borsellino. Nessuna presa di distanza dai molti delitti del padre, nonostante i ripetuti inviti del giornalista”.

Dal Senato di Pietro Grasso, alla Commissione antimafia di Rosy Bindi, dalla Commissione Vigilanza della Rai ai comuni cittadini, tutti offesi da un comportamento, quello della Rai, che riteniamo inaccettabile e vergognoso. Credo che nell’intenzione di Bruno Vespa c’era solo quella di realizzare uno scoop giornalistico, null’altro, e non si è preoccupato di calpestare i sentimenti di tanti italiani, non si è preoccupato di quanto dolore esso ci abbia arrecato. Ogni giorno, ogni momento della nostra giornata, lavoriamo per riscattare colpe che non abbiamo, colpe che sono solo di alcuni criminali a cui oggi la Rai ha dedicato uno spazio televisivo. La Rai, la nostra Televisione di Stato, la stessa che in speciale ci mostrava le stragi di Capaci e di via D’Amelio, la stessa che ci mostrava donne piangenti nei funerali delle tante vittime che hanno onorato lo Stato con il loro sacrificio, che hanno onorato la nostra bandiera con le lacrime dei loro congiunti. La Rai, la stessa televisione che oggi non si cura di rispettare il dolore delle tante vittime di mafia, dei loro congiunti che nel ricordo dei loro cari hanno intrapreso un monumentale percorso di legalità, portando nei convegni e nelle scuole il ricordo di tanti magistrati e delle loro scorte uccise, per difendere il nostro comune futuro.
Uno Stato dedica aeroporti, aule magne di scuole ed università, strade e piazze alle tante vittime di stragi mafiose, l’altro Stato non controlla che la nostra televisione mandi in onda proprio il figlio di chi, quelle stragi ha voluto, chi si è macchiato di vittime innocenti, chi voleva uccidere il nostro Stato ma da questo è stato fermato.

Bene hanno fatto le librerie di Catania, “qui non si vende ne si prenota il libro di Salvatore Riina”, anzi, dovremmo farlo tutti, e spegnere il canale Rai nel momento in cui la Televisione di Stato trasmette Porta a Porta. La trasmissione di Mercoledì scorso è stata solo un vergognoso e inaccettabile mercenario tentativo di accrescere l’audience televisiva. Per Bruno Vespa non c’è diritto di replica, come diritto di replica non può avere il figlio di Toto Riina, sarebbe stato dignitoso il silenzio.

Concordo con Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo Borsellino, ucciso nella strage di via D’Amelio, riferendosi al conduttore Bruno Vespa: “avrà il merito di fare diventare un best-seller il libro che qualcuno ha scritto per il figlio di questo criminale e che alimenterà la curiosità morbosa di tante menti sprovvedute. Si sarà così guadagnato le somme spropositate che gli vengono passate per gestire un servizio pubblico di servile ossequio ai potenti, di qualsiasi colore essi siano. Qualcuno ha chiamato la trasmissione “Porta a Porta”, la terza Camera, dopo la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, questo significa infangare le istituzioni, infangare la nostra Costituzione, sport che sembra ormai molto praticato nel nostro paese. In quanto a noi familiari delle vittime di mafia eventi di questo tipo significano ancora una volta una riapertura delle nostre ferite, ove mai queste si fossero chiuse, ma ormai purtroppo questo, dopo 24 anni in cui non c’è stata ancora né Verità né Giustizia, è una cosa a cui ci siamo abituati, ma mai rassegnati. La nostra RESISTENZA continuerà fino all’ultimo giorno della nostra vita”

Casa Cuseni, il Museo della Città di Taormina, la stessa Casa in cui Danilo Dolci ha ipotizzato la sua politica dello sciopero alla rovescia, la stessa Casa dove Giuseppe Navarra organizzava il rinvio a giudizio per i mafiosi coinvolti nella Strage di Viale Lazio, la stessa Casa in cui Pippo Fava esibiva, con orgoglio, la rivista “I Siciliani” a Daphne Phelps. Questa Casa oggi si domanda se Il direttore generale della Rai Campo dall’Orto ha autorizzato la presentazione del libro del figlio di Riina a “Porta a Porta”? O se è stata autorizzata dal nuovo direttore della Rai 1 Andrea Fabiano? Ci sono degli accordi tra la trasmissione di Vespa e la casa editrice del libro di Riina?

Si legge che Il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, e il neo direttore di Rai Uno, Andrea Fabiano, si sono incontrati per una “riunione d’emergenza”. In un primo momento il dg e la presidente Monica Maggioni – riferisce Repubblica – avevano provato a convincere Vespa a rinunciare spontaneamente alla messa in onda dell’intervista. Ma il conduttore conferma all’Ansa che l’intervista “andrà in onda, perché non dovrebbe?”. Perché non dovrebbe? Per dignità e per rispetto. Per la dignità dei siciliani onesti, per il rispetto delle vittime di mafia, per il rispetto di essere cittadini italiani e di essere, indistintamente considerati, all’estero, corrotti e mafiosi. Ma non dimentichi il suo dovere, dott. Vespa, quello di appartenere alla televisione di Stato e non all’antistato. Per una coerenza che oggi Lei non ha saputo mantenere».

Francesco Spadaro,
Direttore del Museo della Città di Taormina

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