Referendum Trivelle Federalberghi Sicilia Italo Mennella Giuseppe Minniti
Italo Mennella e Giuseppe Minniti di Federalberghi Sicilia

Sono cambiati gli usi e i modi di estrazione ma la parola petrolio ha fatto da sempre rima con inquinamento, sfruttamento, conflitto. Temi che sono tornati di attualità con il referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile. Oggi in Italia non si possono ottenere permessi di ricerca o concessioni di estrazione di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa. Eppure in quelle aree off limits alcune società continuano le loro attività. Lo consente la legge di Stabilità che ha decretato che i titoli già rilasciati non abbiano più scadenza. Il quesito referendario che andremo a votare domenica 17 aprile chiede di abrogare la norma per cui i pozzi di estrazione già autorizzati, entro 12 miglia dalla costa, possono essere sfruttati dalle compagnie fino ad esaurimento del giacimento. Se vincesse il “Sì”, quindi, le piattaforme piazzate attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa verranno smantellate una volta scaduta la concessione e non fino all’esaurimento del giacimento. Non cambierà invece nulla per le perforazioni su terra e in mare oltre le 12 miglia, che proseguiranno, né ci saranno variazioni per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già proibite dalla legge.

La Sicilia intrisa di mito e di petrolio. Il mare siciliano è preso d’assalto dalle compagnie petrolifere alla ricerca dell’ultima goccia di greggio. Se il giacimento può essere ancora sfruttato, infatti, le aziende potranno rinnovare gli impianti e aumentare la produzione estrattiva. Potrebbero, quindi, avere bisogno di nuove piattaforme e nuovi pozzi. Quindi nuove trivelle. Sta accadendo al largo di Pozzallo, con il progetto della Vega B, per il quale sono previsti quattro nuovi pozzi che potrebbero sorgere all’interno della concessione per la Vega A. Anche sulla terra ferma la Sicilia fa gola alle lobby del petrolio. Davanti alle illimitate risorse rinnovabili che la Sicilia «terra di suli, di mari e di ventu» dispone, il demone del petrolio vuole distruggere gli ultimi angoli di paradiso rimasti. Per arricchire le tasche dei soliti noti, e non certo non quelle della popolazione che respira, mangia e beve in quelle aree, si trivella il cuore della terra senza tenere in alcuna considerazione le proprietà antropiche, geologiche e geografiche di quei luoghi. Tutto questo accade mentre in Europa si cercano strategie per ampliare il ricorso alle fonti rinnovabili, per favorire politiche per l’efficienza energetica e per la riduzione delle emissioni inquinanti. Nell’ultima conferenza sul clima di Parigi, lo scorso dicembre, il mondo ha scelto di andare da andare in un’altra direzione, ha deciso che nel giro di cinquant’anni non dovrà più utilizzare il petrolio a favore delle energie rinnovabili. E il governo italiano, invece, in questi giorni sta dando prova di essere sordo.

Turismo a rischio? Lo abbiamo chiesto al presidente di Federalberghi Messina, Giuseppe Minniti, e al vicepresidente di Federalberghi Sicilia e presidente dell’Associazione Albergatori di Taormina, Italo Mennella. «Sorvolando l’isola pochi giorni fa di ritorno da un viaggio a Londra – ci racconta Minniti – mi sono reso conto che tra Taormina e la costa jonica e le Isole Eolie sul versante tirrenico la nostra provincia è molto fortunata. Tutta questa bellezza è stata però deturpata da scelte politiche sconsiderate che hanno fatto sorgere una raffineria nella baia di Milazzo. Ciminiere, cisterne e capannoni tra il mare e le colline – continua il presidente di Federalberghi della provincia di Messina – non sono sicuramente un bello spettacolo da vedere. I danni fatti all’ambiente e di conseguenza al turismo sono abbastanza visibili e non giustificate dal ritorno economico». «Il petrolio e il turismo non solo compatibili» gli fa eco Italo Mennella, vicepresidente Federalberghi Sicilia e presidente dell’Associazione Albergatori di Taormina. «Il turismo è ambiente sano, dobbiamo difendere la nostra terra e nostri mari nel rispetto dell’uomo. Abbiamo ben visibili i danni che sono stati fatti a 30-40 chilometri da noi, a Milazzo e Priolo, è stato distrutto –conclude Mennella -un bene inestimabile nel nome del petrolio».

Seri rischi per l’ambiente e quindi per il turismo. Stessa preoccupazione l’hanno espressa anche Federalberghi Isole Minori della Sicilia, Federalberghi Isole Eolie, Federalberghi Isole Pelagie, Pantelleria Island, Visit Ustica e l’ATA Isole Egadi che con una nota congiunta esprimono il loro disappunto a veder prolungare la durata delle concessioni entro le 12 miglia, ritenendo che queste pongano già seri rischi per l’ambiente e quindi per il turismo: «Siamo favorevoli all’abrogazione dell’articolo inserito a fine anno in finanziaria che aveva magicamente previsto di prolungare le concessioni per tutta la durata utile dei giacimenti, consapevoli del fatto che le piattaforme in essere abbiano già serie difficoltà nel far rispettare gli standard minimi di sicurezza e salvaguardia ambientale. Queste, producono infatti sedimenti con un inquinamento oltre i limiti fissati dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa (ISPRA)». La Sicilia, sottolineano gli albergatori delle piccole isole siciliane, «è la prima regione di Italia con ben 7 piattaforme estrattive entro le 12 miglia; riteniamo davvero singolare che la nostra non risulti tra le 9 Regioni promotrici del referendum: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto». «Riteniamo, infine, che l’Italia debba dotarsi di una seria politica sull’energia con dei passi concreti verso le rinnovabili, come giudichiamo inaccettabile che le società petrolifere versino allo stato italiano solo il 7% del valore del petrolio e il 10% di quello del gas estratto». Gli albergatori delle piccole isole siciliane, respingono, infine, fermamente anche l’invito a rinunciare al voto. «Il voto è uno strumento di democrazia: non andare a votare significa venir meno ai propri diritti e ai propri doveri di cittadini italiani».

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