Una donna inginocchiata, dinnanzi alla grandiosità dell’azzurro mare siciliano, con mani giunte, nell’atto di “preghiera”: un gesto che dà anche il nome alla scultura realizzata dall’architetto Turi Tudisco per onorare i migranti che partono dalle loro terre alla ricerca di maggiore fortuna e che troppo spesso trovano la morte nel Canale di Sicilia. A loro, e attraverso quest’opera, il Museo della Città di Taormina dedica una delle tredici terrazze del Giardino Storico di Casa Cuseni: «Ogni giorno apprendiamo di nuovi sbarchi, ma anche di nuove tragedie, di molte donne e di molti uomini, ma anche di bambini ed anziani che,  in cerca di un mondo migliore, colpevoli soltanto di difendere la propria vita e quella dei propri familiari, la loro dignità di essere umano, rischiano le loro vite in un viaggio folle; cercano solo  libertà, lontano dai conflitti della loro terra natia. Qual è la loro colpa? Non sono diversi da noi! Non sono diversi dai nostri genitori che hanno, a loro tempo, con fortuna in molti casi, lasciato la loro terra di origine per cercare un migliore avvenire, per loro e per noi, nelle terre d’America o in quelle del nord Europa».

Il prezzo della libertà – Alla base della scultura, cocci di anfore antiche di 2000 anni addietro, stelle marine e coralli, a datare un viaggio che dura sin dai tempi di Ulisse, sempre in cerca di terre promesse e sempre in cerca di un futuro migliore. L’immagine perfetta, insieme preghiera e poesia, che si spinge ben oltre l’orizzonte, dove gli occhi non possono vedere ma la speranza sì, e in quei fondali blu troppo spesso macchiati di rosso. Il Canale di Sicilia è stato definito la “rotta più letale del mondo”.  Negli ultimi venti anni ha accolto oltre tredici mila anime, quelle di cui si tiene il conto. Ci sono poi le vittime senza nome, i naufragi di cui non si sa nulla, uomini, donne e bambini che se ne sono andati, in silenzio, a cui la terra non ha dato una seconda una possibilità e che adesso il mare custodisce in segreto.

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