E’ guerra aperta tra Taormina e La Maddalena per il G7. La Perla dello Jonio pare ormai la località prescelta dal Premier Matteo Renzi per il vertice dei potenti in agenda il prossimo anno. L’ufficialità del previsto svolgimento del summit in Sicilia dovrebbe arrivare nei prossimi giorni: i maddalenini però non ci stanno alla beffa, gridano allo scandalo, lanciano dure accuse all’indirizzo di Renzi e della Città di Taormina sino anche a portare la questione in Parlamento con una interrogazione urgente. Sono soprattutto i palazzi della politica – di sinistra e di destra – in Sardegna ad arroventare i toni contro Taormina, “rea” di apprestarsi a compiere “uno scippo”. E’ infatti questa la parola che ricorre maggiormente in queste ore nel derby delle isole che profuma di ira funesta verso la capitale del turismo siciliano. I sardi invitano, senza troppi giri di parole, i vertici di Palazzo Chigi a ripensarci e accantonare la soluzione Taormina.

L’interrogazione al ministro Gentiloni. «Le notizie che parlano di uno spostamento in Sicilia del G7 rispetto alle ipotesi di Firenze e de La Maddalena ci preoccupano non poco», ha detto il senatore del Pd Silvio Lai che ha presentato un’interrogazione urgente al ministro degli Esteri Gentiloni per sapere se la decisione di svolgere la riunione dei grandi a Taormina sia stata già assunta. «Sarebbe stata scartata la sede proposta dalla Regione Sardegna come forma di restituzione per lo scippo effettuato da Berlusconi nel 2009 – dice Lai – con la motivazione di un presunto risparmio di 220 milioni di euro che invece facevano parte dei progetti di rilancio dell’Isola dopo la chiusura delle basi americane. E’ importante che il Governo chiarisca se si tratta di una decisione già assunta, e quali siano i motivi della esclusione delle sedi di cui è parlato nelle sedi parlamentari nelle scorse settimane, quando si sono avviate le azioni, anche finanziarie a favore della task force organizzativa del ministero degli Esteri per il G7 del 2017». «Vogliamo che ci venga detto ufficialmente cosa sia accaduto ed il motivo per il quale la candidatura di La Maddalena sarebbe stata scartata. Mentre per Firenze l’esclusione sarebbe legata al tema dell’adeguatezza, per la Sardegna si parla di motivi di sicurezza che riteniamo debbano essere chiariti e non possano giustificare una decisione. Innanzitutto – conclude Lai – perché è evidente che proprio dal punto di vista della sicurezza le garanzie offerte da un luogo come l’isola de La Maddalena siano più che sufficienti, per non dire sicuramente superiori a quelle riscontrabili in Sicilia. Se queste motivazioni ci sono è giusto che il Parlamento le conosca e possano essere spiegate a quelle popolazioni che in questi mesi hanno maturato una aspettativa».

La protesta. Ad attaccare la soluzione Taormina è soprattutto Stefano Boeri, l’architetto che ha progettato la “Casa sull’Acqua” dell’ex Arsenale. «Non capisco a quali logiche risponda la scelta siciliana, e in particolare, appunto, Taormina. Avrei capito, al limite, Lampedusa, un modo per lanciare un segnale di attenzione rispetto all’isola dei migranti disperati. Ma Taormina proprio non la capisco. Se le ragioni, come è trapelato, sono legate alla sicurezza – ragiona l’ex assessore alla cultura del Comune di Milano – credo che meglio di Maddalena non si possa chiedere, visto che l’isola aveva già superato brillantemente tutti i protocolli previsti da summit come il G8. Se invece le logiche sono politiche, allora è diverso. Ma a questo punto sarebbe interessante conoscerle…». Da La Maddalena a Cagliari si annunciano manifestazioni di protesta. «Uno scippo l’abbiamo già subito da Berlusconi, ora non vogliamo subirlo anche da Renzi» – tuona l’esponente Pd, Pietro Cocco -, che lamenta 500 milioni buttati al vento, spesi cioè per le strutture realizzate (e mai utilizzate) sull’isola che nel 2009 avrebbe dovuto ospitare il vertice dei potenti (a quel tempo G8) poi spostato dal Cavaliere a L’Aquila, terra devastata dal terremoto. Quelle strutture sono finite in uno stato di abbandono e in Sardegna si lamenta che rimarranno tali pure adesso.

Ragioni di potere. «Il governo ha in mente di spostare il G7 in Sicilia per ragioni di sicurezza? Sono curioso di sapere quali… Qui siamo di fronte a ragioni di potere, di puro potere, questa fuga ha del clamoroso» attacca il leader del Partito dei Sardi, Paolo Maninchedda. Dopo mesi nei quali si era ragionato sull’opportunità di “indennizzare” La Maddalena del mancato G8 2009 con il summit del prossimo anno, il governo, con il presidente del Consiglio Renzi in prima persona, ha di fatto “battezzato” Taormina e si appresta ad incoronarla nei prossimi giorni. Il dado è (quasi) tratto. La scelta il premier l’ha comunicata la scorsa settimana a Lampedusa, e l’ha confermata anche in un incontro riservato con il governatore sardo, Francesco Pigliaru. A Lampedusa, Renzi ha detto che avrebbe voluto tenere lì il G7 ma non ci sono le condizioni per concretizzare questo progetto, e a Pigliaru invece il presidente del Consiglio ha comunicato che la Sicilia è la terra promessa del prossimo G7 con l’intenzione specifica di farlo a Taormina.

Pressing sul Governo. L’11 aprile Pigliaru sarà a La Maddalena col sindaco Luca Montella e la giunta isolana: si riuniranno per tentare di mettere pressione sul Governo e provare in extremis un controsorpasso, pur sapendo che le speranze sarde sono ridotte ad un lumicino o forse pure meno. «Avevamo accolto l’ipotesi del G7 alla Maddalena come un’opzione per rimediare alle tante incompiute del dopo G8 e ai tanti danni causati alla nostra isola – ha detto il sindaco de La Maddalena – Adesso vogliamo capire che succederà. Se e quale beffa del destino ci toccherà ancora subire». Ora si attende la risposta di Taormina, dove in verità le misure di sicurezza a tutela dei grandi del pianeta hanno già funzionato eccome, il 9 e 10 febbraio 2006 in occasione del vertice Nato, che vide riunirsi i ministri della Difesa dell’Alleanza Atlantica, della Russia e dei sette paesi del Mediterraneo (Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Mauritania, Marocco e Tunisia). In quella due giorni le Forze dell’Ordine riuscirono pure a neutralizzare e, di fatto, impedire il temuto arrivo in zona dei movimenti antagonisti. E, secondo i bene informati, a spostare in questo momento l’ago della bilancia nettamente dalla parte della località siciliana è anche (o soprattutto) la volontà degli Stati Uniti, che da queste parti hanno la Base aerea di Sigonella e conoscono decisamente bene Taormina.

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