Il Castello Ursino di Catania ospiterà dal 22 aprile al 23 ottobre 2016 il Museo della Follia. Un’idea di Vittorio Sgarbi, realizzata da Giovanni Lettini, Sara Pallavicini, Stefano Morelli e Cesare Inzerillo. L’esposizione è una coproduzione del Comune di Catania, del Centro Studi & Archivio Ligabue di Parma presieduto da Augusto Agosta Tota, e della Fenice – Company Ideas, con il patrocinio del Mibact (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo). Il Castello Ursino è reduce dal successo decretato con la mostra dedicata a Marc Chagall che ha registrato oltre 65mila fruitori.

Tutte le sezioni da visitare. L’esposizione mette insieme oli, sculture e disegni di Antonio Ligabue e dipinti e collage del pittore contadino Pietro Ghizzardi: ai due artisti è dedicata una grande mostra antologica con 190 opere, di cui 12 dipinti e 2 disegni di Antonio Ligabue e 37 opere di Ghizzardi. Ci saranno anche le sculture di Cesare Inzerillo: pazienti, dottori e infermieri, distinguibili solo dai dettagli dell’abbigliamento, ridotti a mummie, uniti dalla improba lotta contro la sofferenza e la morte. In mostra anche documenti: la storia della Legge 180, una sorta di Wunderkammer dell’alienazione che espone camicie di forza, apparecchi per l’elettroshock, apribocca, medicine, ritratti di pazienti psichiatrici, l’inchiesta del Senato sugli ospedali psichiatrici giudiziari e documentari Rai. Da non perdere inoltre la sezione «La griglia – Fotografie, dipinti e neon» che ospiterà novanta ritratti di pazienti ritrovati nelle diverse cartelle cliniche negli ex-manicomi d’Italia e la “Sala dei Ricordi – Oggetti abbandonati” in cui verranno esposti libri di letteratura in lingua originale che hanno trattato il tema della follia nel corso dei secoli, ma anche farmaci ritrovati nei manicomi, effetti personali dei pazienti, giocattoli e disegni dal passato inquietante.

“Elogio alla follia”. «Un repertorio, senza proclami, senza manifesti, senza denunce – ha dichiarato Vittorio Sgarbi -. Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nella incredula disperazione dei loro sguardi. Condannati senza colpa, incriminati senza reati per il solo destino di essere diversi, cioè individui. Inzerillo dà la traccia, evoca inevitabilmente Sigmund Freud e Michel Foucault, e apre la strada a un inedito riconoscimento, a una poesia della follia che muove i giovani in questa impresa. Sara Pallavicini, Giovanni Lettini e Stefano Morelli. Determinati, liberi, folli. Ed ecco il loro museo. [..] Nella storia dell’arte, anche prima dei casi clamorosi di Van Gogh e di Ligabue, molti sono gli artisti la cui mente è attraversata dal turbamento, che si esprimono in una lingua visionaria e allucinata. Ognuno di loro ha una storia, una dimensione che non si misura con la realtà, ma con il sogno. E quel sogno – ha concluso il critico d’arte – con piena soddisfazione, oltre ogni tormento, rappresenta».

© Riproduzione Riservata

Commenti