Le mire italiane dello sceicco – Ore cruciali per l’Hotel San Domenico di Taormina che pare vicino al passaggio per 52 milioni e mezzo di euro ad una holding di proprietà dell’emiro del Qatar, Hamad bin Jassim Al-Thani. Dopo mesi di trattative e una vera e propria “partita a scacchi” potrebbe arrivare a breve la “fumata bianca” sul futuro dello storico albergo taorminese che da tempo attende una nuova proprietà. L’acquirente che avrebbe superato la concorrenza per mettere le mani sul “San Domenico” è lo sceicco Al-Thani, la cui famiglia è a capo della “Constellation Hotels”, che in Italia ha rilevato, tra l’altro, il Four Seasons di Firenze e per 110 milioni di euro il “St. Regis” (ex Starwood), l’albergo delle star che ha sede a Roma. Per l’operazione Taormina si attende il pronunciamento definitivo dell’avvocato Giorgio Lener, che si occupa della cessione degli alberghi siciliani del gruppo “Acqua Marcia” e sta valutando tutte le offerte pervenute. La trattativa non è stata ancora chiusa, anche se filtra ottimismo.

L’affare da 52 milioni di euro – Il bando che ha messo all’asta gli alberghi di “Acqua Marcia” prevedeva che la procedura concordataria sarebbe stata vincolata ad un’offerta non inferiore a 53,377 milioni di euro, cifra leggermente superiore a quella messa sul tavolo da Al Thani. Al termine della seconda gara, chiusasi il 18 dicembre scorso, il San Domenico è stato il solo dei sei hotel (gli altri cinque sono il Des Etrangers di Siracusa; l’Excelsior di Catania; le Palme, l’Excelsior e Villa Igiea di Palermo) per il quale i 15 investitori che erano stati ammessi al data room avevano presentato offerte.

Un’offerta conveniente – Da tempo sul “San Domenico” vi era pure l’interesse di Hamed Ahmed Bin Al Hamed, della famiglia reale di Abu Dhabi, azionista della compagnia aerea Etihad e protagonista dell’investimento già effettuato di recente in Sicilia a CapoMulini. Hamed Ahmed Bin Al Hamed ha giocato d’attesa e ha aspettato le mosse altrui: “Siamo interessati ma non abbiamo ancora presentato un’offerta”, avevano fatto sapere i suoi delegati in Italia. Nel mentre è sceso in campo Hamad bin Jassim Al-Thani che ha avuto relazione positive sul “San Domenico” da alcuni suoi uomini di fiducia che nei mesi scorsi avevano soggiornato nella struttura. Al-Thani punta a mettere a segno un autentico colpaccio, anche considerando il prezzo col quale si ipotizza la chiusura dell’affare. Basti pensare che la valutazione iniziale dell’immobile si aggirava a suo tempo sui 100 milioni, per poi scendere ai 70 milioni del 2014, quando nell’estate di quell’anno si erano fatti avanti altri gruppi stranieri tra cui una ricca famiglia di imprenditori statunitensi che aveva già studiato tutta la documentazione finalizzata a presentare un’offerta. Il destino del “San Domenico” potrebbe rappresentare un’altra pagina di rilievo dello “shopping” di alberghi di lusso intrapreso dal Qatar in tempi recenti in Europa. Gli sceicchi non temono la concorrenza e sono disposti a far valere il peso stratosferico di cospicui fondi di investimento alla conquista del comparto alberghiero. Constellation Hotels Holding, tra i suoi acquisti più clamorosi può vantare anche l’InterContinental Parigi Le Grand, hotel di 470 camere ubicato nel cuore della capitale francese rilevato lo scorso anno per 330 milioni di euro con relativo impegno da parte degli investitori qatarioti per interventi di ammodernamento della struttura da ben 60 milioni di euro circa.

Il lusso e le ricchezze – La famiglia che si è fatta avanti per il “San Domenico” può contare su una ricchezza personale di 2,4 miliardi di dollari (il sultano del Brunei arriva addirittura a 20 miliardi e il vicino Emiro di Dubai a 4,5 miliardi); ma il dato finanziario è solo un ingrediente di un formidabile impasto di potere economico, politico, culturale, che si sta affermando sempre più con una legittimazione internazionale che gli investitori europei possono solo sognarsi e da far invidia ad altri emiri stessi. Il fondo candidatosi a rilevare il “San Domenico” è in pratica parte di un impressionante mosaico, un “pezzo” di quella macchina da guerra messa in campo dal Qatar nel mondo. L’Emirato si avvale di un braccio operativo che consiste nella “Qia”, la Qatar Investment Agency. Si parla, in parole povere, di una faraonica potenza complessiva di “shopping” da 100 miliardi di dollari annui. A tanto ammonta il portafoglio dell’Emirato con i suoi vari esponenti.

La crescita del Qatar – Gli investimenti immobiliari esprimono il primo livello della legittimazione internazionale del Qatar e nella fattispecie su scala europea, quello dell’acquisto di “trophy asset”, pezzi di business di grande visibilità, con particolare attenzione a Gran Bretagna, Francia e Italia, declinazioni differenti ma convergenti nell’ottica di una politica imprenditoriale dedita ad ottenere potere, visibilità e pesante incidenza sulle logiche del mercato. E in questo contesto un occhio di riguardo viene rivolto proprio ai pezzi pregiati nel settore alberghiero. Il San Domenico Palace Hotel, perla del lusso alberghiero taorminese, è stato ricavato, nel 1896, da un convento del 1430, del quale ancora adesso conserva la struttura originaria, e dispone di 105 camere, di cui 15 suites. Al “San Domenico” hanno soggiornato numerosi personaggi storici e tra questi Re Edoardo di Inghilterra, Guglielmo Marconi, Luigi Pirandello, Thomas Mann, Richard Strauss, Marlene Dietrich, Ingrid Bergman, Audrey Hepburn e Michelangelo Antonioni.

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