Festa della donna, Giornata dedicata alla lotta delle donne

Sessantotto sono i giorni trascorsi dall’inizio del 2016 – ma per qualcuno l’anno è cominciato il 2 gennaio: a Vittoria, in provincia di Ragusa, dopo due anni di segregazione e angherie, una ragazza di 18 anni ritrova la libertà insieme al figlio di sei mesi, grazie a una segnalazione anonima. E’ salva, sono salvi. 20 gennaio, Mistretta: i Carabinieri arrestano un uomo che per anni ha maltrattato la moglie e i due figli. La donna ha denunciato: adesso è viva, e vivi sono i suoi bambini. 1 marzo, Messina: quindicenne picchiata e rinchiusa in casa da quattro anni trova la forza di urlare e farsi sentire dai passanti. Un grido di speranza: è salva. Sarebbe bello leggere un lieto fine per ogni storia di violenza. Queste sono solo alcune delle vicende raccapriccianti accadute nell’anno in corso. E sono solo sessantotto i giorni trascorsi dall’inizio del 2016.

Luana Finocchiaro – La sua anima è libera. Le altre si sono salvate, ma lei no. Luana aveva 41 anni e tre figli, di cui uno avuto dall’ultima relazione. E non ce ne saranno altre. Non ci saranno sorrisi e giorni da riscrivere. E neanche lacrime da asciugare. Luana è morta, strangolata, il 30 gennaio, a Catania, e l’uomo che le ha tolto la vita era lo stesso che avrebbe dovuto proteggerla. Ma c’è di più e di peggio, perché l’uomo che le ha tolto la vita aveva già ucciso in passato. Luana lo aveva denunciato nel 2012, ma tre giorni dopo ci aveva ripensato. Questo fa la paura. Da allora nessuno ha fatto niente per salvarla. Luana adesso è un numero: è il primo caso di femminicidio in Sicilia nel 2016, il terzo in Italia.

La Sicilia è la seconda Regione d’Italia con il più alto numero di femminicidi – Dal terzo Rapporto su Caratteristiche, dinamiche e profili di rischio del femminicidio stilato da Eures emerge un’immagine impietosa dell’Italia. Gli ultimi dati ufficiali si riferiscono al 2014: si contano 152 donne uccise, il 31,9% degli omicidi totali, e il 77% delle vittime risulta uccisa per mano di un familiare/partner/ex partner. Nel 2013, l’incidenza dei casi al Sud aveva raggiunto il 41,9%, scendendo di oltre 13 punti percentuali nell’anno successivo. Non grazie alla Sicilia dove i casi di femminicidio sono passati da 18 a 19 (7,2 donne uccise per un milione di residenti). L’isola si attesta a un disumano secondo posto alla pari con la regione Lazio, mentre è la Lombardia la regione che ha fatto più vittime: 30 casi di omicidi di donne nel 2014. Tra le province siciliane considerate “più cruente” troviamo invece Catania e Palermo. Ancora più drammatici i dati relativi alla violenza contro le donne dentro e fuori l’ambito familiare. Secondo un’indagine Istat, 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Ma, rispetto a cinque anni fa c’è una maggiore consapevolezza da parte delle donne: più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%).

Buona festa dell’8 marzo – Una giornata dedicata alla lotta delle donne e alle loro conquiste, contro violenze e discriminazioni. Dovrebbe essere questo l’8 marzo, le cui celebrazioni nascono in occasione della manifestazione delle donne contro lo zarismo, nel 1917. Poco importa se alcuni pensano che si onori la vita di un centinaio di operaie rimaste bruciate in un incendio di una fabbrica di camicie a New York di cui la storia non ci dice nulla, o se per altre significhi smettere di vestire i panni di moglie e madre per sentirsi “libere” una sera l’anno. Perché, tanto, da quel significato che aveva in origine, il giorno delle donne è stato ed è continuamente svuotato, saccheggiato, depredato. Ogni giorno da quando ci si aspetta che una donna sia solo una perfetta moglie e una amorevole madre. Ogni giorno da quando una donna vorrebbe essere una perfetta moglie e una amorevole madre ma non può, perché deve essere anche una lavoratrice instancabile. Ogni giorno da quando una donna è costretta a lottare più di un uomo per vedersi riconosciuto quello che dovrebbe essere un diritto: che si tratti di lavoro o di rispetto. Ogni giorno da quando non esiste solidarietà tra donne. E ancor di più, ogni giorno da quando accadono fatti spietati volti a mortificare la dignità femminile, volti a violare la vita stessa: non importa se ciò accade per mezzo di una pistola, una mano o una parola.

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