Mareggiate riviera jonicaanalisi Ortolani
Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli

Le forti raffiche di vento – Tra il 27 e 28 febbraio 2016 una violenta sciroccata ha investito la costa ionica della Sicilia creando i soliti problemi quali interruzione del traffico sulle strade litoranee, danni ai manufatti e chiusura dello scalo di Tremestieri di Messina. «Si tratta di effetti già verificatisi nelle precedenti sciroccate – spiega il prof. Franco Ortolani nella sua analisi della situazione -, effetti ripetitivi e prevedibili tanto è vero che Daniele Ingemi su Meteoweb, alcuni giorni prima, il giorno 25 febbraio 2016, ha pubblicato una interessante nota scientifica dal titolo L’isolamento di un profondo ciclone mediterraneo nel weekend attiverà forti venti di scirocco sui mari che circondano l’Italia, attese raffiche di tempesta”.Da tale nota ho tratto una figura del Consorzio Lamma con la previsione dell’altezza d’onda attesa lungo la costa ionica. Come si vede l’altezza massima, tra 4 e 5 m, è stata tra Giardini Naxos a Galati dove la costa è stata colpita in pieno dai treni d’onda alimentati dallo scirocco. L’altezza d’onda è stata inferiore, da 3 a 4 m, da Tremestieri a Capo Peloro dove la Calabria rappresenta una protezione».

Cosa è successo – Le onde incidendo obliquamente sulle spiagge hanno innescato un veloce trasporto di sedimenti, come sempre avviene durante le sciroccate. Quindi niente di nuovo come fenomeno; di nuovo c’è che il ripetersi dei fenomeni determina una progressiva ed irreversibile “distruzione” delle spiagge con locali accumuli di sedimenti e una inarrestabile loro dispersione obliqua verso i fondali superiori a 5 m di profondità in corrispondenza di locali variazioni dell’orientamento della costa causata da affioramenti di piccoli promontori rocciosi o interventi antropici come il molo di sopraflutto dello scalo di Tremestieri. Tra lo scalo di Tremestieri e Capo Peloro, oltre alla minore altezza delle onde, il trasporto di sedimenti lungo costa è di entità inferiore anche a causa delle strutture portuali che determinano insuperabili interruzioni per il flusso diretto verso NE. Nella figura a destra sono stati schematizzati i più significativi effetti delle sciroccate lungo la fascia ionica e quella tirrenica. Si sottolinea che nonostante la ripetitività e la prevedibilità degli impatti più preoccupanti, allo stato attuale non esiste nessun sistema di allarme teso a garantire, almeno, la sicurezza dei cittadini.

I rischi – Come è ben noto il versante ionico peloritano dall’Etna a Messina viene periodicamente investito dal transito di cumulonembi che possono rilasciare veri e propri nubifragi localizzati, lungo fasce perpendicolari alla costa ampie da circa 5 km ad oltre 10 km, come tristemente accaduto il 1 ottobre 2009 tra Messina sud e Scaletta Zanclea, nel 2007, 2010 e 2011 nella zona di Mili San Marco e Mili San Pietro. I nubifragi possono innescare colate di fango e detriti lungo i ripidi versanti e piene improvvise negli alvei. In particolari condizioni di forte scirocco si può attivare il così detto Effetto Alcantara-Agrò rappresentato da cumulonembi che risalgono il versante orientale peloritano fino allo spartiacque da dove possono essere trasportati verso la costa tirrenica da venti d’alta quota di provenienza meridionale. In tal caso sul versante tirrenico peloritano si possono verificare nubifragi lungo strette fascie di territorio con conseguenti fenomeni idrogeologici rapidi e catastrofici che si sviluppano lungo una ampia fascia compresa tra il Patrì ed il Mela come accaduto anche lo scorso autunno e nel 2011. Uno studio effettuato a vasta scala ha permesso di elaborare un Masterplan delle problematiche e rischi geoambientali della zona compresa tra Taormina, Messina e i Laghetti di Marinello e di individuare gli interventi necessari per monitorare in tempo reale gli eventi ed attivare idonei sistemi di allarme idrogeologico in grado di allertare e garantire la sicurezza dei cittadini.E’ evidente che l’area in esame, nell’attuale periodo di cambiamento climatico, è interessata da attiva dinamica geomorfologica e da conseguenti rapide modificazioni della morfologia con conseguenze a volte disastrose. La realizzazione di manufatti in ambiente costiero e comunque interessato dagli impatti dei fenomeni geomorfologici lenti e rapidi va attentamente pianificata al fine di non aggravare la dinamica morfologica in atto e di evitare gli impatti dei fenomeni innescati dai ripetitivi nubifragi rilasciati dai cumulonembi.

Come intervenire in termini di prevenzione – «Si sottolinea – conclude Ortolani – che è urgente attivare una moderna rete di monitoraggio dei fenomeni atmosferici, meteomarini e geomorfologici basata su idonei sistemi di allarme idrogeologico immediato a scala comunale intercomunale e a scala di bacino idrografico. Come da vari anni già proposto è pure urgente individuare e mettere a punto interventi sperimentali di restauro geoambientale delle valli di varie fiumare interessate da rapide ed inarrestabili modificazioni causate dal continuo accumulo di sedimenti sabbiosi e ghiaiosi, come si sta pericolosamente verificando lungo l’alta e media valle del Patrì, e di tratti di litorali gravemente interessati dall’erosione».

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