Situazione di degrado – Vecchia, inadeguata, semi-divelta e all’abbandono da più parti, ma soprattutto brutta e senz’anima. E’ la toponomastica attuale di Taormina, impietosa fotografia emblematica degli affanni di una terra meravigliosa che dopo aver incantato il mondo sembra aver dimenticato il proprio fascino, quel forte senso di appartenenza alla propria terra, che l’ha incoronata capitale del turismo in Italia e meta tra le più famose del globo intero. E così capita che in giro per la Taormina di oggi ci siano ancora i nomi illustri dei “forestieri” che hanno caratterizzato gli anni più belli ma tanti altri mancano. E soprattutto si può anche notare da più parti che la toponomastica è poco rappresentativa della storia della città: si è fermata ad almeno 30 anni fa, va cambiata, ristrutturata, rinfrescata.

Necessario rinnovare – Bisognerebbe ripensare la toponomastica, un’iniziativa che indubbiamente non risolverà nessun problema di Taormina ma a suo modo potrebbe restituire a questo paese qualcosa che vale eccome: un pezzo dell’anima perduta per strada negli anni recenti. E c’è da chiedersi se non sia il caso di aggiornare il puzzle della toponomastica cittadina, dando spazio e lustro ai nomi di taorminesi che hanno lasciato un segno indelebile, meritevoli di veder tramandato il loro nome per il modo appassionato e lo stile signorile con cui hanno hanno vissuto e interpretato questo territorio. L’ultima (giusta e doverosa) modifica avvenuta a suo tempo alla toponomastica è quella che ha portato ad intitolare la bretella A18 al dottore Nicola Garipoli, il sindaco ancora adesso rimpianto da tanti taorminesi che sapeva battere i pugni ovunque e con chiunque, e sapeva farsi valere a Palermo e a Roma, uomo simbolo di un’epoca in cui la Regione rispettava Taormina e nessuno si sarebbe sognato di bloccare i proventi del Teatro Antico, e nessuno avrebbe azzardato l’introduzione del ticket a pagamento per accedere ad Isola Bella.

La memoria, purtroppo, da sola non fa miracoli e non deve essere pensata come un eterno amarcord fine a se stesso, ma può essere un esempio carico di significato e un grande stimolo per le future generazioni, per capire cos’è stata Taormina e chi erano gli uomini che l’hanno resa bella e splendente, e hanno contribuito al mito planetario che tante volte oggi maschera le magagne del presente. La Belle Époque e la Dolce Vita sono pagine che non torneranno ma è lecito e doveroso sperare che gli uomini di domani sappiano pensare in grande ed esprimere qualcosa in più della Taormina odierna.

Ecco perché si dovrebbe mettere mano all’inguardabile condizione attuale di certe strade dove nemmeno si legge più dove ci si trova e di vie, vicoli e viuzze dove ci si imbatte in alcune intitolazioni che vanno sostituite.

Ci sono taorminesi che meritano di vedersi intitolata una strada, una via, un vicolo tra i tanti angoli di Taormina, dove oggi si incontrano, invece, diversi altri nomi che hanno fatto il loro tempo e hanno poco da raccontare, o che peggio ancora hanno scarsa attinenza con la storia stessa di questa città.

Ogni nostro lettore (avrà a pieno titolo) un nome da segnalare e vi invitiamo, anzi, a dire la vostra e a proporre e sostenere chi potrebbe essere meritevole di entrare nella toponomastica, auspicando che il Comune sia pronto a recepire e valutare le indicazioni. Un atto di rispetto, gratitudine e buon senso per dare lustro a quelli che hanno fatto grande Taormina.

Intanto, ecco tre nomi che potrebbero o dovrebbero mettere d’accordo tutti: Chico Scimone, Cosimo Barca e Ciccio Cipolla.

Chico Scimone, il “signore” dell’Empire State Building di New York, il “padre” dell’Orchestra a plettro di Taormina, musicista eccelso, atleta straordinario e autentico cittadino del mondo che ha portato in alto in ogni continente il nome di questa città. L’uomo dei record (detentore del primato nella scalata dei 1576 gradini degli 86 piani dell’Empire State Building e campione mondiale dei veterani di marcia), alla cui morte nel 2005 gli americani illuminarono in segno di cordoglio e rispetto per tre notti consecutive il famoso grattacielo con i colori italiani.

Cosimo Barca, il “Re” delle guide turistiche siciliane che per 50 anni ha raccontato Taormina ai turisti di tutto il mondo in cinque lingue, il “Cicerone” taorminese che incantò personaggi come il fotografo tedesco Wilhelm von Gloeden, il noto scrittore e medico britannico Conan Doyle, e Karen Blixen la baronessa danese de “La mia Africa”. Guida turistica, ma anche caparbio ricercatore e storico, che nel 2011 prima di andarsene disse: “quando Dio mi chiamerà, mi piacerebbe poter raccontare la mia Taormina, quella di un tempo, anche lassù”.

Ciccio Cipolla, lo storico taorminese per eccellenza, che nel 1957, alla giovane età di 26 anni, fu campione assoluto per un mese di “Lascia o Raddoppia” e impose la sua grande intelligenza davanti agli oltre 20 milioni di italiani che il giovedì e sabato sera seguivano il telequiz condotto da Mike Bongiorno . L’innamorato viscerale di questa terra, che ha dedicato la sua vita a Taormina e nei suoi libri (come “Toponomastica Tauromenitana”) l’ha scritta e raccontata meglio di chiunque altro. E per capire quanto Ciccio fosse fiero di essere taorminese basta rivedere il suo sguardo emozionato quando nel 2010, pochi mesi prima di spegnersi, gli fu consegnato il Premio Città di Taormina. Basta e avanza quello sguardo.

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