Secondo una recente relazione della Corte dei conti europea (“I finanziamenti dell’UE per le infrastrutture rurali: il rapporto costi-benefici può essere significativamente migliorato”), pubblicata il 29 febbraio 2016, i progetti finanziati dall’Unione Europea, volti a migliorare le zone rurali mediante l’implementazione di infrastrutture viarie, idriche, educative e di vario altro genere, hanno conseguito solo parzialmente i risultati sperati, in termini di costi/benefici. Lo studio ha preso in esame lo stato di attuazione dei programmi di finanziamento dell’agricoltura adottati da cinque Stati membri, inclusa l’Italia (e, in modo specifico, la Sicilia).

Osserva la Corte che, tra il 2007 ed il 2013, circa 13 miliardi di euro di fondi comunitari (integrati da altri 6 miliardi di fondi nazionali) sono stati destinati allo sviluppo delle infrastrutture rurali tramite programmi di sviluppo rurale. L’obiettivo era quello di accelerare la crescita economica delle zone rurali, favorire l’inserimento di nuove forze-lavoro e migliorare i collegamenti con le infrastrutture principali, ma tale scopo non è stato raggiunto a pieno, a causa delle seguenti componenti negative del procedimento di finanziamento:

  • gli Stati membri non sempre hanno giustificato in modo chiaro la necessità di utilizzare i fondi UE per lo sviluppo rurale;
  • le procedure di selezione non sempre hanno condotto al finanziamento dei progetti con il miglior rapporto costi-benefici. Inoltre, i notevoli ritardi nei processi amministrativi, soprattutto nel quadro dell’approvazione delle domande di sovvenzioni, hanno inciso sull’efficienza e l’efficacia delle misure;
  • il sistema di monitoraggio e di valutazione non ha fornito informazioni adeguate: i progetti sottoposti al giudizio ella Corte dei conti hanno condotto alla realizzazione delle infrastrutture finanziate, ma non alla divulgazione di informazioni attendibili su quanto realmente conseguito tramite i fondi comunitari.

Ad avviso della Corte dei conti, dunque, i fondi disponibili potrebbero produrre risultati ben più significativi, se tra Commissione UE e Stati membri fosse stata posta in essere una collaborazione più efficace.

La Sicilia tra luci ed ombre – Va subito detto che non è stato tutto negativo l’operato della Regione Siciliana, nella gestione dei fondi per l’agricoltura. Come ha ricordato lo studio della Corte dei conti UE, infatti, può essere citata come esempio di buona pratica la scelta di indirizzare il sostegno del PSR laddove era maggiormente necessario. In questo ambito, la Sicilia si è saputa servire di criteri di selezione delle domande di finanziamento in grado di dare la priorità a progetti presentati da comunità con un tasso di povertà elevato o situate in regioni remote. Tuttavia, proprio con riguardo alle procedure di selezione, la Corte ha evidenziato come queste non sempre abbiano condotto al finanziamento dei progetti con il miglior rapporto costi-benefici; per quanto attiene alle procedure di selezione poste in essere dalla Sicilia, in un caso specifico è stato evidenziato come un criterio di ammissibilità, applicabile ai progetti di strade rurali non era in linea con le necessità descritte nel PSR.

In particolare, nell’invito a presentare proposte i criteri di selezione disponevano che un massimo del 40 % dei costi ammissibili del progetto venisse speso per le attività di ripristino, e che il restante 60 % fosse speso per la costruzione di nuove strade. Tale requisito ha portato al finanziamento di alcuni progetti che non rispondevano ai bisogni delle zone rurali individuati nel PSR. In altri casi, nel quadro della sottomisura che finanziava i sistemi di irrigazione, i criteri di selezione non erano quantificabili e non hanno dato la priorità a progetti volti a risparmiare risorse idriche, il che ha comportato che progetti relativi a zone non colpite da carenza di risorse idriche ricevessero un punteggio più alto, mentre progetti che riguardavano le zone colpite da una grave carenza hanno ricevuto un punteggio basso. Il che è evidentemente contrastante con le finalità del finanziamento.

Conclusioni e raccomandazioni – Nel complesso, non è soddisfacente il risultato prodotto dai finanziamenti riservati all’agricoltura. Per ovviare a tali carenze, la Corte ha diramato le sue raccomandazioni. In primo luogo, Gli Stati membri dovrebbero far sì che i fondi dei PSR non sostituiscano semplicemente altri fondi pubblici destinati allo stesso settore d’intervento o, peggio ancora, non si sovrappongano a tali canali di finanziamento, e dovrebbero selezionare progetti per i quali vi sia una comprovata esigenza di sostegno pubblico. In secondo luogo, gli Stati membri dovrebbero stabilire criteri selettivi chiari ed applicarli in modo da garantire la selezione dei progetti con il miglior rapporto costi-benefici (ad esempio, sottolinea la Corte, dovrebbero essere favoriti i progetti che assicurano il massimo incremento della produttività delle aziende agricole o il massimo risparmio idrico, non che producano il risultato opposto). Infine, va decisamente migliorato il procedimento di raccolta dei dati afferenti allo sviluppo dei progetti finanziati, in modo da rendere accessibili le informazioni in merito alla qualità dell’intervento di finanziamento.

© Riproduzione Riservata

Commenti