Tra stupore e perplessità – Esplode l’amarezza e la protesta della gente per la soppressione dei pini marini lungo la strada statale all’altezza di Spisone, nei pressi dell’ingresso allo svincolo autostradale. Stupore e perplessità tra i taorminesi nell’assistere alle opere in atto in queste ore. «Chi è che ha decretato la condanna a morte dei pini marittimi di Spisone?», afferma l’architetto Piero Arrigo. «Furono piantati nel 1967 – spiega Arrigo – per intercessione del sindaco del tempo, il prof. Eugenio Longo, allo scopo di nascondere il brutto muro in cemento dell’autostrada e adesso qualche solerte funzionario dopo 50 anni li fa tagliare».

Interventi drastici – Perché tagliare i pini anziché sfoltirli, si chiedono i taorminesi che assistono in modo a dir poco perplesso ai lavori in questione. Dopo mezzo secolo è un altro pezzo che se ne va della Taormina che fu, quando c’era molto più verde e assai meno cemento rispetto ad oggi. E sembra una scelta evidentemente sbagliata in un territorio che, adesso più che mai, avrebbe un forte bisogno di colorarsi nuovamente di verde in diverse zone – come anche questa – a fronte di tante, troppe, brutture.

L’attacco di “Rinnovare Taormina” – Dure critiche arrivano dal gruppo Rinnovare Taormina, attraverso le parole di Cino Restuccia. «Innanzitutto – ha affermato Restuccia – bisogna comprendere il perché di tale iniziativa. I pini erano in quel luogo da tempo e sarebbe stato opportuno pensare anche a salvarli. E poi, una volta tolti – prosegue – al loro posto rimarrà una facciata di cemento. Sarebbe bene, dunque, comprendere cosa sarà piantato, eventualmente, al loro posto». Ad avviso di Restuccia «è importante capire cosa accade nel nostro territorio. In ogni caso, la mancanza di queste piante non può essere tollerata in quel sito anche per oggettivi problemi estetici. Prima di abbatterli completamente – conclude il leader di Rinnovare Taormina – avrei pensato, magari, a potarli».

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