Ex presidente Riscossione Sicilia
Ex presidente Riscossione Sicilia

La denuncia – Aveva denunciato al programma “Le Iene” lo scandalo degli onorevoli siciliani che eludono il fisco. Un mese dopo, come ampiamente prevedibile, gli è stata tolta la presidenza di “Riscossione Sicilia”. La Casta non perdona Antonio Fiumefreddo, che dalle scorse ore non è più alla guida della Equitalia in salsa di Trinacria. «Hanno usato l’arma finale contro di me. Ho appreso tutto dall’Ansa, io l’ho saputo per ultimo», afferma Fiumefreddo, decaduto nella serata di lunedì dall’incarico che lo aveva visto coraggiosamente battere cassa nei confronti dei vertici della politica siciliana.

Il defenestramento – La carica di presidente di Riscossione Sicilia è una carica politica che viene indicata direttamente dalla presidenza della Regione. Machiavellico e implacabile si è rivelato l’iter che, a fuoco lento, ha portato al defenestramento di Fiumefreddo. Si sono dimessi i consiglieri di amministrazione di Riscossione Sicilia Spa Maria Filippa Palagonia ed Eustachio Cilea. E con le dimissioni è decaduto anche il terzo componente del Cda, il presidente in carica, Fiumefreddo. La notizia delle dimissioni dei due consiglieri del Cda è arrivata a Palazzo dei Normanni negli stessi momenti in cui all’Ars piovevano critiche in aula all’indirizzo dell’attuale management della società.

Le parole dell’ex presidente – «E’ evidente – commenta Fiumefreddo – che il palazzo del potere non gradisce chi semplicemente in questi mesi si è impegnato a cercare di fare rispettare la legge. Aver fatto pignorare le indennità parlamentari, avere ripulito la società da 887 incarichi legali inutili per lo più, avere disdettato le sedi, avere rifiutato la logica dei favori e della riscossione non solo nei confronti dei più poveri e della povera gente, è un atto di lesa maestà nei confronti del palazzo, che me l’ha giurata e me l’ha fatto pagare. Non mi aspettavo, evidentemente, tappeti rossi ma ciò che mi impressiona è la protervia con cui questa gente si chiude nel palazzo, allontanandosi dalla gente comune e pensando che tutto ciò possa passare impunemente. Credo che al momento opportuno la gente saprà mandarli a casa e credo che questo tempo dell’impunità sia passato. Pago con la mia testa l’aver fatto il mio dovere e avere agito nel rispetto della coscienza e della legge assicurando l’equità dei cittadini. Lo faccio volentieri e rifarei tutto daccapo. Credo davvero che in Sicilia ci sia veramente un problema molto grave, questa classe dirigente che trasversalmente ci governa. Ed è frutto anche di questa enorme incapacità, malafede e malversazione se migliaia di giovani ogni mese scappano dalla Sicilia per andare fuori, in Italia e all’estero. Spero che la nuova generazione, prima o poi, possa dare l’alt a questi signori e fargli capire che anche loro sono soggetti alla legge e che anche loro devono rispettare la coscienza dei cittadini onesti. Ho sentito i due consiglieri alle ore 14 e non mi risultavano le loro dimissioni», diceva nel pomeriggio di lunedì Fiumefreddo, rispondendo sulle voci di dimissioni dei due consiglieri. Poi le cose sono precipitate nel volgere di poche ore. Uno scenario che sembrava già scritto dalla serata di 24 gennaio, quando Italia 1 ha mandato in onda un servizio nel quale Fiumefreddo scoperchiava la pentola delle tasse non pagate da 64 componenti su 90 dell’Assemblea Regionale. «Quando gli onorevoli eludono il fisco» è l’impietoso titolo e tema del recente servizio realizzato da Le Iene sui parlamentari siciliani ai quali veniva contestato di eludere il pagamento delle tasse nell’isola. L’inchiesta venne trasmessa la sera del 24 gennaio scorso.

Ho pagato con la mia testa per aver fatto il mio dovere

Pubblicato da Antonio Fiumefreddo su Martedì 1 marzo 2016

L’intervento delle iene – L’inchiesta realizzata da Gaetano Pecoraro, in quel caso, ha interessato “la prassi” delle cartelle esattoriali che sino a poco tempo fa non venivano inviate ai deputati siciliani. «Riscossione Sicilia – aveva detto Fiumefreddo – dovrebbe portare allo Stato 5 miliardi e 700 milioni eppure ne portava soltanto 480 milioni, con una riscossione complessiva cioè pari soltanto all’8%». «Mi sono accorto grazie agli uffici – ha raccontato Fiumefreddo – che ai deputati nel momento in cui diventavano, appunto, deputati non venivano più notificati gli avvisi. Riscossione Sicilia si dimenticava di loro. Mi è stato detto che era “prassi”. Per me, invece, era soggezione, insopportabile ubbidienza. Alcuni hanno delle multe non pagate, altri hanno posizioni più difficili e non è stato fatto nulla per recuperare quelle somme. Non è possibile immaginare che chi siede nei palazzi non debba essere trattato come gli altri». Fiumefreddo ha raccontato sempre a “Le Iene” che si è arrivati addirittura 64 parlamentari su 90 con una posizione debitoria su cifre che oscillano da 10 euro a 4-5 milioni e annunciava che è stato il pignoramento dello stipendio ai morosi. «Alcuni deputati hanno ricevuto un pignoramento, altri stanno per riceverlo in queste ore». Lo stipendio di un consigliere regionale, ricordava il servizio de Le Iene, è pari a circa 10 mila euro ed il pignoramento concerne un quinto di quell’emolumento, ovvero circa 1500 euro. «Oggi hanno quasi tutti rateizzato. Prima non se n’erano accorti evidentemente…», aggiungeva l’ormai ex presidente di Riscossione Sicilia.

La decisione – All’Ars, negli stessi minuti in cui lunedì veniva defenestrato Fiumefreddo, l’aula si impegnava a sbloccare la norma per la ricapitalizzazione della società, senza dimenticare nei vari interventi parlamentari un carico di critiche a Fiumefreddo: «Il problema di Riscossione Sicilia non è di far quadrare i bilanci, quanto nella capacità di gestione del suo vertice….»

Aveva ragione Fiumefreddo nel profetizzare per se stesso a “Le Iene”: «Io credo che durerò ancora poche ore. Ma ho fatto il mio dovere». La sentenza è stata emessa qualche settimana più tardi. Nessuno tocchi la Casta.

Ecco il video del programma Le Iene: Quando gli Onorevoli eludono il fisco

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